Pokémon "Sole e Luna": il mio commento definitivo (parte 1)

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    David Z 99
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    Ciao a tutti, ragazzi, e… beh, oggi non mi rivolgo a voi a nome del sito, né con il nickname DavidZ99. Infatti parlo come “Davide”, colui che sta dietro tale identità.
    Questo articolo è molto personale. La serie animata di “Pokémon: Sole e Luna” è giunta al termine in Giappone ormai da circa un mese, e fin dal suo debutto a oggi essa ha suscitato – e magari continua a suscitare – opinioni che definire “contrastanti” sarebbe riduttivo, se non una definizione minimale: c’è chi la odia ritenendola la peggiore serie al mondo (forse al di sopra solo di BW), chi la ama sostenendo sia la migliore, e pochi che si trovano nel mezzo.
    Personalmente mi sono ritrovato spesso nell’ultimo caso, ma al di là dei pareri della community questa serie animata mi ha dato davvero molto da pensare: se da un lato non c’è dubbio che essa abbia compiuto diversi passi indietro rispetto alle precedenti, dall’altro ci sono dettagli che mi fanno pensare come l’anime Pokémon si stia ancora evolvendo, andando incontro ai veterani del brand.
    Nello specifico, credo si possa affermare che se XY ha rappresentato un’evoluzione che in futuro la serie animata potrebbe ancora subire mantenendo uno stile shonen, allora Sun&Moon ci ha mostrato come essa possa migliorare qualora si distaccasse da quello stesso stile e ne acquisisse uno nuovo; questa serie, infatti, presenta tematiche e aspetti generali del tutto inediti per l’anime, e se forse alcune di queste caratteristiche difficilmente le rivedremo in futuro, d’altra parte ve ne sono alcune che potrebbero venire riprese nei prossimi anni con maggiore attenzione, portando così a ulteriori progressi in termini di trama e personaggi.
    L’obbiettivo che mi sono posto è parlare proprio di ciò, discutere e analizzare quella che è sicuramente una delle generazioni più controverse, per poi fornire la mia opinione definitiva; un opinione che ho potuto elaborare sia personalmente, sia grazie a membri della community internazionale (tra cui alcuni Youtuber stranieri), e che ora fornirò per mezzo di questo lungo e sincero articolo, pieno di spoiler e strutturato in vari punti. E la parola “lungo” non è per nulla casuale, dato che, come potete notare, ho deciso di suddividere l’intero progetto in più parti, tre per la precisione – per quanto mi impegnassi a sintetizzare, c’erano troppe cose che sentivo di dover dire e non ho potuto evitarle.
    Chiusa tale premessa, direi di cominciare subito con la prima parte dell’analisi.

    Una serie nuova: slice of life e world building

    Inutile dire che la parola “nuova” si sposa perfettamente con la serie di Sun&Moon. A partire da fattori puramente estetici come disegni e animazioni, per poi passare alla narrazione e ai personaggi (di quest’ultimi parleremo approfonditamente più tardi), questa saga ha decisamente stravolto il nostro modo di vedere l’anime, finendo addirittura (come accennato prima) per dividere nettamente il fandom.
    Dopo tre anni, però, credo che sia la natura di tali cambiamenti il vero metro di giudizio attraverso cui considerarli: è evidente che SL non desidera affatto essere la migliore serie Pokémon in assoluto, né rivoluzionare l’anime in qualche modo. Tutto ciò a cui certe scelte puntano è fornire un prodotto che sia diverso dal solito, nel bene o nel male; sicuramente alcune novità possono apparire rischiose, ma a dire il vero proprio il rischio è una cosa a cui siamo ormai abituati: fin dalla sua primissima trasmissione nel 1997, Pokémon si è sempre rivelata una saga pronta a scommettere generazione dopo generazione, e infatti sia successi che fallimenti sono dovuti alle sue scelte spesso azzardate.
    In questo caso essi hanno solo compiuto un passo molto più grande del solito, suscitando (naturalmente) a primo impatto diversi grattacapi; però, alla fine della fiera, tutto dipende dai propri gusti personali: le innovazioni a opera di TV Tokyo e The Pokémon Company potranno anche avere alcune falle se viste da un certo punto di vista (come ai tempi le ebbero, nei giochi, le Prove del Giro delle Isole), ciononostante è impossibile giudicare quale stile, quali schemi adottati tra questo anime e quelli precedenti, siano obbiettivamente migliori degli altri, proprio per la quantità abissale di differenze che ci sono. Per cui bisogna solo godere di ciò che si ha davanti, giudicandolo con oggettività ma evitando paragoni costanti (e forzati) per dimostrare cosa sia davvero “migliore” – altrimenti si finisce col non essere abbastanza aperti di mente.
    Chiusa questa parentesi vediamo quindi di elencare i principali aspetti che hanno differenziato la settima generazione dal resto dell’anime – e che a volte hanno suscitato controversie.
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    La prima cosa che mi viene in mente è di sicuro il pattern slice of life adottato sin dai primi episodi, a malapena spezzato da pochi archi narrativi. Quando sentii parlare della Scuola di Pokémon per la prima volta, onestamente rimasi spiazzato e negativo come la maggior parte di voi: la storia di Ash si era sempre basata sull’avventura e sul viaggiare da un posto all’altro, e passare come se nulla fosse a un trasferimento definitivo sull’isola di Mele Mele, per poi frequentare addirittura una scuola dove restare per quasi tutto il tempo, mi ha decisamente sorpreso.
    Tuttavia, come potete supporre, oggi non la penso in maniera tanto negativa, e questo soprattutto perché trovo che lo “slice of life” sia stato non solo il metodo migliore per celebrare l’anniversario della serie animata, ma soprattutto per diffondere un’idea di innovazione radicale senza andare contro i principi del brand.
    Pokémon trova le sue radici nella convivenza tra esseri umani e creature tascabili, convivenza che tuttavia, ironicamente, non era mai stata trattata in maniera troppo profonda; ecco perché la settima generazione compie la scelta di esplorare la quotidianità dei suoi personaggi anziché mostrarli viaggiare: in questo modo gli autori riescono a tessere per Allenatori e Pokémon storie non solo “nuove”, ma soprattutto più naturali e realistiche. Soprattutto, nel fare ciò decidono di non focalizzarsi in maniera prevalente sulle battaglie, a testimonianza di come non sia necessaria tanta azione per creare una serie anche solo minimamente appetibile – su questo aspetto nello specifico ritorneremo più tardi, in un’altra parte dell’articolo.
    SL ha avuto dunque il coraggio di osare, di allontanarsi dalle tradizioni più di quanto l’anime non avesse mai fatto precedentemente; e pur facendolo, non è andata troppo lontano ed è rimasta fedele ai propri principi, essendo che si basa sui rapporti tra Pokémon e uomini. Da qui capiamo anche l’impossibilità di stabilire oggettivamente quale serie sia migliore delle altre, e perché il pubblico si sia addirittura diviso in questi tre anni: persone che apprezzano Pokémon unicamente per le lotte o l’idea di viaggiare saranno orientate verso saghe come XY, mentre troveranno noioso un’anime che si concentra prevalentemente sui rapporti e mette in secondo piano altri aspetti; viceversa, coloro a cui interessa il messaggio di convivenza alla base del franchise adoreranno momenti quali giornate sulla spiaggia o giochi in compagnia, perché consentono di immergersi nell’atmosfera tipica del mondo dei mostriciattoli tascabili – ci tengo a precisare che non è affatto mia intenzione denigrare alcuna serie. I paragoni servono soltanto a sottolineare le differenze tra esse, in maniera tale da comprendere al meglio la situazione.
    Dove mi colloco io? Onestamente sono il tipo di persona a cui è mancato il senso di avventura, ma che al tempo stesso ha trovato piacevoli i dettagli sopracitati salvo per alcune occasioni: ho apprezzato i segmenti e le puntate slice of life quando mostravano rapporti realistici tra i personaggi o interazioni interessanti, ma al tempo stesso c’erano casi in cui il clima leggero e la storia poco allettante (suppongo c’entri il desiderio di attirare anche i bambini) non erano facilmente digeribili.
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    Questo genere di struttura, incentrata su vicende prettamente quotidiane, non costituisce tuttavia l’unica novità della serie in ambito narrativo. Infatti, è interessante notare come le relazioni che si instaurano tra personaggi principali, secondari e di supporto, oltre a risultare costantemente ricorrenti in certi casi divengono persino il motore di partenza di molte storylines.
    Prendiamo per esempio il rapporto tra Ash e Kukui. La stima che quest’ultimo prova verso il primo, evidente sin dall’inizio, nel corso della serie finisce per evolvere in qualcosa di più complesso e risulta parte (alle volte persino lo spunto di partenza) di eventi di trama veri e propri, in cui trova ulteriore sviluppo: dalle prime Grandi Prove, dove il Professore sembra vedere un giovane sé stesso, si passa così al matrimonio, alla sottotrama di Mr. Royale e (ovviamente) alla costruzione della Lega Pokémon. Ma la cosa più importante è che tali storie, anziché svilupparsi solo dal punto di vista dei due, proseguono in maniera orizzontale e finiscono per includere anche personaggi quali Torracat e Guzman, di cui seguiremo sviluppo e approfondimento; infine, a partire dal matrimonio e soprattutto con il debutto di Mr. Royale, arriviamo ad affacciarsi anche a Kukui come personaggio individuale, imparando di più su di lui, sulla sua doppia vita e su come il proprio alter ego abbia un grande impatto sulla popolazione di Alola.
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    Altra storyline di questo tipo è quella che parte dalla relazione tra Pikachu e Poipole: è l’amicizia tra i due ciò che permette all’Ultracreatura di vivere assieme ad Ash, affacciandosi al nuovo mondo in cui si trova e stringendo relazioni nei confronti di tutti i personaggi; successivamente nella storia, Poipole arriva però a riflettere sui legami che ha stretto e a ricordarsi del proprio branco, suscitando nel pubblico interesse riguardo alla propria backstory e le proprie origini. E partendo da questi ultimi dettagli si giunge infine alla vicenda di Necrozma, a Naganadel e al Manalo.
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    Quanto ho appena spiegato può essere riassunto come un modo di strutturare la serie incentrato puramente sui personaggi
    , e sulle relazioni tra gli stessi personaggi. “Sole e Luna”, sin dalle sue prime fasi, prende tempo per introdurci ai rapporti che i protagonisti stringono quotidianamente con coloro che li circondando (siano questi persone o Pokémon), e spesso, proprio da lì, parte per tracciare parti di trama specifiche – cosicché eventi quali gli archi delle isole, o singole puntate incentrate sui componenti del gruppo, consentono di “staccare” da tali sottotrame e ritagliare nuovi spazi, dove stavolta il cast viene affrontato più individualmente.
    E di nuovo, da qui comprendiamo come sia impossibile decidere la serie migliore: un pubblico che preferisce una storia mandata avanti dagli eventi di trama, dal senso di avventura e dall’azione, punterà a saghe precedenti e considererà “Sole e Luna” come un’anime dalla narrazione lenta, se non addirittura privo di un focus ben definito; in maniera opposta, chi apprezza soprattutto i personaggi e le loro interazioni riuscirà a comprendere la profondità narrativa di questa generazione.

    Infine, al di là di quanto riguardi la trama o lo sviluppo dei protagonisti, uno di quegli aspetti della serie, precedentemente menzionati, che non sarebbe male rivedere in futuro è senza ombra di dubbio il suo world building.
    L’espressione “world building” sta a indicare, all’interno di una storia, l’approfondimento del mondo in cui si svolge la stessa storia per mezzo delle vicende intraprese dai personaggi, cosicché alla fine il pubblico possa rendersi conto di come tutto sia connesso e faccia parte di un unico grande insieme. In Sun&Moon, a essere oggetto di world building sono la già citata quotidianità dei personaggi, le relazioni e interazioni tra gli stessi, e spesso, per mezzo di tutt’e due, l’intera regione di Alola.
    Quello che voglio dire è che impossibile non notare come questo anime, anziché proseguire unicamente dal punto di vista di Ash e del cast principale, abbracci anche personaggi e Pokémon che, pur non avendo un impatto tanto profondo sulla serie, finiscono per diventare ricorrenti. Lo stormo dei Pikipek guidati da Toucannon, la signora Kalei e le famiglie dei protagonisti: ogni singola persona o creatura tascabile entra a far parte della vita quotidiana dei protagonisti secondo una continuità più logica rispetto alle altre serie, dandoci l’idea di momenti più genuini e realistici; SL abbatte assolutamente la solita differenza tra filler e canon, e ciò che vediamo risulta parte di un unico grande insieme. Un’unica grande storia in cui tutto e tutti hanno una certa importanza e ricorrenza.
    E per mezzo di gente specifica quali i Kahuna delle isole, o il già citato caso di Mr. Royale, l’esplorazione delle loro vite consente anche di comprendere anche dettagli riguardo la cultura di tutta Alola (come menzionato sopra, ed è in tal caso che il “world building” acquista una vera profondità): a cosa si dedicano i Kahuna oltre alle lotte, specie Augusto e Hapi? Che impatto ha la figura più importante dello Stadio Royale? Com’é che gli abitanti di Alola celebra alcune delle sue più importanti figure e tradizioni, come lo Splendente nel caso del Manalo?
    Queste e tante altre le domande a cui SL risponde per mezzo della sua narrazione, e di nuovo, anche se non tutto influenza direttamente la trama o i protagonisti, alla fine risulta piacevole poter godere di un respiro più ampio sul mondo.
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    Ho davvero apprezzato questo sistema narrativo negli ultimi tre anni, e mi chiedo se con “Pocket Monsters” non si voglia puntare a un risultato simile. Mi domando, cioè, se nel corso delle loro avventure Ash e Go stringeranno rapporti con personaggi provenienti da ogni regione (si spera sia inediti che vecchi), e se i rapporti stessi non rimarranno a sé stanti ma saranno la chiave per diverse sottotrame, che convergerebbero poi in un unico gran finale; inoltre, chissà se di regione in regione ci concentreremo più sulla cultura delle stesse, o la vita degli abitanti, anziché su lotte o catture.
    Se così fosse, mi piacerebbe davvero molto.

    Disegni e animazioni

    Prima di concludere, una piccola digressione sullo stile artistico – anche se, dopo tutto questo tempo, francamente dubito che chi ha seguito la serie possa mostrare ancora delle perplessità.
    Quando vidi il poster per la prima volta, e poi successivamente i trailer, ad essere sincero non detestavo interamente quel che avevo davanti: avrei dovuto abituarmi al viso di Ash, questo è ovvio, ma i primi frame mostrati erano davvero impressionanti. E a partire dalla trasmissione effettiva non ho potuto non affezionarmi a questo stile grafico, il quale (ormai l’avrete capito) è davvero molto diverso rispetto a quello utilizzato precedentemente negli anni, a tal punto che non si può stabilire quale sia oggettivamente il migliore: fino a BW la serie animata si caratterizza per disegni ben definiti e dettagliati, oltre che per un tratto più squadrato e spigoloso, e in XY queste caratteristiche si accentuano maggiormente con tanto (questa è l’innovazione) di una rifinitura in digitale che permette maggiore fluidità e dinamicità dei movimenti, oltre che rendere meglio le emozioni attraverso gli sguardi; con SL, invece, è la prima volta che viene abbandonata l’idea di uno stile particolarmente definito e si va a optare per un character design morbido, tondeggiante e da un tratto a matita più semplice. Ecco il perché di tante differenze.
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    Ognuno dei due stili presenta sia pregi sia difetti, che a questo punto condizionano il giudizio personale. Molte persone preferiscono lo stile adoperato in XY perché è stato capace di portare una ventata d’aria fresca senza cambiare i canoni tradizionali, o magari perché si sposa con la loro visione della serie animata: essendo che essi apprezzano soprattutto l’azione e il senso di avventura la già citata dinamicità dei movimenti, e l’utilizzo della telecamera 3D per spaziare da un ambiente all’altro, garantiscono indubbiamente un’esperienza coinvolgente e di grande impatto, specie durante le lotte; tuttavia, con l’animazione in digitale vi sono anche problemi quali inquadrature storte e sequenze d’azione “robotiche” (vale a dire più personaggi che si spostano in contemporanea, anzichè uno alla volta, seguendo il moto della telecamera), e inoltre il tratto squadrato e spigoloso mostrava già da tempo certe animazioni e disegni in maniera più legnosa – e nemmeno XY ha risolto questo problema.
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    Viceversa vi sono alcuni, incluso il sottoscritto, che preferiscono il character design di Sun&Moon i quanto apprezzano la sua maneggevolezza: proprio perché le linee sono più morbide e non vi sono troppi dettagli, gli animatori possono gestire più facilmente il tutto e dedicare maggior tempo ad animare sia i movimenti dei personaggi (che sono molto più naturali, basta guardare a dettagli minimi quali il moto delle labbra e capelli che ondeggiano al vento), sia, soprattutto, le espressioni facciali; sono proprio quest’ultime il reale punto di forza dell’anime di “Sole e Luna”, in quanto i visi vengono deformati di continuo per meglio esprimere varie emozioni: dalla tristezza alla rabbia, passando per la felicità, lo sconforto e lo straniamento, questa serie gioca con tratti somatici di Pokémon ed esseri umani sfornando delle vere e proprie perle in ambito espressivo; XY/XYZ (come potete vedere dalle immagini sopra) aveva già fatto dei passi da gigante sotto quest’aspetto, ma le linee morbide adottate con l’ultima serie hanno a mio avviso consentito una spinta in più – e sì, lo so cosa state pensando, ma la comicità scaturita dalle espressioni facciali deriva dalla direzione della serie, e in ogni caso non intacca gli innumerevoli esempi più seri in merito al potenziale artistico di Sun&Moon. E al di là dei movimenti corporei o delle espressioni facciali, il character design di settima generazione colpisce in pieno nella realizzazione di sfondi e ambientazioni: paesaggi magnifici, edifici ben disegnati e una natura coloratissima dimostrano come i disegni esprimano appieno l’estetica della regione.
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    Insomma, se il comparto grafico in XY/XYZ ricercava soprattutto azione, intensità e scene drammatiche, quello applicato in SL si adatta a ogni genere di situazione, da quelle più intense ad altre maggiormente tranquille, per poi arrivare a lotte dall’ottima coreografia e scene tanto struggenti da far piangere; uno stile, quindi, capace di suscitare sensazioni diverse a seconda di come utilizzato. Purtroppo però anche qui vi sono delle imperfezioni: la base a matita, anziché in digitale, previene l’utilizzo della telecamera 3D e di conseguenza non garantisce quella profondità di campo vista con la sesta generazione; e spesso il budget per episodio è stato ridotto a tal punto che si assiste, in determinate scene, a modelli dei personaggi vagamente abozzati appena accanto ad altri maggiormente definiti – il ché può generare delle inconsistenze nelle animazioni.
    In ogni caso, a prescindere da pregi o difetti è curioso notare che, per la prossima serie in arrivo, TV Tokyo ha deciso di proseguire sulla strada intrapresa dal 2016, riuscendo al tempo stesso a effettuare dei miglioramenti. Come già abbiamo approfondito nella nostra analisi del primo trailer, il character design di “Pocket Monsters” è palesemente lo stesso usato durante la saga di “Sole e Luna”, solo che presenta un maggior numero di dettagli e un tratto, per capelli e vestiario, più spigoloso e simile a quello visto con la saga XY, a testimonianza della volontà, da parte dello staff, di continuare a fare cambiamenti per poter raggiungere dei progressi; infatti è evidente che, dopo aver sperimentato entrambi i tipi di character design, si è arrivati a concepire una nuova visione dell’ultimo con l’aggiunta di elementi del passato.
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    Bene ragazzi, qui si conclude la prima parte. Nella successiva, che arriverà tra qualche giorno, andremo ad analizzare i personaggi nello specifico.

     

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