[TALK] Un anno di Esplorazioni Pokémon: retrospettiva della serie

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17 Novembre 2019. “Pocket Monsters 2019”, in seguito adattata negli USA come “Pokémon Journeys” (JN) e in Italia come “Esplorazioni Pokémon”, viene trasmessa in Giappone a partire da questo giorno e fa subito parlare di sé a causa di numerosi cambiamenti, scelte narrative e specifici personaggi che la distinguono profondamente dalle precedenti saghe.

In circa cinquanta settimane, quest’incarnazione del cartone animato si è rivelata bizzarra e ha suscitato opinioni contrastanti: c’è chi l’ha adorata all’inizio ma ha successivamente perso interesse, chi l’apprezza in parte pur riconoscendo dei contro e chi la reputa un prodotto malriuscito.
Il nostro obbiettivo è fornire un resoconto della situazione e stabilire effettivi punti di forza e di debolezza dell’anime, dando ragione o torto a determinate critiche; cercheremo di essere oggettivi pur offrendo interpretazioni nostre e personali, e giudicheremo individualmente ogni aspetto focale tra pro e contro, fino a fornire una valutazione conclusiva.
Doverose due precisazioni:
1) numerosi spoiler per coloro che non seguono la serie in lingua originale;
2) non copriremo gli eventi successivi all’arco della Notte Oscura, tra l’altro già analizzato in un altro articolo, in quanto questi primi quarantacinque episodi introducono e sviluppano sufficientemente i tratti distintivi della serie – definendo una sorta di “ufficiosa” Stagione 1.

Una storia rappresentativa. Carpire l’essenza dei giochi, anziché limitarsi a contenuti specifici

La saga di ottava generazione si svolge principalmente ad Aranciopoli. Qui Ash diviene un Collaboratore di Ricerca per il Professor Cerasa, stabilendosi presso il suo Laboratorio con l’obbiettivo di svolgere ricerche in merito ai Pokémon di tutto il mondo; ad accompagnarlo e a vivere con lui sarà un Allenatore esordiente di nome Goh, e i due inizieranno a viaggiare per diverse parti del globo.
Nel giro di pochi episodi, la trama della serie affonda le proprie radici nelle avventure quotidiane di questo duo, definendone pure gli obbiettivi: Ash s’iscrive al Torneo Mondiale per l’Incoronazione, competizione su scala internazionale che lo porterà ad affrontare Allenatori da tutto il pianeta per arrivare a Dandel, numero uno nella classifica mondiale (ma parleremo del concept nel dettaglio più tardi); Goh, attraverso uno stile di cattura largamente basato sul gameplay di Pokémon GO e Let’s Go!, cercherà di acchiappare tutti i mostriciattoli tascabili conosciuti sino al raggiungimento di Mew – incontrato da bambino.

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Le loro storylines finiscono per incrociare gradualmente Pokémon e personaggi dai giochi Spada e Scudo, tra cui spiccano uno Scorbunny catturato dal secondo protagonista e il summenzionato Dandel; e nel mentre, infine, una terza sottotrama tratta le vicende strettamente legate al Dynamax e ai personaggi centrali di Galar, laddove una quarta viene dedicata allo sviluppo di un personaggio di supporto: Cloe, figlia del Professor Cerasa ed amica dello Yamper di famiglia.
Nonostante appaia chiaro come la serie possegga realmente una sua direzione e si poggi su basi prettamente solide, al tempo stesso lo stile con cui è stata realizzata è talmente anticonvenzionale rispetto a precedenti prodotti animati da suscitare un senso di disorientamento: non vi sono accenni né alla Lega Pokémon né alla Sfida delle Palestre, poiché il percorso di Ash ruota attorno ad un concept completamente inventato; la regione di turno compare sullo schermo in maniera soprendentemente saltuaria, facendo passare un considerevole ammontare di episodi prima che vengano introdotti determinati Pokémon e NPC; e ci si chiede pure se la serie sia davvero fedele ai videogiochi questa volta, o abbia voluto crearsi la propria storia senza pensare a nient’altro.
Nel corso della retrospettiva giungeremo a capo di questioni simili, ma cominciamo con un ragionamento semplice: la causa primaria dietro ad una trama tanto fuori dall’ordinario va cercata con tutta probabilità nel finale della Serie Sole e Luna.
Come tutti sappiamo, dopo aver conseguito una vittoria contro Iridio e Kukui Ash è divenuto Campione della Lega di Alola; quel che nessuno di noi aveva compreso all’epoca, tuttavia, è che da un punto di vista logico ciò impedisce la partecipazione a campionati simili in futuro. Non avrebbe senso chiedere ad un Allenatore appartenente alla classe “Campione” di tornare alle basi e conquistare nuovamente delle Medaglie, perciò (giunto il materiale dei titoli per Nintendo Switch) gli autori hanno dovuto trovare modo di inserire personaggi di ottava generazione nel percorso del protagonista pur non affrontando la Sfida delle Palestre; era cioè necessario prendere una strada diversa da quella tradizionale, e si è giunti ad ideare un tipo di sfida che prevedesse spostarsi in varie località anziché rimanere segregati a Galar.
Aperta e chiusa parentesi sulle motivazioni, passiamo subito al fattore fedeltà – principale argomento di questo primo paragrafo. Potrà sembrare per molti versi un “headcanon”, ma dopo aver riflettuto sulle proprietà e peculiarità di giochi e anime, siamo giunti alla conclusione che il fascino di Esplorazioni Pokémon sta nell’essere una storia rappresentativa di quanto raccontato in SpSc: un’opera che a prima vista sembra essere molto differente, ma che grattando la superficie si scopre mimare il materiale originale e mostrare delle forti coincidenze.

Pokémon Spada e Scudo, secondo un’interpretazione non troppo semplificata, si basano sui principi basilari della serie: tra la trama principale e i diversi DLC, elementi focali di questa generazione risultano essere l’avventura, gli obbiettivi e le battaglie.
In Esplorazioni Pokémon, tutto parte dal desiderio dei protagonisti di viaggiare allo scopo di realizzare i rispettivi sogni: due persone che lotteranno contro altri Allenatori, incontreranno tanta gente e scopriranno la vastità del mondo, trovando in Galar una chiave per crescere di più.
Guardiamo ai fatti e cerchiamo di trovare un nesso. Rendendosi conto di come GF abbia progettato dei videogiochi che si reggono sui maggiori punti di forza del franchise, lo staff dell’anime avrebbe deciso di dar vita ad una saga che riesca a rappresentare principalmente ciò, e contemporaneamente deve anche fare in modo di non rimanere entro i confini di Galar considerando le possibilità aperte con il finale della serie appena precedente; perciò, nascono una nuova formula narrativa ed una trama che collega la generazione attuale a tutte le altre, spaziando per l’intero mondo dei mostriciattoli tascabili.
Senza troppe forzature, il fatto che una storia mimichi l’altra sembra abbastanza palese: non importa se Biancavilla e Aranciopoli o Furlongham e Brassbury, tutto parte dalla città del protagonista principale e per mezzo di un Professore Pokémon; lo stesso Professore è imparentato con un personaggio femminile che incrocierà spesso i protagonisti, e che vive assieme ad uno Yamper; possono essere sia il Giocatore e un Hop desideroso di “vivere la sua leggenda”, sia Ash e un Goh “il cui futuro è nelle sue mani”, si tratta pur sempre di un viaggio fatto di ambizioni e speranze che porterà a conoscere sé stessi e altre persone; la primissima avventura ad unire il duo vede l’incontro con un Pokémon Leggendario suscitante mistero, in un caso Zacian/Zamazenta e nell’altro Lugia; e a prescindere se attraverso la Sfida delle Palestre o il Torneo Mondiale per l’Incoronazione, soprattutto per uno dei due personaggi principali, il Campione di Galar costituirà la meta finale ed il culmine del proprio arco di maturazione.

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Ulteriore esempio a sostegno dell’elaborato è senza dubbio alcuno la dinamica tra i due Allenatori principali, non tanto per il rapporto che li unisce ma per cosa stanno a rappresentare; e allo scopo di comprendere essa, l’esempio migliore a nostra disposizione è dato dal secondo episodio, “Nuove leggende e nuovi amici”, con protagonista il Pokémon Immersione Lugia.

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Giunto questi ad Aranciopoli, entrambi i protagonisti hanno cercato di raggiungerlo e sono stati talmente spericolati da saltargli in groppa mentre era a mezz’aria; tale scena definisce come interesse e determinazione dei due siano uguali, mentre tutto ciò che avviene prima e dopo mostra un palese opposizione tra personalità e obbiettivi: laddove per esempio Ash cerca il Pokémon senza nessuna precisa indicazione, e quando lo incontra cerca subito di affrontarlo in una lotta, Goh era già rimasto da diverso tempo a studiare l’attività atmosferica per cercare di prevederne l’arrivo; e quando i due si ritrovano sopra la pelle della creatura, Goh non può fare a meno di soffermarsi su quanto essa sia dura al tatto, mentre Ash abbraccia sorridente le piume emozionandosi per essere sul suo dorso.

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Nonostante quindi l’amore in comune per i mostriciattoli tascabili, fondamento alla loro amicizia, risulta palese un contrasto tra passione e analisi che, unito ai loro obbiettivi precedentemente citati ed a quanto verrà visto in successivi episodi, consente l’affermazione di un rapporto complementare. Ash e Goh partono dal medesimo concetto, l’interesse genuino per i Pokémon, eppure si differenziano l’uno dall’altro in termini di carattere e visione del mondo: un Allenatore molto più battagliero, nonché una persona generalmente spensierata, emotiva ed impulsiva, in contrapposizione con un individuo interessato soprattutto alla ricerca e che agisce molto razionalmente.
Le loro differenze non sono tuttavia fatte per scatenare discussioni, in quanto l’anime mostrerà più e più volte quanto essi sappiano coprire reciprocamente le proprie debolezze ed agire come una squadra, per questo parliamo di un rapporto complementare dalla doppia interpretazione: Ash e Goh simboleggiano due giocatori differenti, due facce distinte del franchise Pokémon tra lottare, catturare, preferire l’azione alla riflessione e viceversa; e contemporaneamente, altra chiave di lettura ravvisabile in essi è il rapporto che unisce la Spada e lo Scudo.
Due distinti mezzi per combattere che coprono l’uno le debolezze dell’altro quando vengono usati insieme, proprio come succede con i due protagonisti quando rimangono coinvolti nelle medesime situazioni. A lungo mostrata e sviluppata su schermo, questa dinamica ha trovato il suo massimo splendore durante le vicende della Notte Oscura: come abbiamo già discusso nel nostro approfondimento, da una parte il coraggioso Ash aiuta Dandel ad affrontare direttamente la gigantificazione incontrollata dei Pokémon, e dall’altra Goh sfrutta le proprie capacità analitiche per indagare con Sonia sulla causa del fenomeno.
Un arco narrativo diviso in due storylines separate, le quali danno risalto alle peculiarità distintive dei personaggi principali e diffondono un ideale di dualismo assente negli originali titoli pubblicati su Nintendo Switch.

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Insomma, sembra che l’obiettivo di Esplorazioni Pokémon sia concentrarsi sull’essenza dei videogiochi per dare vita a una formula narrativa specifica e ad una trama tutta sua. Sviluppare qualcosa di imprevedibile ed inedito, eppure che rispecchia perfettamente lo spirito del materiale di partenza.
Pur tenendo conto di legittime sensazioni di disorientamento, noi personalmente non possiamo fare a meno di apprezzare la tendenza dell’anime a sperimentare e rinnovarsi; anzi, ad essere sinceri è il caso di dire che, da questo punto di vista, JN non è nemmeno tanto diversa rispetto al tipo di serie animata a cui abbiamo assistito con Sun&Moon: i videogiochi di settima generazione si strutturavano secondo una narrazione prettamente incentrata sull’introspezione dei personaggi e sulle loro storie condotte attraverso sia cutscenes, sia fasi di gameplay incentrate sull’interazione tra loro ed il giocatore (è questo il caso per una Lylia in fuga dalla madre, il Team Skull capitanato da Guzman e persino per i sottosviluppati membri dell’Ultrapattuglia); gli autori finirono per sviluppare un’opera televisiva di genere “slice of life”, consentendo un’emersione più facile alle interazioni tra personaggi e alle tematiche di Alola – amicizia, famiglia e condivisione.
L’ottava generazione raccoglie semplicemente l’eredità della precedente, superando l’esperimento di Alola già brillantemente riuscito e crea una trama fatta di legami, scoperte e avventure: la storia di due, a volte tre individui, e le loro vite condotte simultaneamente con un ampio respiro sul Mondo Pokémon e sulle creature che lo abitano.

Mettendo da parte la questione rappresentativa, argomento su cui assolutamente fare chiarezza è la contestualizzazione di Galar tra regione, personaggi e mostriciattoli tascabili. Nei confronti delle ambientazioni di SpSc, risulta comprensibile come l’anime vada per il detto “la qualità prima della quantità”: soltanto dieci puntate su quarantacinque sono collocate nella regione di Galar, ma risaltano immediatamente ad un attento osservatore per via dei contenuti; che si tratti del Dynamax, di Dandel o del debutto di nuovi Pokémon da catturare, Ash e Goh mettono piede a Goalwick unicamente con lo scopo di sviluppare la trama, senza perdere mai tempo in storie generiche (altrimenti definite “filler”) come invece capita nel caso di Kanto, Johto o altre regioni.
Sembrerà perciò paradossale, eppure è proprio la rarità di Galar a metterne in chiaro il ruolo di ambientazione principale, venendo essa trattata con maggiore riguardo rispetto alle altre sette località del Mondo Pokémon.
In più, è curioso come spesso ambientazione e contenuto differiscano entro la medesima puntata. Episodi come JN17, JN18, JN22, JN34 e JN39 si svolgono tra Aranciopoli, Zafferanopoli, Fiorlisopoli e Albanova, ma non è questo ciò che conta: oggetto della storia risultano essere Raboot, Fabia e la scalata per Dandel, materiale narrativo che (non troppo dissimilmente rispetto a saghe precedenti) viene fortemente intrecciato con lo sviluppo dei personaggi principali, primeggiando rispetto ad elementi di altre generazioni ed imprimendosi con un ruolo fondamentale nella trama dell’anime.

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Insomma, Esplorazioni Pokémon potrà aver compiuto scelte inusuali, ma la natura dell’anime mantenuta fino ad ora non è cambiata troppo. Storia generale e caratterizzazione dei personaggi continuano a trarre ispirazione dai videogiochi più recenti (in maniera più o meno esplicita), riflettendone pure i temi e le idee di base al di là di una mera presentazione di figure umane e mostriciattoli tascabili.
Ad essere cambiato è il sistema attraverso cui riuscire a costruire una trama propria oltre che adattare i contenuti, dato che lo staff si è preso una certa libertà creativa e ha estrapolato materiale narrativo da più titoli diversi.

Un anime appetibile per tutti, anche se non perfetto

Un aspetto interessante da notare è come la nuova formula funga da eccellente sistema per spaziare tra il pubblico. Dal momento che l’anime trae spesso ispirazione da ambientazioni e mostriciattoli di storiche generazioni, numerose sono le puntate appetibili a nostalgici e casual gamers: Pokémon di prima e seconda generazione, citazioni intelligentissime ai videogiochi classici, nonché agli episodi della serie originale, e spiegazioni effettive consentono alla nuova serie di affermarsi quale un prodotto rivolto principalmente ai veterani, eppure godibile dai non addetti ai lavori; l’anime eccelle nell’introdurre alcune meccaniche e funzioni ai novellini senza trascurare il pubblico più esperto, obiettivo fondamentale considerato il continuo espandersi del franchise più forte al mondo.
E parlando più nello specifico di come la serie sia concepita per gli adulti, oltre ad aspetti maggiori che toccheremo nelle prossime sezioni Esplorazioni Pokémon si caratterizza per un senso di Worldbuilding non troppo frequente ma comunque degno di nota, che approfondisce il mondo dei mostriciattoli tascabili a 360°: può essere un’intera puntata dedicata al ciclo evolutivo di Bulbasaur, che va in cerca di un luogo ideale per far assorbire luce solare al suo bulbo per evolversi sino a Venusaur, dopodiché diffonde il polline nelle aree circostanti; un’altra che ci mostra l’evoluzione dei Dratini in maniera simile alla crescita dei serpenti, con tanto di muta e perdita della pelle; un siparietto raffigurante la migrazione dei Beautifly immediatamente dopo l’evoluzione da Silcoon, e tanti, tantissimi altri momenti volti a delineare le peculiarità di svariate creature e diversi aspetti del loro pianeta.
Il Mondo Pokémon visibile in JN viene gradualmente costruito rivelandosi molto più vivo e palpabile di quanto non sia mai stato in serie precedenti, stuzzicando l’interesse di quella fetta di pubblico più amante del dettaglio ed in generale contribuendo a diffondere un feeling più realistico, per un anime che dopotutto riguarda i Pokémon.

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Nonostante l’aver tessuto diverse lodi fino ad ora, riconosciamo pure come l’esecuzione della nuova formula presenti alcuni alti e bassi.
Il primo problema ravvisabile consiste nell’evidente eccesso di hype durante i primi sei mesi di trasmissione. Nel corso delle puntate, non è un segreto che molti siano gli eventi divenuti virali su Internet per questa o quell’altra ragione; tra citazioni ai giochi, contenuti e rivelazioni inaspettate, la serie ha fatto parlare presto di sé tra gli appassionati.
Detto questo, però, non tutte le ciambelle sono venute col buco. Gli autori compiono spesso scelte che non sembrano avere un significato specifico oltre al desiderio (per l’appunto) di suscitare hype, di attirare il pubblico e intrattenerlo senza troppe pretese: ad esempio, rispetto alle apparizioni di Ornella e Kawe su cui abbiamo discusso, il ritorno di Lance e Furio avviene senza che per tali personaggi venga delineato un ruolo effettivo; le loro uniche funzioni, che sia l’introduzione a nuovi personaggi o qualche flashback, si esauriscono durante i singoli episodi in cui appaiono, dopodiché essi non vengono menzionati né fanno apparizioni fisiche in nessun’altra occasione.
Vi sono poi la backstory di Pikachu, semplicemente effimera dal momento che non arricchisce affatto il profilo del Pokémon Topo sviluppato per oltre vent’anni; la leggenda di Ho-Oh, un mero pretesto per ricordare il passato di Ash senza dare realmente peso allo stesso, sviluppandoci attorno una trama piuttosto generica; la rivelazione shock di Mr.Mime, Pokémon che è stato ufficialmente dichiarato in possesso di Ash, solo per poi venire immediatamente ridotto a un gag character in quanto non appartenente al team “attuale”; e infine, qualche episodio dalla trama semplicemente non troppo impegnata.

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Al di fuori della generazione corrente gli episodi di JN non mostrano una qualità sempre costante, rivelandosi al limite del fanservice e spesso con l’unica intenzione di introdurre l’anime ad un pubblico poco informato – verrebbe da chiedersi perché inventarsi l’idea del giro del mondo anziché rimanere fedeli alle tradizioni.

Per fortuna ci riferiamo a cose che si verificano in gran parte durante la fase introduttiva dell’anime, e molti di essi potrebbero venire risolti in base a quanto accadrà in futuro.
Altro aspetto da segnalare è la presenza “non costante” di Galar. Nonostante quanto riportato sopra, rimane un dato di fatto che la scelta compiuta dall’anime influenza negativamente la presentazione di SpSc per certi versi: nel giro di quaranta puntate sono stati mostrati soltanto due Pokémon iniziali su tre (approccio decisamente bizzarro alle creature generalmente “simbolo” della loro Generazione), e in generale le Lotte Dynamax, tecnicamente la novità di maggiore importanza nei titoli per Nintendo Switch, risultano essere piuttosto rare e difficilmente riescono ad imporsi sulla scena in maniera definita.
Tuttavia, il principale problema riscontrabile sta nella natura estremamente autoconclusiva della serie. In un’intervista rilasciata tempo fa da Animedia, venne spiegata l’intenzione di sviluppare una serie priva di molti archi narrativi o storie divise in due puntate di fila; questo perché l’anime andava in onda la domenica, giorno in cui la televisione non viene vista da molti e quindi ci si può confrontare con un pubblico prevalentemente casual: persone che non guardano la serie con costanza, e che dunque si troverebbero in difficoltà qualora si sintonizzasero su Tv Tokyo assistendo frequentemente ad episodi collegati l’uno al seguente, o dove avvengono riferimenti a più puntate.
Perciò si è giunti alla conclusione di realizzare prevalentemente episodi autoconclusivi, la cui trama inizia e finisce entro 20 minuti senza mai aprire spiragli sulle puntate immediatamente successive. Ciò risulta tuttavia problematico, perché conferisce alla saga un andamento piatto e formulato: non è che l’anime non sviluppi precise storylines tra puntate diverse e separate (come del resto è sempre accaduto), ma la mancanza di riferimenti a quanto accade qui e lì, l’assenza di continuità tra le puntate unita al variare sporadico dell’ambientazione conferisce l’impressione che ogni evento maggiore sia a sé stante, come se non venisse seguita una direzione specifica e non ci si focalizzi abbastanza sugli elementi maggiori; per quanto siamo ovviamente in disaccordo con tali critiche, non possiamo comunque ignorare i difetti di una simile strutturazione.
Probabilmente è a ragione delle critiche che, a partire dal 9 ottobre, la trasmissione di Esplorazioni Pokémon è stata spostata al venerdì: è possibile che cambiamenti nel palinsesto porteranno a miglioramenti nella strutturazione della serie, e guarda caso, la cosa è accaduta appena due settimane prima l’Arco della Notte Oscura.

In ogni caso, sebbene non perfetta, la trama di JN risulta solida per la maggior parte: capace di riprendere la narrativa e gli elementi dei titoli originali restando fedele ai suoi principi, allo stesso modo dimostra la propria maestria nel creare qualcosa di imprevedibile, originale e intrattenevole, scavando sino al fulcro del brand.

Ash, Goh e Chloe. La forza del franchise sotto diverse prospettive

Se la serie scava sino al fulcro del brand, è d’obbligo spendere qualche parola sui due protagonisti principali e sul personaggio secondario di maggior rilievo.

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Al termine di SL il protagonista di Biancavilla decide di mettersi in viaggio per vedere il mondo, ovvio foreshadowing che ci porta alla scelta di diventare un Collaboratore di Ricerca per il Professor Cerasa. Essendo Espolorazioni Pokémon il sequel della settima generazione, le varie puntate mostrano un atteggiamento dell’Allenatore che ricalca fortemente la mentalità da lui acquisita negli anni e per molti aspetti affontata all’interno del nostro Talk sulla sua evoluzione: Ash è curioso di scoprire qualunque sia la località da visitare, non per le sfide che potrebbe sostenere ma per la bellezza dei luoghi e i Pokémon da incontrare; anche in seguito alla decisione di affrontare Dandel, che lo porta a dover sfidare numerosi avversari, continua a rilassarsi ed apprezza quel che sperimenta anziché dirigersi impazientemente verso il prossimo obiettivo.
Senza troppe forzature l’esempio maggiore si ha probabilmente con la prima visita a Galar, dove egli si è concentrato unicamente sull’esplorare le Terre Selvagge e scoprire il Dynamax, invece di catturare Pokémon mai visti o di cercare Allenatori con cui lottare; questo suo approccio ad una nuova regione si sposa molto bene con la sua crescita a Kalos e Alola, dove imparò a non andare continuamente dritto all’obiettivo e a prendersi del tempo per apprezzare l’ambiente circostante.

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Sebbene a prima vista possa sembrare che il punto della sua caratterizzazione sia unicamente mostrare quanto egli è maturato nel tempo (il ché rimane comunque corretto e degno di nota), il discorso acquisisce un ulteriore significato prendendo in esame l’episodio “Andate verso i vostri sogni! Ash e Goh!”.
Ventesima puntata dell’anime, essa vede entrambi i protagonisti principali fare da guide ad un gruppo di bambini ed insegnando loro il più possibile riguardo ai Pokémon. Nel caso di Ash, questi finisce per lottare contro un partecipante al Torneo Mondiale dell’Incoronazione, ed è a seguito della vittoria che pronuncia tali parole:
“Io credo che lottare ti aiuti a conoscere meglio i Pokémon, e ad avvicinarti di più ad essi. È per questo che lotto”.

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Una frase singola, ma sufficiente (unita a tutto il resto) ad esprimere la profondità con cui il protagonista è stato scritto nella nuova serie. Oltre ad una propria visione delle cose sviluppata nel corso dei propri viaggi, l’Allenatore di Biancavilla viene raffigurato quale un individuo che vede una certa ricchezza di contenuti in merito al Mondo Pokémon; che si tratti del semplice desiderio di crescere nell’ambiente delle lotte, di studiare creature tascabili e regioni in quanto il suo nuovo lavoro, o di interagire con altre persone, egli desidera scoprire sempre più cose guardando a quel che lo circonda con maggiore profondità, non soffermandosi soltanto sui significati più basilari e superficiali.
Ash simboleggerebbe così l’audience dei veterani in una maniera molto interessante. Se l’obiettivo dell’anime è mostrare i punti di forza del brand Pokémon, egli appare vicino a quella parte del fandom interessata alla complessità dei mostriciattoli tascabili, tra gioco competitivo e discussioni/analisi su svariati argomenti.
Tutto ciò confluisce nel suo percorso, la storia di una persona con il desiderio di viaggiare per scoprire cosa il mondo ha da offrire. Vedere con i propri occhi la bellezza di certi posti e trovare nuove strade per superare sé stesso, arrivando a conoscere luoghi e persone che aprono i suoi occhi a realtà inesplorate, oppure gli permettono di tornare sui suoi passi e riflettere maggiormente – che si tratti del fenomeno Dynamax, del Torneo Mondiale per l’Incoronazione o di rivedere stile e strategie di lotta una volta fatta la conoscenza di Fabia.

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Il suo personaggio costituisce senza dubbio uno degli argomenti più dibattuti in tutta la serie. C’è chi lo apprezza molto, chi vede alcuni problemi nella sua costruzione e chi addittura non se lo fa piacere senza cognizione di causa.
Ma quasi tutte le critiche sono legate ad un unico aspetto, ossia quel che rappresenta. Goh trae fortemente ispirazione dall’applicazione di Niantic, Pokémon GO, e dallo spin-off “Pokémon: Let’s Go, Pikachu!/Eevee!”; il suo sogno, catturare ogni Pokémon sul pianeta per raggiungere Mew, viene condotto in quasi ogni puntata attraverso il medesimo sistema: egli incontra una creatura tascabile, lancia la Ball e questa viene presa immediatamente, dopodiché i dati vengono registrati nel Pokédex.
Il primo problema a sorgere è come l’obiettivo viene portato avanti in una maniera che semplicemente non lo rende interessante. L’Allenatore di Aranciopoli compie alcune catture avvincenti (a volte precedute da lotte), ma si tratta di momenti rarissimi in mezzo a decine di situazioni totalmente casuali, dove egli acchiappa da tre a sei Pokémon alla volta; criticatissimo, ad esempio, è l’episodio “Tornerò a inseguire Mew!”, nel quale finisce per mettere mano su dodici creature tascabili diverse.

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Non è d’aiuto neanche il fatto che egli venga visto acciuffare almeno un Pokémon durante letteralmente ogni puntata, includendo filler ed episodi incentrati prevalentemente su Ash, poiché si tratta di contesti nei quali l’occhio dello spettatore si sofferma su ben altro.
Il lato maggiormente negativo, tuttavia, consiste più che altro nel significato che l’anime cerca di attribuire alla caratterizzazione di Goh. Durante il sopracitato “Andate verso i vostri sogni! Ash e Goh!”, il co-protagonista dichiara come, dal proprio punto di vista, catturare Pokémon gli consenta di avvicinarsi ad essi e comprenderli meglio; lo scopo di tale affermazione è ovviamente creare un parallelismo con Ash, sottolineando così le differenti visioni del mondo in possesso dei protagonisti, ma a differenza dei momenti in cui ciò si traduce nel contrasto tra analisi e passione, qui vi è un evidente forzatura: in che modo catturare più mostriciattoli di fila, senza preoccuparsi di nulla se non lanciare una Poké Ball, consentirebbe a Goh di comprendere gli stessi?
La cosa può avere senso inserendo i pensieri del personaggio nell’ottica di un giocatore collezionista le cui opinioni valgono quanto quelle di un giocatore competitivo, e sicuramente l’intenzione degli autori vuole essere questa, ma ciò non toglie che vi sono diverse contraddizioni. La serie animata fa del suo meglio per mostrare quanto Goh tenga ai Pokémon e quanto creda davvero in quel che dice, eppure tale proposito si scontra con la presentazione povera del suo obiettivo: ci sono momenti dove lo vediamo farsi in quattro per ottenere una creatura tascabile, anche arrivando a cimentarsi in lotte difficili, oppure dove viene mostrato legare con i Pokémon al Laboratorio Cerasa e prendersene cura; tuttavia, per ognuna di queste scene (piuttosto poco frequenti, tra l’altro) abbiamo cento situazioni dove il protagonista agisce in maniera completamente opposta: appare un Pokémon, egli lo cattura, talvolta passa al successivo e non vediamo più nessuno degli esemplari acchiappati se non durante alcuni camei o specifiche situazioni.

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Un pattern che impedisce anche solamente di studiare più da vicino le creature tascabili, oltre che legare facilmente con loro, e che quindi ben poco si sposerebbe sia con la comprensione a cui ambisce il protagonista, sia con il suo stesso affetto per essi.
In conclusione, se arrivare a detestare un protagonista principale soltanto per un aspetto del suo personaggio costituisce un’esagerazione, al tempo stesso non possiamo mentire dicendo di avere di fronte un esperimento del tutto riuscito. Goh cade purtroppo in una contraddizione di sé stesso, tra messaggi che in teoria dovrebbero essere comunicati e cosa effettivamente accade su schermo.

Vedendo il bicchiere mezzo pieno, la strada intrapresa da Goh per raggiungere Mew è comunque un dettaglio minore del personaggio, il ché ci porta al suo sviluppo.
Goh viene introdotto come una persona molto più logica e riflessiva di Ash, ma al tempo stesso si rivela essere determinato, dalle grandi ambizioni e appassionato di Pokémon tanto quanto lui; tutto ciò porta alla dinamica già affrontata nel primo paragrafo e contemporaneamente gli dona un certo multilateralismo, ma giunge con un effetto collaterale: non è interessato a conoscere altra gente.
Come spiegato nel primissimo episodio, il co-protagonista di Esplorazioni Pokémon è talmente fissato sul catturare e conoscere Pokémon, sullo studiare libri e informazioni disparate in merito ad essi, da non considerare neppure lontanamente l’idea di farsi degli amici; successivamente apprendiamo attraverso altre puntate come la vita sembra averlo condotto sempre di più su questa strada: i suoi genitori non ebbero mai tempo per stare con lui, non potendo quindi insegnargli a socializzare e lasciandolo continuamente da solo, e l’unica volta che fece amicizia con un coetaneo, a causa di un malinteso i due non si vedettero mai più.

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Persino nel caso di Cloe, la sua unica vera amica d’infanzia, potrebbe essere stato lasciato intendere che le cose non siano andate spontaneamente, in quanto il bambino passava tempo soprattutto ad ammirare il lavoro del Professor Cerasa.
Ecco la ragione per cui l’incontro con Ash segna una svolta nella sua vita. Dopo anni passati senza relazionarsi con nessuno, questa è la prima volta che Goh riesce a legare permanentemente con qualcuno attraverso la passione per i mostriciattoli tascabili.

Mentre queste sono le caratteristiche del personaggio più note alla community, è tuttavia sottovalutato come l’inettudine sociale di Goh viene condotta con estremo realismo: seppur non sia propriamente un individuo introverso, né si dimostra poco socievole, egli svela atteggiamenti indubbiamente riconducibili alla sua scarsa esperienza nei rapporti umani.
Esempio perfetto è l’episodio “La misteriosa torre degli Ivysaur!”, dove lui e Ash hanno un battibecco riguardo ad aiutare o meno un Ivysaur selvatico che non riesce ad oltrepassare un muro.

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Goh: “È un errore cercare di aiutare chiunque! Se un Pokémon non riesce a tirarsi fuori dai guai da solo, fine della storia!”.
Ash: “Cosa intendi con “fine della storia?”.
Goh: “Se lo aiutassimo, lo priveremmo della sua forza di vivere!”.
Ash: “Non ha alcun senso! Se voglio aiutare qualcuno, lo farò!”.
Goh: “Aiutare qualcuno solo per capriccio, perché pensi questi sia carino o ti senta male per lui, è soltanto presunzione umana!”.
Ash: “Non mi interessa se è presunzione o quello che ti pare, io lo aiuto!”.
In seguito l’Allenatore di Aranciopoli riuscirà a comprendere meglio l’altro Collaboratore di Ricerca, ma ciò non toglie come questa sia molto più che una semplice discussione. Fermamente convinto che i Pokémon debbano essere lasciati a sé stessi perché posseggono una loro integrità, e trovandosi perciò in disaccordo con l’altruismo del protagonista, Goh ha contestato ogni parola credendo che questo abbia potuto influire sulla loro amicizia appena instaurata. A partire dalla fine dello stesso episodio, tale caratteristica inizia a scomparire abbastanza presto durante la serie soprattutto per merito di Ash, dimostrando una piccola maturazione.

Altra attitudine da segnalare è mostrata in “La Coppa Flauto è servita!”.
Qui Goh affronta la sua prima sconfitta in una Lotta Pokémon, e l’imbararazzo è tale da spingerlo a scappare via. Oltre che una seconda dimostrazione di come egli non sappia reggere il confronto (quantomeno in una certa misura), quest’evento intende evidenziare come l’inesperienza di una persona nell’interagire con gli altri possa portare la stessa a fraintendimenti, reazioni esagerate e senso di pressione: Goh ha modo di conoscere l’avversario Hermes prima che l’incontro cominci, e fin da subito sviluppa astio nei suoi confronti perché interpreta alcuni commenti come sprezzanti prese in giro; la cosa, aggiunta alla consapevolezza di aver perso perché incapace nelle lotte e di essersi trovato in un ambiente sconosciuto, gli ha messo molta ansia addosso con il risultato che si è sentito estremamente umiliato.
Non comprendendo come funzionano determinati contesti in cui si trova con altre persone, egli prende in maniera fin troppo pessimistica quel che gli succede. Volendo aprire una parentesi di approfondimento, a riprova della complessità di Goh la medesima interpretazione può essere usata per definire l’introversione da lui mostrata nella regione di Alola: laddove il personaggio non ha difficoltà a conversare con altre persone se si tratta di situazioni quotidiane o comunque di confronti brevi, questo è il primo caso dove viene “costretto” a chiacchierare a lungo con un gruppo di amici che con conosce; viene invitato senza nessun preavviso ad una festa in cui tantissimi estranei lo trattano con estroversione, e similmente al caso della Coppa Flauto finisce per reagire esageratamente e provare ansia.

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Dal momento che siamo in tema, affrontiamo inoltre l’argomento delle Lotte, utilizzate in maniera molto interessante all’interno del suo arco di maturazione. Nonostante quanto successo, Goh assisterà comunque alla lotta finale di Ash e ciò cambierà in meglio le sue opinioni; non comincierà a lottare con foga e costanza, ma lentamente l’anime mostra come egli sviluppi un proprio interesse, finisca per emozionarsi di fronte agli scontri di Ash e, soprattutto, cambi leggermente carattere divenendo poco a poco più emotivo e passionale – dentro e fuori dalle battaglie.

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Infine, Goh fa fatica a comprendere i sentimenti altrui, tratto caratteriale che fa da motore di partenza della storia in “Addio, Raboot!”. Recentemente evolutosi, il Pokémon Coniglio assunse un atteggiamento molto più chiuso ed apparentemente freddo verso il ragazzo di Aranciopoli, facendogli sviluppare svariate insicurezze.
Emozioni e pensieri di Goh mutano con costanza durante l’episodio, da un iniziale fastidio nei confronti di ciò che ritiene essere arroganza, a preoccupazioni e diversi dubbi tra l’essersi comportato bene con lui, o forse averlo davvero ferito al punto che questi preferisce ignorarlo; il protagonista arriva persino a decidere di lasciarlo andare perché possa essere felice, ma è nella scena finale, un piccolo sorriso spuntante da sotto la pelliccia, che il protagonista ha finalmente una risposta: Raboot non è disobbediente né serba rancore, ma soltanto introverso, ed è quindi ancora leale al proprio Allenatore sebbene non mostri le proprie emozioni in maniera diretta.
Goh dimostra dunque immaturità ed inesperienza in ambito sociale, tali da sospettare che un amico lo odi soltanto perché non sembra più tanto emotivo. Ma superato il malinteso, capisce che il cambiamento è in realtà molto più piccolo, e che se i due sono veramente amici, può convivere con esso ed accettarlo.

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Vi sono altri dettagli di cui potremo discutere, ma ci siamo concentrati su quanto è stato maggiormente sviluppato durante la prima fase della serie. Per chiudere il discorso, Goh ai nostri occhi appare un personaggio riuscito e molto ben scritto per la maggior parte, nonostante diverse incoerenze con il suo obbiettivo a lungo termine, che traccia una storia dai temi audaci e forti; individuo tridimensionale, dotato di un profondo spessore emotivo e psicologico, ci aspettiamo che continui a venire sviluppato sotto gli aspetti già trattati.

Cloe Cerasa

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Se Ash e Goh rappresentano due categorie distinte di giocatori, Cloe può essere vista quale l’amica del giocatore. Fin dalle primissime battute, la bambina si differenzia drasticamente dai personaggi precedentemente analizzati per via di un carattere distaccato e soprattutto di una vita scolastica realistica e lontana dai cliché del Mondo Pokémon.
Tali caratteristiche però non la rendono diversa soltanto da Ash e Goh, in quanto la prima puntata a lei dedicata, “Migliori amici, peggior incubo!”, dimostra diversi scenari in mezzo a famiglia e scuola: nei confonti del lavoro di suo padre, ad esempio, lei è piuttosto disinteressata, mentre in classe molti suoi compagni danno per scontato che sia già un’Allenatrice; e nei confronti dei mostriciattoli tascabili, ella agisce sempre in modo distaccato: l’unico a stare al suo fianco sembra essere uno Yamper in possesso del padre, visibilmente affezionatole nonostante lei non sembri curarsene troppo.
Il punto del personaggio di Cloe Cerasa risulta essere semplice, e contemporaneamente molto innovativo: discutere di vita reale.
Cloe non apprezza i Pokémon, eppure non li odia nemmeno. È una persona che crescendo ha (presumibilmente) sviluppato degli interessi diversi, che ha deciso di vivere in una maniera molto più ordinaria rispetto ai suoi coetanei e si è concentrata sull’andare a scuola per costruirsi un futuro; ciò ci porta alla madre, la quale condivide molti aspetti di tale mentalità essendo di professione un’illustratrice.
Una piccola ma focale parte della puntata è incentrata su un dialogo tra le due: un dialogo totalmente estraneo al Mondo Pokémon, che esplora con estremo realismo il disagio di Cloe verso i pregiudizi dei suoi compagni e l’importanza di dare tempo al tempo nel decidere il proprio obbiettivo da adulta.

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Come per Goh, ci troviamo di fronte a una storia che non parla (soltanto) di mostriciattoli tascabili, ma li sfrutta per affrontare temi inusuali e più maturi – aprendo una piccola parentesi, il fatto che la serie si affacci alla quotidianità delle persone al di fuori dei Pokémon contribuisce inoltre ad ampliare il summenzionato senso di Worldbuilding.
E discutendo di tale storia più nello specifico, volgiamo allo sviluppo del personaggio. La principale critica rivolta a Cloe la ritrarrebbe quale una figura piatta, che non viene costruita quasi per nulla anche a causa dell’assenza di momenti significativi su schermo, ma noi siamo in forte disaccordo; a onor del vero, in quanto figura di supporto, Cloe non fa molte apparizioni entro i primi 40 episodi, ciononostante ogni puntata a lei dedicata esplora il suo approccio ai mostriciattoli tascabili da più punti di vista:
• l’episodio finora trattato, oltre ad introdurci al suo ambiente quotidiano, offre un primo sguardo sul rapporto tra lei e Yamper;

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• in JN29 Cloe e la sua famiglia si prendono cura di un Pidove ferito, il ché la porta ad affezionarsi allo stesso e a capire maggiormente i sentimenti di Yamper, giungendo alla comprensione di quanto Pokémon e uomini possano legarsi gli uni agli altri;

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• in JN31, tramite la vicenda di un Feebas ed una bambina, viene mostrato cosa i Pokémon possano significare per le persone e come si condividano a volte i medesimi desideri, toccando il tema della bellezza interiore;

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• durante la visita presso il Museo di Plumbeopoli, in JN38, il personaggio ha modo di scoprire il fascino del mistero dietro ai fossili, oltre che come il legame tra umani e mostriciattoli tascabili possa trascendere il tempo.

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Un percorso ben delineato, incentrato sull’imparare ad apprezzare i Pokémon per motivi diversi rispetto a lotte ed avventure, guardandoli da lontano mentre vive la sua vita. Per questo definiamo Cloe “l’amica del giocatore”.

I tre personaggi, pur attraverso molti cliché narrativi a cui Pokémon ci ha spesso abituati (percorso a tappe, allevamento, lotte e via dicendo), riescono a trattare temi estremamente profondi e insoliti quali la scoperta del mondo, la socializzazione e la vita reale. Inoltre, rappresenterebbero differenti aspetti e concezioni del franchise Pokémon: Ash mostra una visione ampia di esso, spaziando ogni angolo nella sua interezza; Goh è legato al tema della connessione e allo stringere rapporti; e infine Cloe offre un’opinione alternativa, lontana dalle caratteristiche che saltano facilmente all’occhio e fondata su dettagli minori.

Un cast secondario non troppo eterogeneo

Se nel bene e nel male il trio principale risulta dotato di un certo spessore, dall’altro lato della moneta non sembra possibile dire lo stesso per il cast di supporto.
Partendo ad esempio da Cerasa, l’aspetto maggiormente di punta del suo personaggio è probabilmente il desiderio di conoscere il Mondo Pokémon, e contemporaneamente permettere ad altri di fare lo stesso. Una delle sue primissime battute è infatti il motto “Conoscere i Pokémon significa conoscere il mondo”, e nel corso della serie lo vediamo permettere ai protagonisti di spostarsi non solo per proseguire le loro ricerche, ma anche al semplice scopo di soddisfare piccoli obbiettivi personali e comprendere maggiormente ciò che li circonda (è il caso del viaggio alla scoperta di Ho-oh, del Battle Festival di Kalos e così via); ciò denota una grande passione per le creature tascabili, che spera possa essere condivisa da altre persone ed incentivarle a viaggiare.

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Detto questo, il Professore di Aranciopoli soffre di una caratterizzazione prevalentemente piatta e banale, apparendo il più delle volte quale un ricercatore dedito al suo lavoro e nient’altro; nemmeno il suo rapporto con la figlia è stato tanto esplorato, e in linea generale sembra non siano previsti piani per svilupparlo granché – almeno al momento.
Vi sono pure Ren e Chrysa, presentati quali assistenti di Cerasa e il cui profilo caratteriale non si allontana minimamente da tale premessa.

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In merito ai Pokémon, il problema principale risulta essere come escludendo Pikachu, Lucario e Cinderace, le creature tascabili vengono spesso messe in panchina: alcuni, come il summenzionato Yamper, vengono sfruttati quasi unicamente come elemento comico o di sviluppo (comic relief e development device) senza alcuna profondità, mentre gran parte della squadra di Ash rimane ben presto nell’ombra dagli allenamenti e dalle lotte di Riolu e Pikachu, talvolta non facendo nemmeno delle apparizioni fisiche e limitandosi a qualche cameo.
Volendo porgere l’altra guancia, la scelta di mettere sotto i riflettori certi Pokémon è giustificabile considerando la loro contestualizzazione. “Esplorazioni Pokémon” delinea fin dall’inizio ruoli speciali per questi mostriciattoli tascabili, ed essi vengono pure mostrati nei vari poster pubblicati come personaggi fondamentali all’interno delle storie dei protagonisti: escludendo Raboot poiché ne abbiamo già parlato, Pikachu condivide ad esempio il desiderio di raggiungere la Classe Master per sconfiggere il Charizard di Dandel, Lucario ha mostrato sin da Riolu una connessione profonda con Ash grazie alla propria Aura – e sembra potrebbe avere un ruolo chiave nella rivalità tra il protagonista e Fabia, come discusso in precedenti articoli.

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In tale ottica, perciò, possiamo quantomeno riconoscere le ragioni dietro alla mancanza di screentime e tridimensionalità dei personaggi Pokémon secondari, comprendendo la necessità di uno sviluppo costante di quelli principali.

Il Torneo Mondiale per l’Incoronazione, altresì Pokémon World Championships

Parentesi su storia e personaggi completata, spostiamo il nostro sguardo su una delle principali introduzioni della serie. Come spiegato il “Pokémon World Championships” (abbreviato PWC e noto in Italia con l’adattamento “Torneo Mondiale per l’Incoronazione”) è una competizione creata per una semplice questione di coerenza, cercando di venire incontro al nuovo status di Campione del protagonista principale.
All’interno di questo paragrafo vogliamo sfatare un dubbio che ancora rimane al riguardo: se l’anime non introduce la Coppa Campione, può comunque seguire una direzione non dissimile dal gioco?
La nostra risposta è affermativa: probabilmente, nell’ottica di quanto spiegato finora sulla fedeltà di “Pokémon Jorneys”, il PWC costituisce una vera e propria gemma.
Nel corso dell’avventura in Pokémon Spada e Scudo, siamo stati introdotti ad una contestualizzazione “sportiva” delle Lotte Pokémon, veri e propri spettacoli da trasmettere in televisione attraverso il Drone Rotom e a cui assistere dentro gli Stadi. Ciò costituisce già il primo collegamento con quanto presentato dalla serie animata: sebbene non necessariamente all’interno degli Stadi, le lotte sono sempre arbitrate da un Drone Rotom, e nonostante l’assenza degli Stadi le più importanti sono comunque avvenute in luoghi ampi quali Palestre, strutture specifiche e persino all’interno di eventi sfarzosi come il “Battle Festival” nella regione di Kalos.

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Le affinità con i titoli per Nintendo Switch proseguono dando uno sguardo al regolamento della competizione. Coloro che si iscrivono per la prima volta entrano a far parte degli oltre 10.000 Allenatori costituenti la Classe Normale, e a quel punto, più lotte vincono più possono salire di posizione nella classifica raggiungendo le Classi Mega, Ultra e Master; alla fine della stagione annuale, gli otto Allenatori che hanno raggiunto la Classe Master finiscono per affrontarsi in un torneo presso lo Stadio di Goalwick, al termine del quale il più forte al mondo viene decretato con il titolo di “Monarca”.
La distinzione attraverso le varie Classi è la medesima presente nella Torre Lotta e nello Stadio Lotta; la parola “Monarca” richiama la cultura regale di Galar; e il concept di un torneo ad eliminazione diretta tra otto partecipanti possiede palesemente lo scopo di mimare la Finale della Coppa Campione, che come spiegato non potrà avvenire normalmente per motivi di logica narrativa.

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Infine, ciò che forse merita più attenzione è il modo in cui viene resa la tematica dello sport. La definizione di “competizione sportiva” prevede che determinate gare, oltre ad avvenire su un campo e di fronte a tante persone, vengano soprattutto disputate tra rivali, tra individui legati da un rapporto di uguaglianza; nei giochi, ciononostante, la cosa non accade: a conti fatti le Lotte in Palestra non svolgono un ruolo troppo diverso da quanto visto nei giochi precedenti, né il rapporto tra Giocatore e Capopalestra si può definire paritario siccome il secondo funge da ostacolo per il primo.
Contrariamente, Il Torneo Mondiale per l’Incoronazione mette tutti i partecipanti sullo stesso piano assegnandoli alla Classe Normale una volta iscritti, e stabilisce come i match differiscano profondamente dalle Lotte in Palesta tradizionali: Allenatori quali Ornella e Vania, che di norma assegnano Medaglie a chi le sconfigge, si cimentano in questi scontri senza mettere alla prova nessuno; e a prescindere da quanto siano abili, dalla loro posizione in classifica o da quanti riconoscimenti potrebbero aver mai ottenuto, gli Allenatori appartenenti stessa Classe si affrontano secondo le medesime regole, salendo se vincono o scendendo se perdono.
Analogamente ad altri aspetti della serie precedentemente discussi, ci troviamo di fronte ad un concept che nasce basandosi fortemente sulle tematiche di SpSc, riuscendo persino a esprimere le stesse in maniera migliore dei videogiochi: per mezzo del sistema di ranking, il feeling di rivalità sportiva risulta visibile e concreto.

E dal momento che siamo in tema, è il caso di scendere più nel dettaglio riguardo l’aspetto delle battaglie. Escludendo “Dandel VS Laburno” (tutto sommato decente, ma nulla di particolarmente impressionante) e gli scontri avvenuti contro comparse e figure minori, in linea generale le Lotte del Pokémon World Championships mostrano una qualità costante: le coreografie risultano per la maggior parte ottime, tra tattiche ben congegnate, sequenze di pura azione ad esse alternate ed un eccellente comparto tecnico a completare il tutto.
A partire dall’episodio “Scontro tra titani!”, ogni maggiore battaglia si caratterizza per almeno una sequenza, se non un intero match, eseguito con estrema cura:
1) “Lance VS Dandel”, un continuo botta e risposta tra la combo “Dragondanza + Idrondata” di Gyarados, l’inaspettato Tuonopugno ravvicinato di Charizard e altre mosse vistose;
2) “Ash VS Vania”, dove possiamo assistere ad un acceso debutto in battaglia di Gengar e ad un’interessante tattica che sfutta il Magnetascesa di Electrode;
3) “Ash VS Ornella”, nonostante una conclusione abbastanza accelerata e inverosimile, mostra uno spettacolare combattimento tra Dragonite e Mega-Lucario;
4) “Ash VS Fabia” (Round 1), che coinvolge Riolu e Grapploct in un duello violento e drammatico;
5) E infine “Ash VS Fabia” (Round 2), dove il protagonista torna in carreggiata grazie a sorprendenti strategie da parte di Pikachu e Riolu.

Estremamente soddisfacenti, le Lotte Pokémon si riconfermano come sempre uno dei fiori all’occhiello in ogni generazione.

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Dynamax. Sì o no?

Avendo esaminato pregi, difetti ed innovazioni generali della serie, è arrivato il momento di concludere la retrospettiva parlando di uno dei punti maggiormente controversi: il Dynamax.
La nostra prima critica in merito a come la serie animata abbia adattato tale meccanica risiede nella sua contestualizzazione. Come ormai dovremmo essere tutti a conoscenza, nei videogiochi originali Eternatus sprofondò sottoterra 20.000 anni fa e la sua energia dal sottosuolo si diffuse in tutta Galar, divenendo la causa ultima del processo di “dynamaxizzazione” dei mostriciattoli tascabili; detto questo, nella serie animata possiamo vedere il Pokémon leggendario volare in mezzo alle nuvole, lasciando intendere che non è mai stato imprigionato precedentemente agli eventi della Notte Oscura: ciononostante, Punti Energetici e particelle Galar funzionano perfettamente, innescando Dynamax e Gigamax con Pokémon quali Snorlax, Drednaw e persino il Pikachu di Ash.
Sebbene la serie animata sia nota per prendere le proprie distanze dai titoli originali, quello della la lore è indubbiamente un aspetto al quale bisogna restare fedeli, creando una storia comprensibile per il pubblico indipendentemente dalla conoscenza di questi sul materiale di partenza. Ecco perché una differenza tanto grave tra videogioco e anime non può essere trascurata: non è chiaro il passaggio logico tra Eternatus in cielo e sotto il possesso di Rose, e soprattutto, nella mente di coloro che hanno giocato ai videogiochi s’insinuano diversi quesiti riguardo la diffusione dell’energia Dynamax e delle particelle Galar.

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Se tuttavia si può perdonare tale mancanza considerato come l’arco della Notte Oscura, in fin dei conti, abbia seguito una direzione precisa senza altri tipi di intoppi, e tenendo in considerazione un finale aperto che lascia sperare in chiarimenti futuri, ben differente e più problematico risulta essere il caso delle Lotte Dynamax all’interno degli Stadi.
Come accennato all’interno del primo paragrafo, entro una cinquantina di puntate sono piuttosto poche le battaglie a cui abbiamo potuto assistere. Ne distinguiamo precisamente cinque, tra le quali, tuttavia, due presentano una mera funzione introduttiva ed una terza viene eseguita di fretta poiché non rilevante ai fini della trama; in definitiva, mancano perciò di una certa cura nei dettagli, cosicché le uniche “vere” Lotte Dynamax definibili tali, gli unici casi nell’arco di un’intero anno in cui si fa un utilizzo proprio della meccanica di ottava generazione, appaiono essere “Lance VS Dandel” e “Dandel VS Laburno”.

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E al di là di tale paradosso, il vero problema riguardo a queste battaglie risiede nella loro durata, semplicemente troppo corta. Il primo dei due scontri rivela un grande potenziale strategico grazie agli effetti delle mosse, tra Charizard che utilizza Dynajet allo scopo di schivare Dynattacco mentre colpisce l’avversario, o Gyarados che evita di subire il colpo con Dynabarriera; eppure, il match è lungo a malapena la metà rispetto alla fase precedente della lotta, che in teoria dovrebbe costituire solo l’antipasto ma si rivela più saporita rispetto al piatto principale.

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Per quel che concerne Dandel e Laburno, la sproporzione tra le due fasi del combattimento appare ancora più elevata: entro soltanto un minuto d’orologio, Duraludon e Charizard si lanciano un paio d’attacchi a vicenda ed il primo va al tappeto nel momento in cui Fuoco e Acciaio si scontrano; sul lato opposto dello spettro, il testa a testa dei due Pokémon nelle loro forme normali dura invece il doppio ed appare maggiormente definito sul piano tattico, mostrando gli Allenatori impegnati a contrastare l’uno le mosse dell’altro.
Si crea una situazione dove la Lotta Dynamax non soltanto è povera di contenuti, ma pure velocizzata eccessivamente.

Ad essere sinceri, non è difficile spiegare il perché di questa situazione. Per quanto possa essere strategico grazie alla moltitudine di mosse disponibili, il Dynamax è sostanzialmente un combattimento tra creature tascabili enormi, che da un punto di vista logico non possono muoversi agilmente sul campo: indipendentemente se su Switch o in TV, i Pokémon dynamaxizzati rimangono quindi sul posto a scambiarsi attacchi, e la cosa deve aver influenzato l’anime profondamente.
Per fare un paragone, in XY la Megaevoluzione veniva utilizzata similmente a Dynamax e Gigamax, con l’intenzione di mettere in scena l’atto conclusivo della lotta; tuttavia, la differenza è che da Megaevoluti i Pokémon presentano ancora una certa libertà di movimento e possono quindi cimentarsi in diverse coreografie, cosa impossibile con la meccanica di ottava generazione.

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È dunque palese come lo staff si sia trovato con le mani legate, e forse questo potrebbe essere un ulteriore motivo alla base del concept di JN: siccome gli autori vogliono prendersi del tempo per lavorare alle Lotte Dynamax, hanno preferito non relegare ambientazione e trama dell’anime unicamente a Galar.
Eppure, per quante spiegazioni logiche riusciamo a trovare, non possiamo evitare una certa sensazione di amaro in bocca. L’anime deve assolutamente trovare un modo per rendere le Lotte Dynamax soddisfacenti, per poterle inserire in una coreografia avvincente: l’intera scalata di Ash verso Dandel è partita attraverso l’introduzione di questa meccanica e l’ottenimento di un Polsino, proprio come Sun&Moon cominciò illustrando il fenomeno delle Mosse Z e donando al protagonista un Cerchio Z; la serie è destinata a concludersi dando spazio alla gigantificazione dei mostriciattoli tascabili, eppure la cosa non potrà avvenire per il verso giusto se gli scontri risultano piatti, velocizzati e in generale non riescono a esprimere appieno il proprio potenziale.
Infine, come se quanto finora spiegato non fosse sufficiente, al momento mancano alcune informazioni riguardo a dettagli generali di Dynamax e Gigamax. Per esempio, nell’anime esiste il Fattore Gigamax o i Pokémon in possesso di questa forma la raggiungono automaticamente? Il limite di tempo entro il quale un Pokémon può restare gigante è anche qui limitato a 3 turni, ossia 3 scambi di mosse a testa?
E non dimentichiamoci di come, nonostante il Pikachu di Ash abbia ottenuto accesso al Gigamax e sembri necessitare di allenamento per padroneggiarlo al meglio, la cosa al momento sembra essere stata archiviata.

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Come detto all’inizio, il Dynamax costituisce senza dubbio uno degli aspetti piu controversi dell’anime. Non abbiamo idea di come potra essere migliorato in futuro, ma tra dettagli privi di spiegazioni e problemi palesi nell’adattarlo ad un sistema di lotta differente da quello videoludico, la situazione attuale non sembra affatto essere delle migliori.

Esplorazioni Pokémon: considerazioni finali

Giungiamo al verdetto conclusivo: Esplorazioni Pokémon è una serie buona e fedele ai videogiochi come le altre, oppure l’esecuzione non è delle migliori?
Il nostro giudizio riguardo a questo primo anno di trasmissione si conferma positivo. I problemi maggiori derivano da come l’anime faccia troppo affidamento su episodi autoconclusivi dove l’ambientazione è spesso mutevole: ciò porta ad una sensazione di disorientamento, perché per quanto vadano a delinearsi le storie dei vari personaggi e un ruolo di punta per la generazione corrente, contemporaneamente si assiste a molteplici puntate strutturate come se fossero a sé stanti, con pochissimi casi di riferimenti e le cui trame differiscono molto le une dalle altre; inoltre, la frequenza saltuaria di Galar su schermo impedisce ai Pokémon e alla meccanica del Dynamax di venire approfonditi propriamente, e vi sono in linea generale diverse controversie in merito allo stesso Dynamax e a come alcune meccaniche di Pokémon GO siano state implementate nella serie attraverso uno dei protagonisti principali.
Ognuna di queste cose costituisce però solo una frazione di quanto effettivamente l’opera abbia offerto nel corso dell’anno: una volta passato oltre, lo spettatore noterà che la natura dell’anime mantenuta fino ad ora non è cambiata troppo nonostante una maggiore libertà creativa da parte degli autori; trama e personaggi continuano a basarsi fortemente sui videogiochi correnti, avanzando quasi unicamente per mezzo di mostriciattoli tascabili e figure ripresi da SpSc, e la saga trova modo di riflettere (implicitamente ed esplicitamente) caratteristiche e chiavi di lettura sviluppati da Game Freak nei titoli per Nintendo Switch – tra cui un dualismo tra i personaggi principali, assente nell’opera originale, che rispecchia il rapporto tra Spada e Scudo.
Un anime rappresentativo dei videogiochi, che non si limita a mostrarne personaggi e ambientazioni ma crea una storia volta a imitare quanto raccontato, seppur inedita.
In generale, poi, lo storytelling risulta interessante ed appetibile per i fan di lunga data: che si tratti di Ash e del suo cammino verso l’invincibile Dandel, della crescita di Goh nel comprendere i rapporti, o dell’approccio più realistico di Cloe alla vita, questa serie si rivela affascinante e per gran parte ben costruita, reggendosi su individui tridimensionali e temi più maturi.
Perciò, sebbene Esplorazioni Pokémon abbia osato e si sia mostrata non ortodossa per molti versi, riconosciamo una certa intraprendenza e delle ambizioni condotte piuttosto bene durante l’ufficiosa prima stagione. Consigliamo di seguire la serie facendo maggiore attenzione a quanto spiegato nel corso dell’elaborato, in modo da comprendere meglio direzione e stile della saga, e siamo curiosi di scoprire come pregi e difetti già affermati potranno migliorare ulteriormente nel 2021.

Se siete arrivati fino a qui vi ringraziamo immensamente per la lettura e vi invitiamo a commentare qui sotto se vorrete discutere sulla serie con noi!