[TALK] Un anno di Esplorazioni Pokémon: retrospettiva della serie

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17 Novembre 2019. “Pocket Monsters 2019”, in seguito adattata negli USA come “Pokémon Journeys” (JN) e in Italia come “Esplorazioni Pokémon”, viene trasmessa in Giappone a partire da questo giorno e fa subito parlare di sé a causa di numerosi cambiamenti, scelte narrative e specifici personaggi che la distinguono profondamente dalle precedenti saghe.

In circa cinquanta settimane, quest’incarnazione del cartone animato si è rivelata bizzarra e ha suscitato opinioni contrastanti: c’è chi l’ha adorata all’inizio ma ha successivamente perso interesse, chi l’apprezza in parte pur riconoscendo dei contro e chi la reputa un prodotto malriuscito.
Il nostro obbiettivo è fornire un resoconto della situazione e stabilire effettivi punti di forza e di debolezza dell’anime, dando ragione o torto a determinate critiche; cercheremo di essere oggettivi pur offrendo interpretazioni nostre e personali, e giudicheremo individualmente ogni aspetto focale tra pro e contro, fino a fornire una valutazione conclusiva.
Doverose due precisazioni:
1) numerosi spoiler per coloro che non seguono la serie in lingua originale;
2) non copriremo gli eventi successivi all’arco della Notte Oscura, tra l’altro già analizzato in un altro articolo, in quanto questi primi quarantacinque episodi introducono e sviluppano sufficientemente i tratti distintivi della serie – definendo una sorta di “ufficiosa” Stagione 1.

Una storia rappresentativa. Carpire l’essenza dei giochi, anziché limitarsi a contenuti specifici

La saga di ottava generazione si svolge principalmente ad Aranciopoli. Qui Ash diviene un Collaboratore di Ricerca per il Professor Cerasa, stabilendosi presso il suo Laboratorio con l’obbiettivo di svolgere ricerche in merito ai Pokémon di tutto il mondo; ad accompagnarlo e a vivere con lui sarà un Allenatore esordiente di nome Goh, e i due inizieranno a viaggiare per diverse parti del globo.
Nel giro di pochi episodi, la trama della serie affonda le proprie radici nelle avventure quotidiane di questo duo, definendone pure gli obbiettivi: Ash s’iscrive al Torneo Mondiale per l’Incoronazione, competizione su scala internazionale che lo porterà ad affrontare Allenatori da tutto il pianeta per arrivare a Dandel, numero uno nella classifica mondiale (ma parleremo del concept nel dettaglio più tardi); Goh, attraverso uno stile di cattura largamente basato sul gameplay di Pokémon GO e Let’s Go!, cercherà di acchiappare tutti i mostriciattoli tascabili conosciuti sino al raggiungimento di Mew – incontrato da bambino.

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Le loro storylines finiscono per incrociare gradualmente Pokémon e personaggi dai giochi Spada e Scudo, tra cui spiccano uno Scorbunny catturato dal secondo protagonista e il summenzionato Dandel; e nel mentre, infine, una terza sottotrama tratta le vicende strettamente legate al Dynamax e ai personaggi centrali di Galar, laddove una quarta viene dedicata allo sviluppo di un personaggio di supporto: Cloe, figlia del Professor Cerasa ed amica dello Yamper di famiglia.
Nonostante appaia chiaro come la serie possegga realmente una sua direzione e si poggi su basi prettamente solide, al tempo stesso lo stile con cui è stata realizzata è talmente anticonvenzionale rispetto a precedenti prodotti animati da suscitare un senso di disorientamento: non vi sono accenni né alla Lega Pokémon né alla Sfida delle Palestre, poiché il percorso di Ash ruota attorno ad un concept completamente inventato; la regione di turno compare sullo schermo in maniera soprendentemente saltuaria, facendo passare un considerevole ammontare di episodi prima che vengano introdotti determinati Pokémon e NPC; e ci si chiede pure se la serie sia davvero fedele ai videogiochi questa volta, o abbia voluto crearsi la propria storia senza pensare a nient’altro.
Nel corso della retrospettiva giungeremo a capo di questioni simili, ma cominciamo con un ragionamento semplice: la causa primaria dietro ad una trama tanto fuori dall’ordinario va cercata con tutta probabilità nel finale della Serie Sole e Luna.
Come tutti sappiamo, dopo aver conseguito una vittoria contro Iridio e Kukui Ash è divenuto Campione della Lega di Alola; quel che nessuno di noi aveva compreso all’epoca, tuttavia, è che da un punto di vista logico ciò impedisce la partecipazione a campionati simili in futuro. Non avrebbe senso chiedere ad un Allenatore appartenente alla classe “Campione” di tornare alle basi e conquistare nuovamente delle Medaglie, perciò (giunto il materiale dei titoli per Nintendo Switch) gli autori hanno dovuto trovare modo di inserire personaggi di ottava generazione nel percorso del protagonista pur non affrontando la Sfida delle Palestre; era cioè necessario prendere una strada diversa da quella tradizionale, e si è giunti ad ideare un tipo di sfida che prevedesse spostarsi in varie località anziché rimanere segregati a Galar.
Aperta e chiusa parentesi sulle motivazioni, passiamo subito al fattore fedeltà – principale argomento di questo primo paragrafo. Potrà sembrare per molti versi un “headcanon”, ma dopo aver riflettuto sulle proprietà e peculiarità di giochi e anime, siamo giunti alla conclusione che il fascino di Esplorazioni Pokémon sta nell’essere una storia rappresentativa di quanto raccontato in SpSc: un’opera che a prima vista sembra essere molto differente, ma che grattando la superficie si scopre mimare il materiale originale e mostrare delle forti coincidenze.

Pokémon Spada e Scudo, secondo un’interpretazione non troppo semplificata, si basano sui principi basilari della serie: tra la trama principale e i diversi DLC, elementi focali di questa generazione risultano essere l’avventura, gli obbiettivi e le battaglie.
In Esplorazioni Pokémon, tutto parte dal desiderio dei protagonisti di viaggiare allo scopo di realizzare i rispettivi sogni: due persone che lotteranno contro altri Allenatori, incontreranno tanta gente e scopriranno la vastità del mondo, trovando in Galar una chiave per crescere di più.
Guardiamo ai fatti e cerchiamo di trovare un nesso. Rendendosi conto di come GF abbia progettato dei videogiochi che si reggono sui maggiori punti di forza del franchise, lo staff dell’anime avrebbe deciso di dar vita ad una saga che riesca a rappresentare principalmente ciò, e contemporaneamente deve anche fare in modo di non rimanere entro i confini di Galar considerando le possibilità aperte con il finale della serie appena precedente; perciò, nascono una nuova formula narrativa ed una trama che collega la generazione attuale a tutte le altre, spaziando per l’intero mondo dei mostriciattoli tascabili.
Senza troppe forzature, il fatto che una storia mimichi l’altra sembra abbastanza palese: non importa se Biancavilla e Aranciopoli o Furlongham e Brassbury, tutto parte dalla città del protagonista principale e per mezzo di un Professore Pokémon; lo stesso Professore è imparentato con un personaggio femminile che incrocierà spesso i protagonisti, e che vive assieme ad uno Yamper; possono essere sia il Giocatore e un Hop desideroso di “vivere la sua leggenda”, sia Ash e un Goh “il cui futuro è nelle sue mani”, si tratta pur sempre di un viaggio fatto di ambizioni e speranze che porterà a conoscere sé stessi e altre persone; la primissima avventura ad unire il duo vede l’incontro con un Pokémon Leggendario suscitante mistero, in un caso Zacian/Zamazenta e nell’altro Lugia; e a prescindere se attraverso la Sfida delle Palestre o il Torneo Mondiale per l’Incoronazione, soprattutto per uno dei due personaggi principali, il Campione di Galar costituirà la meta finale ed il culmine del proprio arco di maturazione.

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Ulteriore esempio a sostegno dell’elaborato è senza dubbio alcuno la dinamica tra i due Allenatori principali, non tanto per il rapporto che li unisce ma per cosa stanno a rappresentare; e allo scopo di comprendere essa, l’esempio migliore a nostra disposizione è dato dal secondo episodio, “Nuove leggende e nuovi amici”, con protagonista il Pokémon Immersione Lugia.

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Giunto questi ad Aranciopoli, entrambi i protagonisti hanno cercato di raggiungerlo e sono stati talmente spericolati da saltargli in groppa mentre era a mezz’aria; tale scena definisce come interesse e determinazione dei due siano uguali, mentre tutto ciò che avviene prima e dopo mostra un palese opposizione tra personalità e obbiettivi: laddove per esempio Ash cerca il Pokémon senza nessuna precisa indicazione, e quando lo incontra cerca subito di affrontarlo in una lotta, Goh era già rimasto da diverso tempo a studiare l’attività atmosferica per cercare di prevederne l’arrivo; e quando i due si ritrovano sopra la pelle della creatura, Goh non può fare a meno di soffermarsi su quanto essa sia dura al tatto, mentre Ash abbraccia sorridente le piume emozionandosi per essere sul suo dorso.

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Nonostante quindi l’amore in comune per i mostriciattoli tascabili, fondamento alla loro amicizia, risulta palese un contrasto tra passione e analisi che, unito ai loro obbiettivi precedentemente citati ed a quanto verrà visto in successivi episodi, consente l’affermazione di un rapporto complementare. Ash e Goh partono dal medesimo concetto, l’interesse genuino per i Pokémon, eppure si differenziano l’uno dall’altro in termini di carattere e visione del mondo: un Allenatore molto più battagliero, nonché una persona generalmente spensierata, emotiva ed impulsiva, in contrapposizione con un individuo interessato soprattutto alla ricerca e che agisce molto razionalmente.
Le loro differenze non sono tuttavia fatte per scatenare discussioni, in quanto l’anime mostrerà più e più volte quanto essi sappiano coprire reciprocamente le proprie debolezze ed agire come una squadra, per questo parliamo di un rapporto complementare dalla doppia interpretazione: Ash e Goh simboleggiano due giocatori differenti, due facce distinte del franchise Pokémon tra lottare, catturare, preferire l’azione alla riflessione e viceversa; e contemporaneamente, altra chiave di lettura ravvisabile in essi è il rapporto che unisce la Spada e lo Scudo.
Due distinti mezzi per combattere che coprono l’uno le debolezze dell’altro quando vengono usati insieme, proprio come succede con i due protagonisti quando rimangono coinvolti nelle medesime situazioni. A lungo mostrata e sviluppata su schermo, questa dinamica ha trovato il suo massimo splendore durante le vicende della Notte Oscura: come abbiamo già discusso nel nostro approfondimento, da una parte il coraggioso Ash aiuta Dandel ad affrontare direttamente la gigantificazione incontrollata dei Pokémon, e dall’altra Goh sfrutta le proprie capacità analitiche per indagare con Sonia sulla causa del fenomeno.
Un arco narrativo diviso in due storylines separate, le quali danno risalto alle peculiarità distintive dei personaggi principali e diffondono un ideale di dualismo assente negli originali titoli pubblicati su Nintendo Switch.

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Insomma, sembra che l’obiettivo di Esplorazioni Pokémon sia concentrarsi sull’essenza dei videogiochi per dare vita a una formula narrativa specifica e ad una trama tutta sua. Sviluppare qualcosa di imprevedibile ed inedito, eppure che rispecchia perfettamente lo spirito del materiale di partenza.
Pur tenendo conto di legittime sensazioni di disorientamento, noi personalmente non possiamo fare a meno di apprezzare la tendenza dell’anime a sperimentare e rinnovarsi; anzi, ad essere sinceri è il caso di dire che, da questo punto di vista, JN non è nemmeno tanto diversa rispetto al tipo di serie animata a cui abbiamo assistito con Sun&Moon: i videogiochi di settima generazione si strutturavano secondo una narrazione prettamente incentrata sull’introspezione dei personaggi e sulle loro storie condotte attraverso sia cutscenes, sia fasi di gameplay incentrate sull’interazione tra loro ed il giocatore (è questo il caso per una Lylia in fuga dalla madre, il Team Skull capitanato da Guzman e persino per i sottosviluppati membri dell’Ultrapattuglia); gli autori finirono per sviluppare un’opera televisiva di genere “slice of life”, consentendo un’emersione più facile alle interazioni tra personaggi e alle tematiche di Alola – amicizia, famiglia e condivisione.
L’ottava generazione raccoglie semplicemente l’eredità della precedente, superando l’esperimento di Alola già brillantemente riuscito e crea una trama fatta di legami, scoperte e avventure: la storia di due, a volte tre individui, e le loro vite condotte simultaneamente con un ampio respiro sul Mondo Pokémon e sulle creature che lo abitano.

Mettendo da parte la questione rappresentativa, argomento su cui assolutamente fare chiarezza è la contestualizzazione di Galar tra regione, personaggi e mostriciattoli tascabili. Nei confronti delle ambientazioni di SpSc, risulta comprensibile come l’anime vada per il detto “la qualità prima della quantità”: soltanto dieci puntate su quarantacinque sono collocate nella regione di Galar, ma risaltano immediatamente ad un attento osservatore per via dei contenuti; che si tratti del Dynamax, di Dandel o del debutto di nuovi Pokémon da catturare, Ash e Goh mettono piede a Goalwick unicamente con lo scopo di sviluppare la trama, senza perdere mai tempo in storie generiche (altrimenti definite “filler”) come invece capita nel caso di Kanto, Johto o altre regioni.
Sembrerà perciò paradossale, eppure è proprio la rarità di Galar a metterne in chiaro il ruolo di ambientazione principale, venendo essa trattata con maggiore riguardo rispetto alle altre sette località del Mondo Pokémon.
In più, è curioso come spesso ambientazione e contenuto differiscano entro la medesima puntata. Episodi come JN17, JN18, JN22, JN34 e JN39 si svolgono tra Aranciopoli, Zafferanopoli, Fiorlisopoli e Albanova, ma non è questo ciò che conta: oggetto della storia risultano essere Raboot, Fabia e la scalata per Dandel, materiale narrativo che (non troppo dissimilmente rispetto a saghe precedenti) viene fortemente intrecciato con lo sviluppo dei personaggi principali, primeggiando rispetto ad elementi di altre generazioni ed imprimendosi con un ruolo fondamentale nella trama dell’anime.

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Insomma, Esplorazioni Pokémon potrà aver compiuto scelte inusuali, ma la natura dell’anime mantenuta fino ad ora non è cambiata troppo. Storia generale e caratterizzazione dei personaggi continuano a trarre ispirazione dai videogiochi più recenti (in maniera più o meno esplicita), riflettendone pure i temi e le idee di base al di là di una mera presentazione di figure umane e mostriciattoli tascabili.
Ad essere cambiato è il sistema attraverso cui riuscire a costruire una trama propria oltre che adattare i contenuti, dato che lo staff si è preso una certa libertà creativa e ha estrapolato materiale narrativo da più titoli diversi.

Un anime appetibile per tutti, anche se non perfetto

Un aspetto interessante da notare è come la nuova formula funga da eccellente sistema per spaziare tra il pubblico. Dal momento che l’anime trae spesso ispirazione da ambientazioni e mostriciattoli di storiche generazioni, numerose sono le puntate appetibili a nostalgici e casual gamers: Pokémon di prima e seconda generazione, citazioni intelligentissime ai videogiochi classici, nonché agli episodi della serie originale, e spiegazioni effettive consentono alla nuova serie di affermarsi quale un prodotto rivolto principalmente ai veterani, eppure godibile dai non addetti ai lavori; l’anime eccelle nell’introdurre alcune meccaniche e funzioni ai novellini senza trascurare il pubblico più esperto, obiettivo fondamentale considerato il continuo espandersi del franchise più forte al mondo.
E parlando più nello specifico di come la serie sia concepita per gli adulti, oltre ad aspetti maggiori che toccheremo nelle prossime sezioni Esplorazioni Pokémon si caratterizza per un senso di Worldbuilding non troppo frequente ma comunque degno di nota, che approfondisce il mondo dei mostriciattoli tascabili a 360°: può essere un’intera puntata dedicata al ciclo evolutivo di Bulbasaur, che va in cerca di un luogo ideale per far assorbire luce solare al suo bulbo per evolversi sino a Venusaur, dopodiché diffonde il polline nelle aree circostanti; un’altra che ci mostra l’evoluzione dei Dratini in maniera simile alla crescita dei serpenti, con tanto di muta e perdita della pelle; un siparietto raffigurante la migrazione dei Beautifly immediatamente dopo l’evoluzione da Silcoon, e tanti, tantissimi altri momenti volti a delineare le peculiarità di svariate creature e diversi aspetti del loro pianeta.
Il Mondo Pokémon visibile in JN viene gradualmente costruito rivelandosi molto più vivo e palpabile di quanto non sia mai stato in serie precedenti, stuzzicando l’interesse di quella fetta di pubblico più amante del dettaglio ed in generale contribuendo a diffondere un feeling più realistico, per un anime che dopotutto riguarda i Pokémon.

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Nonostante l’aver tessuto diverse lodi fino ad ora, riconosciamo pure come l’esecuzione della nuova formula presenti alcuni alti e bassi.
Il primo problema ravvisabile consiste nell’evidente eccesso di hype durante i primi sei mesi di trasmissione. Nel corso delle puntate, non è un segreto che molti siano gli eventi divenuti virali su Internet per questa o quell’altra ragione; tra citazioni ai giochi, contenuti e rivelazioni inaspettate, la serie ha fatto parlare presto di sé tra gli appassionati.
Detto questo, però, non tutte le ciambelle sono venute col buco. Gli autori compiono spesso scelte che non sembrano avere un significato specifico oltre al desiderio (per l’appunto) di suscitare hype, di attirare il pubblico e intrattenerlo senza troppe pretese: ad esempio, rispetto alle apparizioni di Ornella e Kawe su cui abbiamo discusso, il ritorno di Lance e Furio avviene senza che per tali personaggi venga delineato un ruolo effettivo; le loro uniche funzioni, che sia l’introduzione a nuovi personaggi o qualche flashback, si esauriscono durante i singoli episodi in cui appaiono, dopodiché essi non vengono menzionati né fanno apparizioni fisiche in nessun’altra occasione.
Vi sono poi la backstory di Pikachu, semplicemente effimera dal momento che non arricchisce affatto il profilo del Pokémon Topo sviluppato per oltre vent’anni; la leggenda di Ho-Oh, un mero pretesto per ricordare il passato di Ash senza dare realmente peso allo stesso, sviluppandoci attorno una trama piuttosto generica; la rivelazione shock di Mr.Mime, Pokémon che è stato ufficialmente dichiarato in possesso di Ash, solo per poi venire immediatamente ridotto a un gag character in quanto non appartenente al team “attuale”; e infine, qualche episodio dalla trama semplicemente non troppo impegnata.

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Al di fuori della generazione corrente gli episodi di JN non mostrano una qualità sempre costante, rivelandosi al limite del fanservice e spesso con l’unica intenzione di introdurre l’anime ad un pubblico poco informato – verrebbe da chiedersi perché inventarsi l’idea del giro del mondo anziché rimanere fedeli alle tradizioni.

Per fortuna ci riferiamo a cose che si verificano in gran parte durante la fase introduttiva dell’anime, e molti di essi potrebbero venire risolti in base a quanto accadrà in futuro.
Altro aspetto da segnalare è la presenza “non costante” di Galar. Nonostante quanto riportato sopra, rimane un dato di fatto che la scelta compiuta dall’anime influenza negativamente la presentazione di SpSc per certi versi: nel giro di quaranta puntate sono stati mostrati soltanto due Pokémon iniziali su tre (approccio decisamente bizzarro alle creature generalmente “simbolo” della loro Generazione), e in generale le Lotte Dynamax, tecnicamente la novità di maggiore importanza nei titoli per Nintendo Switch, risultano essere piuttosto rare e difficilmente riescono ad imporsi sulla scena in maniera definita.
Tuttavia, il principale problema riscontrabile sta nella natura estremamente autoconclusiva della serie. In un’intervista rilasciata tempo fa da Animedia, venne spiegata l’intenzione di sviluppare una serie priva di molti archi narrativi o storie divise in due puntate di fila; questo perché l’anime andava in onda la domenica, giorno in cui la televisione non viene vista da molti e quindi ci si può confrontare con un pubblico prevalentemente casual: persone che non guardano la serie con costanza, e che dunque si troverebbero in difficoltà qualora si sintonizzasero su Tv Tokyo assistendo frequentemente ad episodi collegati l’uno al seguente, o dove avvengono riferimenti a più puntate.
Perciò si è giunti alla conclusione di realizzare prevalentemente episodi autoconclusivi, la cui trama inizia e finisce entro 20 minuti senza mai aprire spiragli sulle puntate immediatamente successive. Ciò risulta tuttavia problematico, perché conferisce alla saga un andamento piatto e formulato: non è che l’anime non sviluppi precise storylines tra puntate diverse e separate (come del resto è sempre accaduto), ma la mancanza di riferimenti a quanto accade qui e lì, l’assenza di continuità tra le puntate unita al variare sporadico dell’ambientazione conferisce l’impressione che ogni evento maggiore sia a sé stante, come se non venisse seguita una direzione specifica e non ci si focalizzi abbastanza sugli elementi maggiori; per quanto siamo ovviamente in disaccordo con tali critiche, non possiamo comunque ignorare i difetti di una simile strutturazione.
Probabilmente è a ragione delle critiche che, a partire dal 9 ottobre, la trasmissione di Esplorazioni Pokémon è stata spostata al venerdì: è possibile che cambiamenti nel palinsesto porteranno a miglioramenti nella strutturazione della serie, e guarda caso, la cosa è accaduta appena due settimane prima l’Arco della Notte Oscura.

In ogni caso, sebbene non perfetta, la trama di JN risulta solida per la maggior parte: capace di riprendere la narrativa e gli elementi dei titoli originali restando fedele ai suoi principi, allo stesso modo dimostra la propria maestria nel creare qualcosa di imprevedibile, originale e intrattenevole, scavando sino al fulcro del brand.

Ash, Goh e Chloe. La forza del franchise sotto diverse prospettive

Se la serie scava sino al fulcro del brand, è d’obbligo spendere qualche parola sui due protagonisti principali e sul personaggio secondario di maggior rilievo.

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Al termine di SL il protagonista di Biancavilla decide di mettersi in viaggio per vedere il mondo, ovvio foreshadowing che ci porta alla scelta di diventare un Collaboratore di Ricerca per il Professor Cerasa. Essendo Espolorazioni Pokémon il sequel della settima generazione, le varie puntate mostrano un atteggiamento dell’Allenatore che ricalca fortemente la mentalità da lui acquisita negli anni e per molti aspetti affontata all’interno del nostro Talk sulla sua evoluzione: Ash è curioso di scoprire qualunque sia la località da visitare, non per le sfide che potrebbe sostenere ma per la bellezza dei luoghi e i Pokémon da incontrare; anche in seguito alla decisione di affrontare Dandel, che lo porta a dover sfidare numerosi avversari, continua a rilassarsi ed apprezza quel che sperimenta anziché dirigersi impazientemente verso il prossimo obiettivo.
Senza troppe forzature l’esempio maggiore si ha probabilmente con la prima visita a Galar, dove egli si è concentrato unicamente sull’esplorare le Terre Selvagge e scoprire il Dynamax, invece di catturare Pokémon mai visti o di cercare Allenatori con cui lottare; questo suo approccio ad una nuova regione si sposa molto bene con la sua crescita a Kalos e Alola, dove imparò a non andare continuamente dritto all’obiettivo e a prendersi del tempo per apprezzare l’ambiente circostante.

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Sebbene a prima vista possa sembrare che il punto della sua caratterizzazione sia unicamente mostrare quanto egli è maturato nel tempo (il ché rimane comunque corretto e degno di nota), il discorso acquisisce un ulteriore significato prendendo in esame l’episodio “Andate verso i vostri sogni! Ash e Goh!”.
Ventesima puntata dell’anime, essa vede entrambi i protagonisti principali fare da guide ad un gruppo di bambini ed insegnando loro il più possibile riguardo ai Pokémon. Nel caso di Ash, questi finisce per lottare contro un partecipante al Torneo Mondiale dell’Incoronazione, ed è a seguito della vittoria che pronuncia tali parole:
“Io credo che lottare ti aiuti a conoscere meglio i Pokémon, e ad avvicinarti di più ad essi. È per questo che lotto”.

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Una frase singola, ma sufficiente (unita a tutto il resto) ad esprimere la profondità con cui il protagonista è stato scritto nella nuova serie. Oltre ad una propria visione delle cose sviluppata nel corso dei propri viaggi, l’Allenatore di Biancavilla viene raffigurato quale un individuo che vede una certa ricchezza di contenuti in merito al Mondo Pokémon; che si tratti del semplice desiderio di crescere nell’ambiente delle lotte, di studiare creature tascabili e regioni in quanto il suo nuovo lavoro, o di interagire con altre persone, egli desidera scoprire sempre più cose guardando a quel che lo circonda con maggiore profondità, non soffermandosi soltanto sui significati più basilari e superficiali.
Ash simboleggerebbe così l’audience dei veterani in una maniera molto interessante. Se l’obiettivo dell’anime è mostrare i punti di forza del brand Pokémon, egli appare vicino a quella parte del fandom interessata alla complessità dei mostriciattoli tascabili, tra gioco competitivo e discussioni/analisi su svariati argomenti.
Tutto ciò confluisce nel suo percorso, la storia di una persona con il desiderio di viaggiare per scoprire cosa il mondo ha da offrire. Vedere con i propri occhi la bellezza di certi posti e trovare nuove strade per superare sé stesso, arrivando a conoscere luoghi e persone che aprono i suoi occhi a realtà inesplorate, oppure gli permettono di tornare sui suoi passi e riflettere maggiormente – che si tratti del fenomeno Dynamax, del Torneo Mondiale per l’Incoronazione o di rivedere stile e strategie di lotta una volta fatta la conoscenza di Fabia.

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Il suo personaggio costituisce senza dubbio uno degli argomenti più dibattuti in tutta la serie. C’è chi lo apprezza molto, chi vede alcuni problemi nella sua costruzione e chi addittura non se lo fa piacere senza cognizione di causa.
Ma quasi tutte le critiche sono legate ad un unico aspetto, ossia quel che rappresenta. Goh trae fortemente ispirazione dall’applicazione di Niantic, Pokémon GO, e dallo spin-off “Pokémon: Let’s Go, Pikachu!/Eevee!”; il suo sogno, catturare ogni Pokémon sul pianeta per raggiungere Mew, viene condotto in quasi ogni puntata attraverso il medesimo sistema: egli incontra una creatura tascabile, lancia la Ball e questa viene presa immediatamente, dopodiché i dati vengono registrati nel Pokédex.
Il primo problema a sorgere è come l’obiettivo viene portato avanti in una maniera che semplicemente non lo rende interessante. L’Allenatore di Aranciopoli compie alcune catture avvincenti (a volte precedute da lotte), ma si tratta di momenti rarissimi in mezzo a decine di situazioni totalmente casuali, dove egli acchiappa da tre a sei Pokémon alla volta; criticatissimo, ad esempio, è l’episodio “Tornerò a inseguire Mew!”, nel quale finisce per mettere mano su dodici creature tascabili diverse.

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Non è d’aiuto neanche il fatto che egli venga visto acciuffare almeno un Pokémon durante letteralmente ogni puntata, includendo filler ed episodi incentrati prevalentemente su Ash, poiché si tratta di contesti nei quali l’occhio dello spettatore si sofferma su ben altro.
Il lato maggiormente negativo, tuttavia, consiste più che altro nel significato che l’anime cerca di attribuire alla caratterizzazione di Goh. Durante il sopracitato “Andate verso i vostri sogni! Ash e Goh!”, il co-protagonista dichiara come, dal proprio punto di vista, catturare Pokémon gli consenta di avvicinarsi ad essi e comprenderli meglio; lo scopo di tale affermazione è ovviamente creare un parallelismo con Ash, sottolineando così le differenti visioni del mondo in possesso dei protagonisti, ma a differenza dei momenti in cui ciò si traduce nel contrasto tra analisi e passione, qui vi è un evidente forzatura: in che modo catturare più mostriciattoli di fila, senza preoccuparsi di nulla se non lanciare una Poké Ball, consentirebbe a Goh di comprendere gli stessi?
La cosa può avere senso inserendo i pensieri del personaggio nell’ottica di un giocatore collezionista le cui opinioni valgono quanto quelle di un giocatore competitivo, e sicuramente l’intenzione degli autori vuole essere questa, ma ciò non toglie che vi sono diverse contraddizioni. La serie animata fa del suo meglio per mostrare quanto Goh tenga ai Pokémon e quanto creda davvero in quel che dice, eppure tale proposito si scontra con la presentazione povera del suo obiettivo: ci sono momenti dove lo vediamo farsi in quattro per ottenere una creatura tascabile, anche arrivando a cimentarsi in lotte difficili, oppure dove viene mostrato legare con i Pokémon al Laboratorio Cerasa e prendersene cura; tuttavia, per ognuna di queste scene (piuttosto poco frequenti, tra l’altro) abbiamo cento situazioni dove il protagonista agisce in maniera completamente opposta: appare un Pokémon, egli lo cattura, talvolta passa al successivo e non vediamo più nessuno degli esemplari acchiappati se non durante alcuni camei o specifiche situazioni.

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Un pattern che impedisce anche solamente di studiare più da vicino le creature tascabili, oltre che legare facilmente con loro, e che quindi ben poco si sposerebbe sia con la comprensione a cui ambisce il protagonista, sia con il suo stesso affetto per essi.
In conclusione, se arrivare a detestare un protagonista principale soltanto per un aspetto del suo personaggio costituisce un’esagerazione, al tempo stesso non possiamo mentire dicendo di avere di fronte un esperimento del tutto riuscito. Goh cade purtroppo in una contraddizione di sé stesso, tra messaggi che in teoria dovrebbero essere comunicati e cosa effettivamente accade su schermo.

Vedendo il bicchiere mezzo pieno, la strada intrapresa da Goh per raggiungere Mew è comunque un dettaglio minore del personaggio, il ché ci porta al suo sviluppo.
Goh viene introdotto come una persona molto più logica e riflessiva di Ash, ma al tempo stesso si rivela essere determinato, dalle grandi ambizioni e appassionato di Pokémon tanto quanto lui; tutto ciò porta alla dinamica già affrontata nel primo paragrafo e contemporaneamente gli dona un certo multilateralismo, ma giunge con un effetto collaterale: non è interessato a conoscere altra gente.
Come spiegato nel primissimo episodio, il co-protagonista di Esplorazioni Pokémon è talmente fissato sul catturare e conoscere Pokémon, sullo studiare libri e informazioni disparate in merito ad essi, da non considerare neppure lontanamente l’idea di farsi degli amici; successivamente apprendiamo attraverso altre puntate come la vita sembra averlo condotto sempre di più su questa strada: i suoi genitori non ebbero mai tempo per stare con lui, non potendo quindi insegnargli a socializzare e lasciandolo continuamente da solo, e l’unica volta che fece amicizia con un coetaneo, a causa di un malinteso i due non si vedettero mai più.

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Persino nel caso di Cloe, la sua unica vera amica d’infanzia, potrebbe essere stato lasciato intendere che le cose non siano andate spontaneamente, in quanto il bambino passava tempo soprattutto ad ammirare il lavoro del Professor Cerasa.
Ecco la ragione per cui l’incontro con Ash segna una svolta nella sua vita. Dopo anni passati senza relazionarsi con nessuno, questa è la prima volta che Goh riesce a legare permanentemente con qualcuno attraverso la passione per i mostriciattoli tascabili.

Mentre queste sono le caratteristiche del personaggio più note alla community, è tuttavia sottovalutato come l’inettudine sociale di Goh viene condotta con estremo realismo: seppur non sia propriamente un individuo introverso, né si dimostra poco socievole, egli svela atteggiamenti indubbiamente riconducibili alla sua scarsa esperienza nei rapporti umani.
Esempio perfetto è l’episodio “La misteriosa torre degli Ivysaur!”, dove lui e Ash hanno un battibecco riguardo ad aiutare o meno un Ivysaur selvatico che non riesce ad oltrepassare un muro.

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Goh: “È un errore cercare di aiutare chiunque! Se un Pokémon non riesce a tirarsi fuori dai guai da solo, fine della storia!”.
Ash: “Cosa intendi con “fine della storia?”.
Goh: “Se lo aiutassimo, lo priveremmo della sua forza di vivere!”.
Ash: “Non ha alcun senso! Se voglio aiutare qualcuno, lo farò!”.
Goh: “Aiutare qualcuno solo per capriccio, perché pensi questi sia carino o ti senta male per lui, è soltanto presunzione umana!”.
Ash: “Non mi interessa se è presunzione o quello che ti pare, io lo aiuto!”.
In seguito l’Allenatore di Aranciopoli riuscirà a comprendere meglio l’altro Collaboratore di Ricerca, ma ciò non toglie come questa sia molto più che una semplice discussione. Fermamente convinto che i Pokémon debbano essere lasciati a sé stessi perché posseggono una loro integrità, e trovandosi perciò in disaccordo con l’altruismo del protagonista, Goh ha contestato ogni parola credendo che questo abbia potuto influire sulla loro amicizia appena instaurata. A partire dalla fine dello stesso episodio, tale caratteristica inizia a scomparire abbastanza presto durante la serie soprattutto per merito di Ash, dimostrando una piccola maturazione.

Altra attitudine da segnalare è mostrata in “La Coppa Flauto è servita!”.
Qui Goh affronta la sua prima sconfitta in una Lotta Pokémon, e l’imbararazzo è tale da spingerlo a scappare via. Oltre che una seconda dimostrazione di come egli non sappia reggere il confronto (quantomeno in una certa misura), quest’evento intende evidenziare come l’inesperienza di una persona nell’interagire con gli altri possa portare la stessa a fraintendimenti, reazioni esagerate e senso di pressione: Goh ha modo di conoscere l’avversario Hermes prima che l’incontro cominci, e fin da subito sviluppa astio nei suoi confronti perché interpreta alcuni commenti come sprezzanti prese in giro; la cosa, aggiunta alla consapevolezza di aver perso perché incapace nelle lotte e di essersi trovato in un ambiente sconosciuto, gli ha messo molta ansia addosso con il risultato che si è sentito estremamente umiliato.
Non comprendendo come funzionano determinati contesti in cui si trova con altre persone, egli prende in maniera fin troppo pessimistica quel che gli succede. Volendo aprire una parentesi di approfondimento, a riprova della complessità di Goh la medesima interpretazione può essere usata per definire l’introversione da lui mostrata nella regione di Alola: laddove il personaggio non ha difficoltà a conversare con altre persone se si tratta di situazioni quotidiane o comunque di confronti brevi, questo è il primo caso dove viene “costretto” a chiacchierare a lungo con un gruppo di amici che con conosce; viene invitato senza nessun preavviso ad una festa in cui tantissimi estranei lo trattano con estroversione, e similmente al caso della Coppa Flauto finisce per reagire esageratamente e provare ansia.

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Dal momento che siamo in tema, affrontiamo inoltre l’argomento delle Lotte, utilizzate in maniera molto interessante all’interno del suo arco di maturazione. Nonostante quanto successo, Goh assisterà comunque alla lotta finale di Ash e ciò cambierà in meglio le sue opinioni; non comincierà a lottare con foga e costanza, ma lentamente l’anime mostra come egli sviluppi un proprio interesse, finisca per emozionarsi di fronte agli scontri di Ash e, soprattutto, cambi leggermente carattere divenendo poco a poco più emotivo e passionale – dentro e fuori dalle battaglie.

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Infine, Goh fa fatica a comprendere i sentimenti altrui, tratto caratteriale che fa da motore di partenza della storia in “Addio, Raboot!”. Recentemente evolutosi, il Pokémon Coniglio assunse un atteggiamento molto più chiuso ed apparentemente freddo verso il ragazzo di Aranciopoli, facendogli sviluppare svariate insicurezze.
Emozioni e pensieri di Goh mutano con costanza durante l’episodio, da un iniziale fastidio nei confronti di ciò che ritiene essere arroganza, a preoccupazioni e diversi dubbi tra l’essersi comportato bene con lui, o forse averlo davvero ferito al punto che questi preferisce ignorarlo; il protagonista arriva persino a decidere di lasciarlo andare perché possa essere felice, ma è nella scena finale, un piccolo sorriso spuntante da sotto la pelliccia, che il protagonista ha finalmente una risposta: Raboot non è disobbediente né serba rancore, ma soltanto introverso, ed è quindi ancora leale al proprio Allenatore sebbene non mostri le proprie emozioni in maniera diretta.
Goh dimostra dunque immaturità ed inesperienza in ambito sociale, tali da sospettare che un amico lo odi soltanto perché non sembra più tanto emotivo. Ma superato il malinteso, capisce che il cambiamento è in realtà molto più piccolo, e che se i due sono veramente amici, può convivere con esso ed accettarlo.

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Vi sono altri dettagli di cui potremo discutere, ma ci siamo concentrati su quanto è stato maggiormente sviluppato durante la prima fase della serie. Per chiudere il discorso, Goh ai nostri occhi appare un personaggio riuscito e molto ben scritto per la maggior parte, nonostante diverse incoerenze con il suo obbiettivo a lungo termine, che traccia una storia dai temi audaci e forti; individuo tridimensionale, dotato di un profondo spessore emotivo e psicologico, ci aspettiamo che continui a venire sviluppato sotto gli aspetti già trattati.

Cloe Cerasa

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Se Ash e Goh rappresentano due categorie distinte di giocatori, Cloe può essere vista quale l’amica del giocatore. Fin dalle primissime battute, la bambina si differenzia drasticamente dai personaggi precedentemente analizzati per via di un carattere distaccato e soprattutto di una vita scolastica realistica e lontana dai cliché del Mondo Pokémon.
Tali caratteristiche però non la rendono diversa soltanto da Ash e Goh, in quanto la prima puntata a lei dedicata, “Migliori amici, peggior incubo!”, dimostra diversi scenari in mezzo a famiglia e scuola: nei confonti del lavoro di suo padre, ad esempio, lei è piuttosto disinteressata, mentre in classe molti suoi compagni danno per scontato che sia già un’Allenatrice; e nei confronti dei mostriciattoli tascabili, ella agisce sempre in modo distaccato: l’unico a stare al suo fianco sembra essere uno Yamper in possesso del padre, visibilmente affezionatole nonostante lei non sembri curarsene troppo.
Il punto del personaggio di Cloe Cerasa risulta essere semplice, e contemporaneamente molto innovativo: discutere di vita reale.
Cloe non apprezza i Pokémon, eppure non li odia nemmeno. È una persona che crescendo ha (presumibilmente) sviluppato degli interessi diversi, che ha deciso di vivere in una maniera molto più ordinaria rispetto ai suoi coetanei e si è concentrata sull’andare a scuola per costruirsi un futuro; ciò ci porta alla madre, la quale condivide molti aspetti di tale mentalità essendo di professione un’illustratrice.
Una piccola ma focale parte della puntata è incentrata su un dialogo tra le due: un dialogo totalmente estraneo al Mondo Pokémon, che esplora con estremo realismo il disagio di Cloe verso i pregiudizi dei suoi compagni e l’importanza di dare tempo al tempo nel decidere il proprio obbiettivo da adulta.

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Come per Goh, ci troviamo di fronte a una storia che non parla (soltanto) di mostriciattoli tascabili, ma li sfrutta per affrontare temi inusuali e più maturi – aprendo una piccola parentesi, il fatto che la serie si affacci alla quotidianità delle persone al di fuori dei Pokémon contribuisce inoltre ad ampliare il summenzionato senso di Worldbuilding.
E discutendo di tale storia più nello specifico, volgiamo allo sviluppo del personaggio. La principale critica rivolta a Cloe la ritrarrebbe quale una figura piatta, che non viene costruita quasi per nulla anche a causa dell’assenza di momenti significativi su schermo, ma noi siamo in forte disaccordo; a onor del vero, in quanto figura di supporto, Cloe non fa molte apparizioni entro i primi 40 episodi, ciononostante ogni puntata a lei dedicata esplora il suo approccio ai mostriciattoli tascabili da più punti di vista:
• l’episodio finora trattato, oltre ad introdurci al suo ambiente quotidiano, offre un primo sguardo sul rapporto tra lei e Yamper;

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• in JN29 Cloe e la sua famiglia si prendono cura di un Pidove ferito, il ché la porta ad affezionarsi allo stesso e a capire maggiormente i sentimenti di Yamper, giungendo alla comprensione di quanto Pokémon e uomini possano legarsi gli uni agli altri;

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• in JN31, tramite la vicenda di un Feebas ed una bambina, viene mostrato cosa i Pokémon possano significare per le persone e come si condividano a volte i medesimi desideri, toccando il tema della bellezza interiore;

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• durante la visita presso il Museo di Plumbeopoli, in JN38, il personaggio ha modo di scoprire il fascino del mistero dietro ai fossili, oltre che come il legame tra umani e mostriciattoli tascabili possa trascendere il tempo.

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Un percorso ben delineato, incentrato sull’imparare ad apprezzare i Pokémon per motivi diversi rispetto a lotte ed avventure, guardandoli da lontano mentre vive la sua vita. Per questo definiamo Cloe “l’amica del giocatore”.

I tre personaggi, pur attraverso molti cliché narrativi a cui Pokémon ci ha spesso abituati (percorso a tappe, allevamento, lotte e via dicendo), riescono a trattare temi estremamente profondi e insoliti quali la scoperta del mondo, la socializzazione e la vita reale. Inoltre, rappresenterebbero differenti aspetti e concezioni del franchise Pokémon: Ash mostra una visione ampia di esso, spaziando ogni angolo nella sua interezza; Goh è legato al tema della connessione e allo stringere rapporti; e infine Cloe offre un’opinione alternativa, lontana dalle caratteristiche che saltano facilmente all’occhio e fondata su dettagli minori.

Un cast secondario non troppo eterogeneo

Se nel bene e nel male il trio principale risulta dotato di un certo spessore, dall’altro lato della moneta non sembra possibile dire lo stesso per il cast di supporto.
Partendo ad esempio da Cerasa, l’aspetto maggiormente di punta del suo personaggio è probabilmente il desiderio di conoscere il Mondo Pokémon, e contemporaneamente permettere ad altri di fare lo stesso. Una delle sue primissime battute è infatti il motto “Conoscere i Pokémon significa conoscere il mondo”, e nel corso della serie lo vediamo permettere ai protagonisti di spostarsi non solo per proseguire le loro ricerche, ma anche al semplice scopo di soddisfare piccoli obbiettivi personali e comprendere maggiormente ciò che li circonda (è il caso del viaggio alla scoperta di Ho-oh, del Battle Festival di Kalos e così via); ciò denota una grande passione per le creature tascabili, che spera possa essere condivisa da altre persone ed incentivarle a viaggiare.

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Detto questo, il Professore di Aranciopoli soffre di una caratterizzazione prevalentemente piatta e banale, apparendo il più delle volte quale un ricercatore dedito al suo lavoro e nient’altro; nemmeno il suo rapporto con la figlia è stato tanto esplorato, e in linea generale sembra non siano previsti piani per svilupparlo granché – almeno al momento.
Vi sono pure Ren e Chrysa, presentati quali assistenti di Cerasa e il cui profilo caratteriale non si allontana minimamente da tale premessa.

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In merito ai Pokémon, il problema principale risulta essere come escludendo Pikachu, Lucario e Cinderace, le creature tascabili vengono spesso messe in panchina: alcuni, come il summenzionato Yamper, vengono sfruttati quasi unicamente come elemento comico o di sviluppo (comic relief e development device) senza alcuna profondità, mentre gran parte della squadra di Ash rimane ben presto nell’ombra dagli allenamenti e dalle lotte di Riolu e Pikachu, talvolta non facendo nemmeno delle apparizioni fisiche e limitandosi a qualche cameo.
Volendo porgere l’altra guancia, la scelta di mettere sotto i riflettori certi Pokémon è giustificabile considerando la loro contestualizzazione. “Esplorazioni Pokémon” delinea fin dall’inizio ruoli speciali per questi mostriciattoli tascabili, ed essi vengono pure mostrati nei vari poster pubblicati come personaggi fondamentali all’interno delle storie dei protagonisti: escludendo Raboot poiché ne abbiamo già parlato, Pikachu condivide ad esempio il desiderio di raggiungere la Classe Master per sconfiggere il Charizard di Dandel, Lucario ha mostrato sin da Riolu una connessione profonda con Ash grazie alla propria Aura – e sembra potrebbe avere un ruolo chiave nella rivalità tra il protagonista e Fabia, come discusso in precedenti articoli.

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In tale ottica, perciò, possiamo quantomeno riconoscere le ragioni dietro alla mancanza di screentime e tridimensionalità dei personaggi Pokémon secondari, comprendendo la necessità di uno sviluppo costante di quelli principali.

Il Torneo Mondiale per l’Incoronazione, altresì Pokémon World Championships

Parentesi su storia e personaggi completata, spostiamo il nostro sguardo su una delle principali introduzioni della serie. Come spiegato il “Pokémon World Championships” (abbreviato PWC e noto in Italia con l’adattamento “Torneo Mondiale per l’Incoronazione”) è una competizione creata per una semplice questione di coerenza, cercando di venire incontro al nuovo status di Campione del protagonista principale.
All’interno di questo paragrafo vogliamo sfatare un dubbio che ancora rimane al riguardo: se l’anime non introduce la Coppa Campione, può comunque seguire una direzione non dissimile dal gioco?
La nostra risposta è affermativa: probabilmente, nell’ottica di quanto spiegato finora sulla fedeltà di “Pokémon Jorneys”, il PWC costituisce una vera e propria gemma.
Nel corso dell’avventura in Pokémon Spada e Scudo, siamo stati introdotti ad una contestualizzazione “sportiva” delle Lotte Pokémon, veri e propri spettacoli da trasmettere in televisione attraverso il Drone Rotom e a cui assistere dentro gli Stadi. Ciò costituisce già il primo collegamento con quanto presentato dalla serie animata: sebbene non necessariamente all’interno degli Stadi, le lotte sono sempre arbitrate da un Drone Rotom, e nonostante l’assenza degli Stadi le più importanti sono comunque avvenute in luoghi ampi quali Palestre, strutture specifiche e persino all’interno di eventi sfarzosi come il “Battle Festival” nella regione di Kalos.

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Le affinità con i titoli per Nintendo Switch proseguono dando uno sguardo al regolamento della competizione. Coloro che si iscrivono per la prima volta entrano a far parte degli oltre 10.000 Allenatori costituenti la Classe Normale, e a quel punto, più lotte vincono più possono salire di posizione nella classifica raggiungendo le Classi Mega, Ultra e Master; alla fine della stagione annuale, gli otto Allenatori che hanno raggiunto la Classe Master finiscono per affrontarsi in un torneo presso lo Stadio di Goalwick, al termine del quale il più forte al mondo viene decretato con il titolo di “Monarca”.
La distinzione attraverso le varie Classi è la medesima presente nella Torre Lotta e nello Stadio Lotta; la parola “Monarca” richiama la cultura regale di Galar; e il concept di un torneo ad eliminazione diretta tra otto partecipanti possiede palesemente lo scopo di mimare la Finale della Coppa Campione, che come spiegato non potrà avvenire normalmente per motivi di logica narrativa.

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Infine, ciò che forse merita più attenzione è il modo in cui viene resa la tematica dello sport. La definizione di “competizione sportiva” prevede che determinate gare, oltre ad avvenire su un campo e di fronte a tante persone, vengano soprattutto disputate tra rivali, tra individui legati da un rapporto di uguaglianza; nei giochi, ciononostante, la cosa non accade: a conti fatti le Lotte in Palestra non svolgono un ruolo troppo diverso da quanto visto nei giochi precedenti, né il rapporto tra Giocatore e Capopalestra si può definire paritario siccome il secondo funge da ostacolo per il primo.
Contrariamente, Il Torneo Mondiale per l’Incoronazione mette tutti i partecipanti sullo stesso piano assegnandoli alla Classe Normale una volta iscritti, e stabilisce come i match differiscano profondamente dalle Lotte in Palesta tradizionali: Allenatori quali Ornella e Vania, che di norma assegnano Medaglie a chi le sconfigge, si cimentano in questi scontri senza mettere alla prova nessuno; e a prescindere da quanto siano abili, dalla loro posizione in classifica o da quanti riconoscimenti potrebbero aver mai ottenuto, gli Allenatori appartenenti stessa Classe si affrontano secondo le medesime regole, salendo se vincono o scendendo se perdono.
Analogamente ad altri aspetti della serie precedentemente discussi, ci troviamo di fronte ad un concept che nasce basandosi fortemente sulle tematiche di SpSc, riuscendo persino a esprimere le stesse in maniera migliore dei videogiochi: per mezzo del sistema di ranking, il feeling di rivalità sportiva risulta visibile e concreto.

E dal momento che siamo in tema, è il caso di scendere più nel dettaglio riguardo l’aspetto delle battaglie. Escludendo “Dandel VS Laburno” (tutto sommato decente, ma nulla di particolarmente impressionante) e gli scontri avvenuti contro comparse e figure minori, in linea generale le Lotte del Pokémon World Championships mostrano una qualità costante: le coreografie risultano per la maggior parte ottime, tra tattiche ben congegnate, sequenze di pura azione ad esse alternate ed un eccellente comparto tecnico a completare il tutto.
A partire dall’episodio “Scontro tra titani!”, ogni maggiore battaglia si caratterizza per almeno una sequenza, se non un intero match, eseguito con estrema cura:
1) “Lance VS Dandel”, un continuo botta e risposta tra la combo “Dragondanza + Idrondata” di Gyarados, l’inaspettato Tuonopugno ravvicinato di Charizard e altre mosse vistose;
2) “Ash VS Vania”, dove possiamo assistere ad un acceso debutto in battaglia di Gengar e ad un’interessante tattica che sfutta il Magnetascesa di Electrode;
3) “Ash VS Ornella”, nonostante una conclusione abbastanza accelerata e inverosimile, mostra uno spettacolare combattimento tra Dragonite e Mega-Lucario;
4) “Ash VS Fabia” (Round 1), che coinvolge Riolu e Grapploct in un duello violento e drammatico;
5) E infine “Ash VS Fabia” (Round 2), dove il protagonista torna in carreggiata grazie a sorprendenti strategie da parte di Pikachu e Riolu.

Estremamente soddisfacenti, le Lotte Pokémon si riconfermano come sempre uno dei fiori all’occhiello in ogni generazione.

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Dynamax. Sì o no?

Avendo esaminato pregi, difetti ed innovazioni generali della serie, è arrivato il momento di concludere la retrospettiva parlando di uno dei punti maggiormente controversi: il Dynamax.
La nostra prima critica in merito a come la serie animata abbia adattato tale meccanica risiede nella sua contestualizzazione. Come ormai dovremmo essere tutti a conoscenza, nei videogiochi originali Eternatus sprofondò sottoterra 20.000 anni fa e la sua energia dal sottosuolo si diffuse in tutta Galar, divenendo la causa ultima del processo di “dynamaxizzazione” dei mostriciattoli tascabili; detto questo, nella serie animata possiamo vedere il Pokémon leggendario volare in mezzo alle nuvole, lasciando intendere che non è mai stato imprigionato precedentemente agli eventi della Notte Oscura: ciononostante, Punti Energetici e particelle Galar funzionano perfettamente, innescando Dynamax e Gigamax con Pokémon quali Snorlax, Drednaw e persino il Pikachu di Ash.
Sebbene la serie animata sia nota per prendere le proprie distanze dai titoli originali, quello della la lore è indubbiamente un aspetto al quale bisogna restare fedeli, creando una storia comprensibile per il pubblico indipendentemente dalla conoscenza di questi sul materiale di partenza. Ecco perché una differenza tanto grave tra videogioco e anime non può essere trascurata: non è chiaro il passaggio logico tra Eternatus in cielo e sotto il possesso di Rose, e soprattutto, nella mente di coloro che hanno giocato ai videogiochi s’insinuano diversi quesiti riguardo la diffusione dell’energia Dynamax e delle particelle Galar.

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Se tuttavia si può perdonare tale mancanza considerato come l’arco della Notte Oscura, in fin dei conti, abbia seguito una direzione precisa senza altri tipi di intoppi, e tenendo in considerazione un finale aperto che lascia sperare in chiarimenti futuri, ben differente e più problematico risulta essere il caso delle Lotte Dynamax all’interno degli Stadi.
Come accennato all’interno del primo paragrafo, entro una cinquantina di puntate sono piuttosto poche le battaglie a cui abbiamo potuto assistere. Ne distinguiamo precisamente cinque, tra le quali, tuttavia, due presentano una mera funzione introduttiva ed una terza viene eseguita di fretta poiché non rilevante ai fini della trama; in definitiva, mancano perciò di una certa cura nei dettagli, cosicché le uniche “vere” Lotte Dynamax definibili tali, gli unici casi nell’arco di un’intero anno in cui si fa un utilizzo proprio della meccanica di ottava generazione, appaiono essere “Lance VS Dandel” e “Dandel VS Laburno”.

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E al di là di tale paradosso, il vero problema riguardo a queste battaglie risiede nella loro durata, semplicemente troppo corta. Il primo dei due scontri rivela un grande potenziale strategico grazie agli effetti delle mosse, tra Charizard che utilizza Dynajet allo scopo di schivare Dynattacco mentre colpisce l’avversario, o Gyarados che evita di subire il colpo con Dynabarriera; eppure, il match è lungo a malapena la metà rispetto alla fase precedente della lotta, che in teoria dovrebbe costituire solo l’antipasto ma si rivela più saporita rispetto al piatto principale.

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Per quel che concerne Dandel e Laburno, la sproporzione tra le due fasi del combattimento appare ancora più elevata: entro soltanto un minuto d’orologio, Duraludon e Charizard si lanciano un paio d’attacchi a vicenda ed il primo va al tappeto nel momento in cui Fuoco e Acciaio si scontrano; sul lato opposto dello spettro, il testa a testa dei due Pokémon nelle loro forme normali dura invece il doppio ed appare maggiormente definito sul piano tattico, mostrando gli Allenatori impegnati a contrastare l’uno le mosse dell’altro.
Si crea una situazione dove la Lotta Dynamax non soltanto è povera di contenuti, ma pure velocizzata eccessivamente.

Ad essere sinceri, non è difficile spiegare il perché di questa situazione. Per quanto possa essere strategico grazie alla moltitudine di mosse disponibili, il Dynamax è sostanzialmente un combattimento tra creature tascabili enormi, che da un punto di vista logico non possono muoversi agilmente sul campo: indipendentemente se su Switch o in TV, i Pokémon dynamaxizzati rimangono quindi sul posto a scambiarsi attacchi, e la cosa deve aver influenzato l’anime profondamente.
Per fare un paragone, in XY la Megaevoluzione veniva utilizzata similmente a Dynamax e Gigamax, con l’intenzione di mettere in scena l’atto conclusivo della lotta; tuttavia, la differenza è che da Megaevoluti i Pokémon presentano ancora una certa libertà di movimento e possono quindi cimentarsi in diverse coreografie, cosa impossibile con la meccanica di ottava generazione.

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È dunque palese come lo staff si sia trovato con le mani legate, e forse questo potrebbe essere un ulteriore motivo alla base del concept di JN: siccome gli autori vogliono prendersi del tempo per lavorare alle Lotte Dynamax, hanno preferito non relegare ambientazione e trama dell’anime unicamente a Galar.
Eppure, per quante spiegazioni logiche riusciamo a trovare, non possiamo evitare una certa sensazione di amaro in bocca. L’anime deve assolutamente trovare un modo per rendere le Lotte Dynamax soddisfacenti, per poterle inserire in una coreografia avvincente: l’intera scalata di Ash verso Dandel è partita attraverso l’introduzione di questa meccanica e l’ottenimento di un Polsino, proprio come Sun&Moon cominciò illustrando il fenomeno delle Mosse Z e donando al protagonista un Cerchio Z; la serie è destinata a concludersi dando spazio alla gigantificazione dei mostriciattoli tascabili, eppure la cosa non potrà avvenire per il verso giusto se gli scontri risultano piatti, velocizzati e in generale non riescono a esprimere appieno il proprio potenziale.
Infine, come se quanto finora spiegato non fosse sufficiente, al momento mancano alcune informazioni riguardo a dettagli generali di Dynamax e Gigamax. Per esempio, nell’anime esiste il Fattore Gigamax o i Pokémon in possesso di questa forma la raggiungono automaticamente? Il limite di tempo entro il quale un Pokémon può restare gigante è anche qui limitato a 3 turni, ossia 3 scambi di mosse a testa?
E non dimentichiamoci di come, nonostante il Pikachu di Ash abbia ottenuto accesso al Gigamax e sembri necessitare di allenamento per padroneggiarlo al meglio, la cosa al momento sembra essere stata archiviata.

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Come detto all’inizio, il Dynamax costituisce senza dubbio uno degli aspetti piu controversi dell’anime. Non abbiamo idea di come potra essere migliorato in futuro, ma tra dettagli privi di spiegazioni e problemi palesi nell’adattarlo ad un sistema di lotta differente da quello videoludico, la situazione attuale non sembra affatto essere delle migliori.

Esplorazioni Pokémon: considerazioni finali

Giungiamo al verdetto conclusivo: Esplorazioni Pokémon è una serie buona e fedele ai videogiochi come le altre, oppure l’esecuzione non è delle migliori?
Il nostro giudizio riguardo a questo primo anno di trasmissione si conferma positivo. I problemi maggiori derivano da come l’anime faccia troppo affidamento su episodi autoconclusivi dove l’ambientazione è spesso mutevole: ciò porta ad una sensazione di disorientamento, perché per quanto vadano a delinearsi le storie dei vari personaggi e un ruolo di punta per la generazione corrente, contemporaneamente si assiste a molteplici puntate strutturate come se fossero a sé stanti, con pochissimi casi di riferimenti e le cui trame differiscono molto le une dalle altre; inoltre, la frequenza saltuaria di Galar su schermo impedisce ai Pokémon e alla meccanica del Dynamax di venire approfonditi propriamente, e vi sono in linea generale diverse controversie in merito allo stesso Dynamax e a come alcune meccaniche di Pokémon GO siano state implementate nella serie attraverso uno dei protagonisti principali.
Ognuna di queste cose costituisce però solo una frazione di quanto effettivamente l’opera abbia offerto nel corso dell’anno: una volta passato oltre, lo spettatore noterà che la natura dell’anime mantenuta fino ad ora non è cambiata troppo nonostante una maggiore libertà creativa da parte degli autori; trama e personaggi continuano a basarsi fortemente sui videogiochi correnti, avanzando quasi unicamente per mezzo di mostriciattoli tascabili e figure ripresi da SpSc, e la saga trova modo di riflettere (implicitamente ed esplicitamente) caratteristiche e chiavi di lettura sviluppati da Game Freak nei titoli per Nintendo Switch – tra cui un dualismo tra i personaggi principali, assente nell’opera originale, che rispecchia il rapporto tra Spada e Scudo.
Un anime rappresentativo dei videogiochi, che non si limita a mostrarne personaggi e ambientazioni ma crea una storia volta a imitare quanto raccontato, seppur inedita.
In generale, poi, lo storytelling risulta interessante ed appetibile per i fan di lunga data: che si tratti di Ash e del suo cammino verso l’invincibile Dandel, della crescita di Goh nel comprendere i rapporti, o dell’approccio più realistico di Cloe alla vita, questa serie si rivela affascinante e per gran parte ben costruita, reggendosi su individui tridimensionali e temi più maturi.
Perciò, sebbene Esplorazioni Pokémon abbia osato e si sia mostrata non ortodossa per molti versi, riconosciamo una certa intraprendenza e delle ambizioni condotte piuttosto bene durante l’ufficiosa prima stagione. Consigliamo di seguire la serie facendo maggiore attenzione a quanto spiegato nel corso dell’elaborato, in modo da comprendere meglio direzione e stile della saga, e siamo curiosi di scoprire come pregi e difetti già affermati potranno migliorare ulteriormente nel 2021.

Se siete arrivati fino a qui vi ringraziamo immensamente per la lettura e vi invitiamo a commentare qui sotto se vorrete discutere sulla serie con noi!

5 COMMENTI

  1. Ciao, Davide! Come va? Mi ha fatto piacere ritrovarti qualche tempo fa nei commenti di Facebook a parlare di anime in TV. E oggi (sorpresa!) commenterò la tua analisi di Esplorazioni, generazione che sta facendo come minimo molto discutere. Parlando in privato nei mesi scorsi con l'amico Dan (Fireforce XY), mi ha menzionato un paio di volte il tuo articolo, ed ero curioso di leggere e controbattere, ma non potevo vederlo per intero perché seguo gli episodi in italiano. Ma finalmente ho raggiunto il punto giusto: naturalmente commenterò senza saper nulla di ciò che accade dopo, quindi, se ti fa piacere, rispondimi fingendo di essere arrivato anche tu all'episodio 45, senza considerare nulla di successivo nei ragionamenti.

    Prima di iniziare: mi fa molto piacere che vi stiate avvicendando nella scrittura di articoli, aiutando il sito e alimentando la vostra passione per l'anime (anche in un momento, per me, di grande calo). Anche perché in questo periodo si parla moltissimo, con le live sui social, ma si scrive poco. A tal proposito, ti chiederò anche di scusarmi se su alcune domande che mi hai posto, anche molto tempo fa, non hai ricevuto mie risposte; come avrai intuito, ho sempre meno tempo da dedicare a questo lato della mia passione. In futuro cercherò di ritagliarmi altri momenti come questo, per tornare a discutere anche solo qualche volta dell'anime con voi o altri.

    Vorrei prima partire da una considerazione sulla scrittura, non sul contenuto. Spero che accetterai un consiglio da uno che, di articoli, ne mastica da parecchio tempo e ora li scrive per lavoro. Ti parlo da scrittore tanto (ma proprio tanto) prolisso: io scrivo SEMPRE troppo, ed essendone consapevole, nel tempo ho lavorato sul limare me stesso. Il mio consiglio è di provare un po' alla volta a fare lo stesso, ricontrollando i testi più lunghi per verificare se ci sono ripetizioni, paragrafi da accorpare, giri di parole, concetti simili, parti futili. Non è facile, ma alla lunga ti aiuta perché lo stesso concetto, se espresso con maggior sintesi, acquisisce un grande valore; come succede nel mondo della pubblicità (il mio attuale lavoro, che mi sta insegnando molto), i migliori slogan solo quelli che in tre parole dicono tutto. E poi considera questo: io sono ultra-appassionato e e ti leggerò, idem per Dan, ma magari un appassionato "medio", uno un po' più pigro, uno spettatore blando dell'anime che potresti attirare a leggere, verrebbero respinti dalla lunghezza. (Che non significa non scrivere di tutti gli argomenti, ma renderli più essenziali.)

    Detto ciò, per non smentirmi e perché siamo tra ultra-appassionati… Ti risponderò con un commento altrettanto lungo, senza trattenermi. (Bella roba penserai, dici una cosa e ne fai un'altra, eh? E hai ragione, ma siamo tra amici, e per stavolta, tanto vale darci libertà.)

    Direi che è abbastanza come introduzione. Cercherò di procedere in modo ordinato, cioè per argomenti, e di analizzare davvero tutto quello che hai analizzato tu, per rispondere a ogni singola cosa. Pronti, partenza, via!

     

    Una storia rappresentativa 1 – Scelta e obiettivi

    Il primo tema che affronto è la motivazione della struttura della serie, specie quella coinvolgente le lotte di Ash e la titolazione di campioni, di cui hai parlato nel secondo paragrafo. Quella che hai qui proposto è sì una ipotesi, ma non si può andare oltre questa definizione. Certo, ha narrativamente senso proporre una variazione sul viaggio di Ash dopo che ha vinto una Lega, perché magari gli si vogliono dare difficoltà diverse, o si vuole sottolineare la sua rinnovata forza alzando il livello di tutto il contesto; discorso differente sul potere, o non potere. La sua vittoria non impedisce la partecipazione a campionati simili in futuro, e questo lo sappiamo dall'anime stesso, con vari dettagli:

    • Una cosa del genere non è mai stata menzionata, quindi resta altamente ipotetica;
    • Non abbiamo mai avuto notizie di campioni di Lega che smettono di viaggiare o combattere (anche se sappiamo poco di loro, avrebbero magari menzionato il loro prossimo obiettivo);
    • Per quanto ne sappiamo, infatti, i campioni di Lega non hanno accesso immediato a qualche competizione superiore che gli renda poco utile fare altre leghe;
    • Essere campione di una Lega regionale non significa che lo sarai anche in un'altra;
    • Essere campione di una Lega non significa essere il più forte in generale (ci sono S4, Campioni, e ora anche il PWC), né essere più forte di altri campioni di Lega, né essere più forte di chi parteciperà alla stessa Lega l'anno dopo. Quindi in linea orientativa un allenatore, specialmente se giovane come Ash, ha ancora bisogno di viaggiare, lottare, conoscere e formarsi, e nulla gli impedisce di vivere altre regioni.

    Abbiamo già avuto momenti in cui l'anime non ha optato per il reset regionale dei Pokémon, ed erano sempre casi particolari come le Isole Orange o la Battle Frontier. Quei casi, come Esplorazioni stesso, ci stanno narrativamente, per dare della varietà.

    Per questo la tua spiegazione non mi convince, e in base alle nostre conoscenze dell'anime, non è applicabile. Sappiamo che Ash è uno "spirito libero", gli viene concessa la libertà di ricominciare con il solo Pikachu e allo stesso modo, quando l'ha voluto, gli è stata concessa la libertà di liberarsi da questo percorso per mantenere dei vecchi Pokémon, o molti, o riprenderne per alcune lotte. Per questo non mi oppongo alla scelta del PWC in sé (e neppure del vedere più regioni, cosa che all'8° generazione ci sta tutta): è una variazione narrativa che ogni tanto ci viene proposta, e va bene perché Ash ha libertà di parola.

     

    Una storia rappresentativa 2 – Aderenza ai giochi

    Per il tema della fedeltà, il mio dubbio non sta tanto nell'aderenza a Spada e Scudo… L'aderenza dell'anime ai giochi è libera, non è obbligatoria, quindi mi va bene tutto purché sia ben realizzato. Si vedano le Orange che non esistevano, la Battle Frontier che si prende tutta una saga e viene rielaborata, il ritorno in una vecchia regione che è stato sì al remake di Kanto ma no ai remake di Johto e Hoenn, le Isole Cristalline, ma anche Sole e Luna in cui il giro non era uguale. Diciamo che, finché la serie è bella, mi preme poco se è molto aderente o no.

    In ogni caso, devo contestarti che nell'articolo hai menzionato delle basi troppo generiche. In pratica, è normale che un'avventura Pokémon principale – gioco o anime– abbia elementi come città del protagonista, professore, avventura, obiettivi, battaglie. Se tu personalmente vuoi stabilire un legame anime-gioco, questi sono talmente scontati da essere solo delle premesse, e non possono simboleggiare altro. Trovarci tutta questa aderenza è secondo me una stiratura della questione, ma resta che ognuno è libero di cercare la lore dove vuole; però, dovresti concentrarti su elementi più convincenti.

    In egual modo, quasi tutte le generazioni dell'anime iniziano con un leggendario (Ho-Oh, Suicune, Mesprit, Zekrom, Tapu Koko). Se tu mi dici che Lugia nel 2° episodio è concettualmente accomunabile a Zacian / Zamazenta all'inizio di Spada e Scudo, mi stai convincendo poco. Poteva essere un parallelismo se fossero apparsi gli stessi Pokémon. Ma un altro, no; è una scelta narrativa diversa, ricorrente, e fa in realtà riferimento a Pokémon GO (vedasi il "facciamo un raid" degli allenatori lì presenti). Mi piace di più la spiegazione su Hop, o quella sul parente del Professore e sullo Yamper… anche se io non seguirei quella strada, mi appaiono solo buone citazioni, ma come dicevo, ognuno è liberissimo di coltivarle finché vuole.

    Perciò, non concordo con la tua conclusione finale che "l’obiettivo di Esplorazioni Pokémon sia concentrarsi sull’essenza dei videogiochi per dare vita a una formula narrativa specifica e ad una trama tutta sua". È chiaro che la serie fa perno almeno in tre quarti su GO: non mi metto ad elencare gli elementi, perché entrambi li conosciamo benissimo, e sono numerosi. Tra l'altro lo hai scritto tu stesso all'inizio, infatti mi sono chiesto il perché della tua dualità: come potremmo affermare contemporaneamente che il perno è GO e che il perno è Spada e Scudo? Direi perciò che l'obiettivo di Esplorazioni sia spostarsi dal modello "giochi principali" al modello "GO", per dar vita a una formula e trama tutta sua, attingendo talvolta da Galar, ma messa più o meno allo stesso livello di ogni altra regione (eccetto Kanto). Sei d'accordo? Beh, comunque lo approfondisco più in basso.

    Prima ti dico che allo stesso modo non costringerei neppure la visione sulla "spada" e lo "scudo". Sono simboli deboli, che anche il gioco non ha sfruttato semanticamente, ma solo in quanto oggetti legati alla leggenda. È naturale che Ash sia proposto come il passionale e coinvolto nell'azione, mentre Goh come il razionale e coinvolto nell'analisi, ma questo non li avvicina a una spada e uno scudo. Se il simbolismo esiste poco o nulla nel gioco, e non viene mai nemmeno menzionato nell'anime, perché forzarlo? È naturalmente vero che due protagonisti creino un "dualismo" (quasi una cosa intrinseca), ed è ovvio che abbiano approcci diversi. Ma in quanto se stessi, senza simboli. Come prima, secondo me stai stirando e studiando troppo degli elementi tutto sommato ovvi.

     

    Una storia rappresentativa 3 – Regioni, cambiamenti e rilevanze

    Incrociando il discorso di prima, sono invece d'accordo sull'opinione del rinnovamento e sperimentazione che hai menzionato poco dopo; il disorientamento per un inizio strano dura poco, e ci si fa il callo. È così che è giusto fare in un brand lungo: cambiare, anche quando le cose vanno bene, variare le formule per non abbassare l'attenzione e non ricadere nella noia. Così come ci stava il cambiamento di SL con una formula comica-scolastica-familiare, ci sta quello di ESP con premesse differenti e variazioni tra regioni. Ci sta non stare a Galar. Ci sta vedere un po' tutti. Si poteva fare, forse si doveva, sono d'accordo così. Questa cosa va bene. Ma c'è un ma.

    Sono d'accordo solo a metà, perché non vedo la contestualizzazione come l'hai vista tu. Per carità, la qualità viene prima della quantità, giustissimo. Ma trovo che, al netto dei 4 episodi dedicati alla Notte Oscura i quali mettevano davvero Galar al centro per personaggi e trame, gli altri non esprimessero la qualità che desideriamo. Capisco il discorso quando parli di andare lì unicamente per sviluppare la trama, e ne condivido il senso, ma è stato davvero così? Io credo di no. In una generazione così divisa, che gli episodi di Galar debbano sviluppare le (finora poche) trame di Galar è quasi un obbligo per la sceneggiatura. Lo prendiamo per buono, ma accanto ci dovremmo mettere molti altri elementi, quali ambientazioni ben realizzate, almeno un minimo di viaggio e di movimento che esprimano lo spazio Galariano, i Pokémon originari. E se fosse possibile, qualche episodio in più… Dal tuo articolo mi traspare che vorresti anche tu queste cose, però non l'ho letto in modo esplicito. A volte mi sembri deluso e a volte entusiasta, quindi cerco di capire da che lato balla di più la tua opinione.

    Cerco di dar forza alla mia motivazione, comunque. Dando per assodato che gli episodi di Galar debbano parlare delle sue trame, Notte Oscura a parte, in 41 episodi ne rileviamo soltanto altri 6:

    • 004 e 005, in cui si va per conoscere il Dynamax. Ma il Pokémon coinvolto nel Dynamax è originario di Kanto, e l'ambientazione delle terre selvagge è a malapena abbozzata un gruppo di colline erbose. Restano Scorbunny e la sua storia coi Nikkit, una delle poche trame di Esplorazioni che ho veramente apprezzato, ma il resto della trama è stato povero.
    • 012 e 013, in cui si va per vedere il torneo a Goalwick. Ma i Pokémon coinvolti nell'importante lotta sono ENTRAMBI originari di Kanto, uno dei due contendenti è di Kanto, e soprattutto l'ambientazione è limitata solo allo stadio con interno ed esterno, senza farci vedere nulla di Goalwick. Gli unici Pokémon di Galar sono Dreadnaw e quel poveretto di Skwovet che ha una scena ridicolmente corta. Il centro della trama è a malapena di atmosfera Galariana, rappresentato solo dalla presenza di Dandel, ma privo di Pokémon del luogo.
    • 027 e 028, in cui si va di nuovo per Dandel. L'ambientazione è di nuovo solo lo stadio e un mucchietto di sfondi purtroppo generici (fontana, fiumiciattolo, piazzetta). E Dandel mostra nuovamente solo un Pokémon di Kanto. Qui abbiamo paradossalmente della fortuna, rappresentata da Laburno e Duraludon che quantomeno simboleggiano Galar, e da Silicobra in una fugace apparizione, oltre alla trama (frettolosa, troppo!) di Sobble.

    Capisci dove vado a parare? Gli episodi di Galar erano di trama, ma hanno dato poco a Galar stessa. La quantità di Pokémon nuovi – ricordiamo, i Pokémon sono al centro di tutto – è ridottissima. Prendi come esempio me, che in questo periodo funziono un po' come un bambino, perché non ho preso il gioco, non sto acquistando carte, e non sto navigando molto su internet a vederli. Conosco i Pokémon SOLO dall'anime, e infatti ne conosco pochissimi! Perché oltre a questi episodi c'è stato molto poco, Grapploct e le comparse nella Notte Oscura.

    Tu aggiungi che i vari Raboot, Fabia, la scalata di Dandel, siano materiali fortemente intrecciati con i protagonisti. Purtroppo, e mi dispiace, io non vedo un intreccio così forte: Fabia ha svolto due lotte con Ash senza incrociarvisi nel mezzo, e l'unico momento da anime vero è stato dopo la seconda lotta, quando abbiamo conosciuto un lato quotidiano di lei; Scorbunny ha dovuto inseguire egli stesso Goh, che di rado ne ha colto la personalità, e lo scontro tra i due è stato davvero effimero, quindi non ne hanno incrociati i punti di vista; e Dandel, che pur resta uno dei più interessanti, ha avuto due scontri molto esterni ad Ash, il quale s'è limitato a dire di volerlo sfidare. I tre esempi che hai menzionato risaltano rispetto ai vari filler, ma sono ben sotto il minimo sindacale: nessuno di loro ci ha mai dato scontri d'opinione, differenti punti di vista, arricchimenti reciproci.

     

    Un anime appetibile per tutti?

    In questo paragrafo condivido appieno molte tue considerazioni. Dapprima quella sulla nuova formula o, come la chiamo io, struttura. Esplorazioni vuole trarre spunto da tutte le generazioni e rendere appetibili gli episodi a nostalgici o spettatori casuali, questo per me è verissimo. Il gran problema è che non riesce a eccellere.

    Trovo in Esplorazioni un paradosso: questa formula ricca di ritorni era attesa da tanti, me incluso, ma ha esaurito la sua carica di idee dopo una manciata di episodi. Nei miei giudizi ti starò sembrando severo, ma se consideri la serie fino a poco meno della ventina, non lo ero così tanto; le mie critiche si limitavano ad altro, ma mi trovavo ancora attratto da vari momenti. Ti parlo delle prime avventure singole a Kanto (Ivysaur, Gengar, Yamper), Galar (Scorbunny, e anche la prima battaglia di Dandel), Hoenn (Coppa Flauto), Sinnoh (Piplup), Johto (Ho-Oh), anche l'Isola dei Dragonite. Sebbene trovassi difetti in molti di questi episodi, li ho discretamente apprezzati per la strutturazione. Gli unici a non piacermi nell'interezza erano 6-14-15.

    Ma adesso, cos'ha di speciale andare a Hoenn? Che differenza c'è con Unima? Perché emozionarsi, se si tratta solo dell'ennesimo viaggio previsto da un biglietto aereo? Non c'è un'ambientazione emozionante, la backstory di un personaggio del passato, l'incrocio con alcuni del presente, nulla.  Come tu hai detto, tante scelte sembrano realizzate solo per creare hype, attesa e poi nostalgia. Lance poteva dare tantissimo e invece a fine lotta è sparito, per dirne una. Ma mi è dispiaciuto anche per Ornella, perché in XY era ben più che la capopalestra con MegaLucario; ha vissuto insieme al gruppo, dormito nello stesso edificio di Ash e Serena, scherzato con Lem e Clem, è diventata amica di tutti quanti e loro l'hanno aiutata con la Megapietra. E qui? Un saluto frettoloso, una lotta, un addio. Il cuore del personaggio era sparito, resta soltanto la sua presenza richiesta dal pubblico.

    Puoi quindi assumere molte tue opinioni di questa parte come fossero anche mie, solo che purtroppo (e ti giuro che mi duole un bel po') sono più severo sulle parti che tu hai forse perdonato. Non riesco, infatti, a giustificare la serie nemmeno in parte per lo slot di trasmissione. La qualità di Pokémon (che non è un prodotto minore) non dovrebbe mai essere scalfita da ciò; una generazione viene studiata anni prima, e non riesco a pensare o accettare che il motivo sia solo la domenica. Io credo che, purtroppo, questo metodo che poco apprezziamo sia stato elaborato e approvato per tempo (e per la precisione ai tempi di Pokémon GO). La considero una scelta al 100% consapevole.

    L'unica cosa che non riesco a condividere con te di questo spezzone è il giudizio finale: non vedo in Esplorazioni una trama solida, né vedo maestria. Mi sembrano parole davvero troppo d'elogio, al di là dell'apprezzamento personale che è libero. Ho visto un inizio con potenzialità o almeno unicità, e nessuna di quelle scelte è stata coltivata, sviluppata e migliorata. Se l'episodio con Piplup, quello con Ho-Oh o quello con Gengar per me sono belli, c'è bisogno di altri episodi con la stessa simpatia, altri con lo stesso misticismo, e soprattutto altri che coinvolgano la personalità del Pokémon trattato. Gengar, come Raboot, come Dragonite, sono invece caduti nel vuoto: niente approfondimento delle personalità, niente crescita con Ash, niente scontri e confronti. Qualcosa di imprevedibile c'è stato, ma in senso negativo: non avrei mai previsto una formula così scarna di contenuto e così ricca di fanservice.

    Anche ignorando la mia posizione e considerando solo le tue stesse parole, credo che il tuo stesso giudizio sia più negativo di quanto riporti alla fine. Hai menzionato parecchi difetti, molti più di quelli a cui io o tu siamo abituati in quest'anime, per cui trovo strano che alla fine tu sia soddisfatto o ritenga la serie solida, originale, o ricca. Tutti quei difetti che tu stesso hai detto, purtroppo, impediscono che la serie risulti così, perché sono gravi.

     

    Personaggi: Ash

    Iniziamo la rassegna dei protagonisti & co, in cui vedrai delle mie opinioni a volte d'accordo con te  e a volte in disaccordo cronico, opinioni rese molto danzerine dalla stranezza della serie. Ti sembreranno molto diverse da ciò che ho sempre scritto in materia anime. Si parte da Ash, su cui la mia concordanza al tuo parere è un . La parte Sì sta in Ash dell'inizio che ha una buona aderenza, ho apprezzato la sua curiosità ed energia non eccessive, in linea con una personalità sia intraprendente, sia consapevole.

    Ma la parte No – grossa, a confronto – sta nella seconda metà di questo blocco di episodi. Da lì in poi il trattamento riservato ad Ash ha sfiorato, almeno per i suoi fan come noi, l'insulto. Ciò prescinde da cosa può essere una singola frase, battuta, sottotitolo o schermata: anche se ne hai riportata una bella, non è e non può essere una frase a parlare, non è sufficiente a esprimere la sua profondità; il compito deve toccare alla sceneggiatura intorno, ai fatti che vediamo a schermo, a tutto l'episodio. Ti introduco quindi a questa mia analisi, perché ritengo che in una retrospettiva elaborata e lunga come la tua, sia un importante punto di vista mancante.

    Negli episodi più recenti Ash è trattato come un elemento che non si può rimuovere del tutto (perché ha molti fan che vogliono vederlo e seguono l'anime per lui), ma al contempo come un peso che toglie tempo al neo-protagonista desiderato (Goh). Il risultato è "sbrigare" Ash, accomodargli una sottospecie di fanservice in qualche punto in bell'evidenza, e poi passarvi bellamente sopra in qualsiasi altro momento in cui serva mettere Goh in luce. È triste, sembra duro, ma è proprio così.

    Non ho fatto il conto di quanti episodi siano dedicati ad Ash e quanti a Goh, ma considera che in ogni episodio su Ash, Goh ha il suo spazio, le sue scene e le sue catture; in molti degli episodi su Goh, al contrario, Ash non ha ruolo, ha ruolo di supporter, o il suo ruolo viene marginalizzato per non togliere mai il focus da Goh. Qualche esempio veloce: nell'episodio VS Ornella, Goh non solo ha delle catture, ma anche una scena con un altro vecchio personaggio; nell'episodio VS Fabia, riceve il contentino di un Pokémon alquanto forte e importante (e anche una lotta vinta, offscreen, con chissà quali fondamenti di battaglia, in una palestra tosta). Dall'altro lato, nell'episodio di Zapdos la sfera la lancia Goh, la cattura la sta per fare Goh, e Ash viene addirittura fermato dal Team Rocket in modo surreale di fronte a un ascensore. Lui sì e Goh no, a casaccio; e tra l'altro, Ash che si fa fermare dal Team Rocket di fronte a un ascensore? Senza contare il primo episodio in assoluto in cui Ash non compare, perché tutto dedicato al passato di Goh, senza 1 solo minuto di presente.

    Questo, per noi, non può essere accettabile. Un'altra serie, con altri personaggi, può fare quel che vuole. Qui non è accettabile prendere Ash (protagonista da 20 anni col mal di schiena per quanto ha trainato la serie sulle sue spalle), fingere che sia ancora protagonista e dargli fanservice tramite i Pokémon forti e famosi, ma poi nella sceneggiatura metterlo da parte, non farlo partecipare, fargli fare talvolta la figura dell'inesperto quale non è, solo perché Goh deve avere molto più risalto del dovuto. C'è un limite a tutto, ed è stato largamente oltrepassato. Per questo, la gestione di Ash dai 20 episodi in su è davvero improponibile, e non può essere derubricata a un'attesa dovuta. È una bocciatura, che dovrebbe essere riparata al più presto… Ma ho l'impressione che non lo sarà.

     

    Personaggi: Goh (introduzione)

    Passiamo al punto più dibattuto di tutti, e togliamoci questo grosso sassolino dalla scarpa: a me Goh non piace proprio. Penso sia nato malino, sviluppato male e utilizzato peggio. Non fraintendermi, non è una guerra a quello che hai analizzato; penso tu abbia detto parecchie cose giuste su di lui, ma trovo che, anche qui, tu non tragga le conclusioni più coerenti con la tua stessa analisi.

    Partiamo dal suo sogno e, come hai detto, dal modo in cui viene affrontato, perché io ci vedo un immenso problema di coerenza interna con tutto l'anime Pokémon. Sappiamo bene che l'anime non è il gioco ma nemmeno il manga, le carte o il merchandising; è il più narrativo dei mondi Pokémon, e per questo è stato costituito, per 20 anni, in un certo modo. Il problema oggi non è inserire un personaggio, o anche un protagonista, che come sogno abbia catturare tutti i Pokémon. Il problema peggiore non è neppure come vi si approccia. Il problema è come il suo approccio strida con qualunque regola, norma, abitudine, legge di buonsenso, di tutto l'universo anime Pokémon.

    Il primissimo motivo per cui non posso accettare la posizione di Goh è il motivo narrativo: Goh stravolge l'anime, e non è giusto che un solo personaggio abbia tutta questa libertà e privilegio. Innanzitutto è un discorso ricorrente (vedi primi episodi di Advanced o DP) che i Pokémon si catturino, quasi sempre, dopo averli indeboliti; non appena compare lui, e quasi solo per lui, il 90% dei Pokémon lo prende solo con una Ball. E questo perché Perché lui viene dal gioco GO. Ma noi guardiamo l'anime, non GO, quindi non ci interessa che un gioco per smartphone abbia una dinamica semplificata. Se quella dinamica non è applicabile all'anime, che ha una struttura narrativa e non videoludica, non si mette. Inserirla, in contrasto con oltre 1000 episodi, è un errore marchiano e imperdonabile.

    Poi, come tu hai detto, nel mondo anime la cattura costituisce un legame. Chi cattura senza legame ma solo per forza o collezionismo viene, nel migliore dei casi, ritenuto un allenatore cattivo o impietoso; nel peggiore, un cacciatore. Fingiamo di essere a metà 2019, e di immaginare un personaggio che cattura Pokémon a mo' di collezione, accumulandoli in ogni episodio a tre, quattro o dodici alla volta, e depositandoli in una riserva senza portarli in viaggio o stringere un legame. Con l'occhio di quel momento, non solo ci sembra assurdo, ma completamente contrastante con lo spirito dell'anime che propugna amicizia, legame, comprensione reciproca dei bisogni. Esempi random: Lucinda che dopo una cattura lunghissima e faticata libera Pachirisu perché crede di non essere adatta a lui; Paul ritenuto impietoso perché cattura 3 Starly per trovare il più forte, o perché scambia Azumarill dopo una sconfitta; Sho giudicato malissimo perché offre i suoi Pokémon in scambio per avere Pikachu e completare una – U N A – linea evolutiva a mo' di collezione. E lo sai bene, nemmeno dovrei stare qui a elencare esempi, è IMPLICITO per l'anime che ci debba essere legame per la cattura. Anche qui, Goh è privilegiato: cattura in una maniera e con delle finalità da sempre criticati da qualunque personaggio positivo dell'anime. Ma lui si becca pure i complimenti e gli elogi del tipo "è un genio!". No, non è un genio: hanno stravolto tutto per fargli spazio forzato.

    Abbiamo forzature pure sui motivi pratici: catturare un Pokémon DOVEVA richiedere quasi sempre una lotta per indebolirlo, quindi bisognava spendere tempo e avere altri Pokémon allenati; e averli allenati richiede altro tempo per allenarli, specie se vuoi catturare Pokémon molto forti. Un allenatore, per catturare ad esempio tutti i Pokémon non leggendari di una sola regione, dovrebbe impiegare almeno qualche anno tra ricerche, difficoltà, battaglie, sconfitte, allenamenti ai propri Pokémon ed effettive catture. In passato abbiamo conosciuto personalità simili? Solo vagamente, come Bill. Chiediamoci il perché, in vent'anni: il suo approccio col conoscerli tutti e catturarli tutti aveva quell'originalità così spiccata, perché in un universo così narrativo non puoi dire che uno va in giro a catturarli tutti senza alcun problema.

    L'applicazione del sogno di Goh stride con tutti e due i motivi, pratici e narrativi. Ne cattura tantissimi, velocemente, senza lotta e senza allenamento; li cattura senza legame e ad accumulo, e nessuno gliene fa un problema morale, anzi elogiano lo stesso comportamento criticato a morte ad altri. Addirittura, quando fa assurdità come catturare più Pokémon uguali per collezionarne i COLORI.

    Le motivazioni morali si piegano a lui, le dinamiche di lotta anche, e pure per le tempistiche gli fila liscio, perché ne prende 12 a episodio con scene di 10 secondi a testa. Cosa vien fuori da tutto ciò? Quello che hai detto all'inizio. Le catture sono scialbe, accumulate, sembrano lì per accontentare chi ha sempre chiesto che Ash catturasse tutti i Pokémon e non solo una decina (quindi è fanservice). Come ti dicevo prima e come notato anche da te, se la sceneggiatura esprime così fortemente qualcosa, non serve a nulla che in una scena ci dicano "Goh sta accudendo i suoi Pokémon e gli vuole bene". Lo state dicendo, non mostrando: la regola è che offscreen non vale, parlano solo le scene vere, cioè la sceneggiatura. E Goh, in questa sceneggiatura, cattura Pokémon come sul giochino per telefono. Cioè in modo noioso e insensato per una narrazione.

    Infatti non ha legame, perciò tra l'altro non racconta storie. A livello narrativo, la cattura doveva avere della forza per raccontarti una storia, rispetto al gesto automatico e meccanizzato del videogioco, in cui la storia sta nell'avventura vissuta da te e nelle difficoltà videoludiche superate da te. La narrazione deve parlare da sola, quindi ha creato la realtà di un legame e di una storia complessa da narrare. Qui invece la narrazione non parla, ma imita, scimmiotta un gioco, tra l'altro per smartphone con poca profondità (non va bene ricalcare pedissequamente un titolo principale, figuriamoci GO…). In tal modo, come può Goh dare messaggi? Come può esprimere ideali? Semplice: non lo fa. Eppure, gli viene regalato tutto. Successo, apprezzamento, elogi.

    E non è giusto.

     

    Personaggi: Goh (sviluppo)

    Tutto ciò era la linea generica espressa in sì e no 6 episodi, ma il problema è che quasi nulla esce bene nemmeno nello sviluppo. Hai parlato correttamente di un pattern poco interessante. Pur infilandoci una lama nel cervello per ignorare come ogni sua azione contrasti 20 anni e 1000 episodi di anime, e pur fingendo che l'anime non sia mai esistito e inizi con lui ed Esplorazioni (Ash chi?), nemmeno così la narrazione di Goh risulta divertente. Lo hai già spiegato bene, quindi non mi dilungherò; moltissime delle sue catture sono casuali, immediate e inserite solo per fare elenco, e dopo pochissimi episodi pesa il fatto che DEVE catturarne qualcuno a ogni puntata, anche quando il focus è su Ash o su tutt'altro argomento.

    Allo stesso modo, come hai perfettamente detto quindi ripeto solo le tue parole: in che modo catturare più mostriciattoli di fila, senza preoccuparsi di nulla se non lanciare una Poké Ball, consentirebbe a Goh di comprendere gli stessi? Il motivo del collezionismo avrebbe senso parlando di achievement nei videogiochi, oggetti, collezioni materiali… Ma qui si sollevano due problemi: 1) I Pokémon sono esseri viventi e non devono essere collezionati senza legame; 2) Le collezioni anche di oggetti durano tempo, richiedono impegno, raccolgono ricordi, è per quello che sono speciali, e nulla di tutto ciò rientra nella narrazione vista in Goh. Alla fine c'è la contraddizione che hai riportato, io la rilancio col problema di fondo dello stridere con un universo narrativo e fatto di esseri viventi. Goh in teoria dovrebbe comunicare certi messaggi positivi (un sogno ambito, conoscere i Pokémon), in pratica fa l'opposto (il suo sogno è favorito dallo stravolgimento dell'anime e non conosce i Pokémon bensì li colleziona).

    Terribilmente male per un anime glorioso come Pokémon cadere in una contraddizione così enorme, che si dimostra identica e palese in ogni singolo episodio. Credo tu sia stato (anche qui) troppo morbido con le conclusioni sul personaggio e con le sue parti da "bicchiere mezzo pieno". Non perché si debba detestare Goh per un suo aspetto bensì perché, da fan navigati, non si possono passare sottobanco delle contraddizioni enormi – sia rispetto a tutta la serie, sia interne al suo stesso personaggio. Io non lo voglio odiare, e avrei almeno due o tre modi per sistemare questi sbagli, ma l'anime non ne ha intenzione. Per chi è attaccato al mondo Pokémon dell'anime, quindi, l'anime stesso induce a odiare (o almeno a non tollerare) Goh, perché l'anime stesso si è auto-sbugiardato in toto solo per ospitarlo e renderlo protagonista. E insomma, io con l'anime ci ho vissuto, l'ho sostenuto, detesto che si autosmentisca.

    Analizziamo comunque le componenti con cui hai equilibrato i piatti della bilancia (povera bilancia, io la vedo sottoterra). Mi parli della personalità opposta a quella di Ash anche dal punto di vista di coinvolgimento e amicizia, e io ti dico: giusto. Sulla carta. Ma voglio vedere davvero un personaggio chiuso, che ha difficoltà a interagire con chiunque se non coi Pokémon, che si crea problemi a scambiare chiacchiere, che non sa se e come aiutare o essere aiutato. Mi interessa questa dinamica, è talmente strana per l'anime da costituire una gradita sorpresa SE venisse sviluppata. E invece non succede! Viene accennata, messa da parte, usata se fa comodo, ma poi ogni tanto ce la si scorda ed è come se non esistesse. Goh interagisce normalissimamente con l'allenatrice di Piplup, col ragazzo di Ho-Oh, col nonno di Ornella, con le persone del Dojo, con la ragazza dei coleotteri che addirittura decide di aiutare, e ancora e ancora. Dove sono le sue difficoltà sociali? Dov'è il non volersi fare degli amici? Se ne è fatti tantissimi, e sono passati pochissimi episodi, e alcuni erano nei primissimi episodi, così non c'è nemmeno la scusa del tempo passato con Ash (che anche a 45 ep. sarebbe troppo poco per mutare di carattere).

    Questa parte della sua personalità viene tirata fuori SOLO negli episodi dedicati a essa, come il primo, o quello coi genitori, o quello con l'amichetto (e lasciamo perdere che si è depresso perché non ha visto il povero amico, che era malato, e che aveva conosciuto il giorno prima… Come fa questo evento a essere l'ORIGINE del problema? Ci voleva un evento ben più serio e non solo abbozzato); e in altri rari casi, come la Coppa Flauto o Alola (ma e solo parzialmente). Mi arrabbio, perché pure con delle basi che non tollero, il punto di vista psicologico del personaggio poteva essere interessante. E invece, tre quarti delle volte è come se Goh fosse un coprotagonista normalissimo e socievolissimo – e in confidenza, sai perché? Perché altrimenti l'episodio non è immediatamente godibile dalla massa generica. E allora perché lo sforzo di un protagonista che si distingue? Boh.

    Anche quando è messo di fronte a dinamiche multi-personaggio, Goh beneficia di grossi favoritismi e ciò influenza negativamente la storia. La coppia con Ash di cui ho già parlato prima funziona malaccio, regge all'inizio e poi peggiora, perché Goh eclissa Ash con la sua sovrappresenza costante; e i due non si scambiano più insegnamenti, diventano statici ed emozionano a parer mio davvero poco. Ancor peggio quando Goh si affianca a un personaggio meno importante, come Sonia, che riceve pochissima attenzione: è Goh a scoprire i dettagli della leggenda, è Goh a lottare per la leggenda, è Goh a fare Dynamax. Cose che forse potevano essere distribuite a lei, che è un'importante rappresentante della sottorappresentata Galar. Altri dettagli in seguito.

    Il suo sviluppo temporale vero e proprio è blando e discontinuo. Abbiamo un accenno di avvicinamento ad Ash nelle primissime puntate, che poi viene derubricato a "ormai sono amici e si intendono e si fidano". Quindi la difficoltà di Goh nel fare amicizia è stata dribblata in così poco tempo? Ma allora che difficoltà è? Non doveva essere così grave da farlo apparire come sociopatico e solo al mondo, elementi che richiedono tanto tempo e sforzo? Ho dubbi, tantissimi dubbi. Anche il confronto coi Pokémon nel tempo è scarno, raro, e continua il percorso delle cose che gli vengono regalate. Scorbunny si affeziona a lui ma lui rifiuta di catturarlo perché pensa solo a Mew, e Scorbunny lo segue ancora, finché lui non si convince quasi facendolo sembrare un favore a Scorbunny (sappiamo invece quant'è preziosa l'amicizia di un Pokémon). Okay, diamolo per buono perché è agli inizi e sono dinamiche inconsuete. Però poi Scorbunny si sente ignorato (unico momento in cui l'anime ha esplicitato una dinamica "cattiva" e poco premurosa di Goh!), scappa via offeso, e si evolve. Sembra che con la freddezza dell'evoluzione si delinei un nuovo arco di maturazione per Goh, sarebbe utile per fargli cambiare atteggiamento sull'attenzione da dare ai suoi Pokémon, magari potrebbe catturarne di meno per accudirli e conoscerli di più… e invece? Tempo zero e Raboot lo perdona, anzi lo adora, senza che Goh abbia cambiato il suo comportamento da allenatore nella cattura e nell'accudimento: ha solo allenato una sua tecnica di lotta, ha solo avuto un cambiamento di idea a metà episodio, relativo solo a quell'episodio, che non ne ha inficiato le convinzioni di vita. Dov'è la crescita, la correzione di difetti, il miglioramento? Che storia ci racconta?

    Come detto prima, devo purtroppo discordare completamente dalla tua conclusione. Goh non è un personaggio ben scritto, per l'anime Pokémon. Io penso per nessun altro anime, ma per Pokémon non lo è nello specifico, perché lo stravolge, lo accartoccia, lo distrugge e lo palleggia, per poi farne ciò che vuole masticandone i derelitti resti. L'anime piega ogni singola dinamica esistente, da amicizia a legami a ideali a catture a realismo a lotte a leggendari a esseri viventi, tutto a Goh, per giustificare un sogno che può esistere solo nei videogiochi e non in un mondo narrativo: insomma, hanno reso palese che lui, con la sua poca esperienza di viaggio e pochissima di lotta, poteva catturare Zapdos… (povero Eugenius!) Se il personaggio potrebbe salvarsi almeno con una storia dai temi audaci e una psicologia difficile e tormentata (magari apparendo come collezionista perché non conosce i veri legami d'amicizia), tutto ciò viene cancellato rendendolo normalissimo nella gran parte dei casi, ripescando traumi e sociopatie solo in episodi tattici, e facendogli ogni volta elogi e compassioni per qualunque cosa faccia. Se di dimensione poteva averne almeno una, è crollata pure quella.

    Visti i toni più alti della mia risposta in questo punto, voglio nuovamente chiarire (se ce ne fosse il bisogno) che nessuna di queste considerazioni è un attacco a te o alla tua analisi. Anzi, come hai potuto vedere, mi sono trovato d'accordo con diverse parti. Resto in disaccordo, come prima, più che altro sulle conclusioni, su cui ti trovo troppo misericordioso nei confronti degli errori che sottolinei prima. Ma su questo (come su tutto) aspetto di sentire cosa mi risponderai a tua volta. So di essere stato molto duro su Goh, ma purtroppo, al suo inserimento forzato e alla sua presenza sottolineata in modo asfissiante attribuisco quasi tutti i problemi di questa generazione. Quindi resto duro e, al contrario di altre particine in cui posso perdonare qualcosa, qui non lascio passare nulla.

     

    Personaggi: Cloe

    Dopo cotanto sfogo (credimi: mi ci voleva proprio), passiamo a note più piacevoli. Ho sempre avuto un particolare apprezzamento per il cast femminile di Pokémon, trovandolo molto al di sopra dei cast femminili di altri anime. In una generazione che ritengo un prototipo di come si attua un disastro, una fievole àncora di salvezza la offre proprio il personaggio femminile, dimostrandosi il migliore tra tutti i nuovi e l'unico in grado di fornire con regolarità degli episodi interessanti.

    Ed è per questo che non fa parte del cast e non compare quasi mai. No, ma grazie, Esplorazioni, non dovevi.

    Cloe è un personaggio che fa il suo lavoro, cioè essere diversa dalle caratteristiche classiche. Ecco, vedi, in teoria era una delle cose che doveva fare pure Goh, ma lui non ci è riuscito per via dell'incoerenza interna. A Cloe, invece, questo può essere riconosciuto: da subito sottolinea che i Pokémon non la entusiasmano troppo, che la sua vita non è granché intrecciata con loro, che preferisce fare altro. Questo stile di vita corrisponde al suo carattere più neutrale e meno entusiasta, così inizia molto in sordina e può pian piano ricevere dei cambiamenti.

    Al contrario di quello di Goh, il blocco "sociale" di Cloe (anche se diverso) è sempre presente. Non ci sono episodi in cui lei mostri un improvviso e immotivato entusiasmo verso i Pokémon per poi tornare alla condizione normale nell'episodio successivo. Tutti i suoi episodi sono incentrati sull'avere questa caratteristica, che si sta ammorbidendo poco alla volta. È un senso di crescita rallentato che fa sempre la sua figura in serie lunghe come le generazioni di Pokémon: il personaggio deve crescere, sì, ma lentamente. Così da materializzare il vero cambiamento in 100 o 150 puntate. Ed è anche una dinamica realistica: la realtà non muta in 12 episodi, ma in mesi o anni.

    Cloe, col suo carattere basilare ma quantomeno preciso e inconsueto, ha sempre prodotto buoni episodi. Perché in ognuno di essi c'è una storia precisa da raccontare, il suo rapporto che ogni volta aggiunge un nuovo piccolo dettaglio, o una nuova piccola esperienza. Inoltre, come hai detto, la sua vita "normale" dà un buon contributo alla costruzione di un mondo Pokémon più ampio, in cui non esistono solo allenatori o collezionisti di Pokémon. Questo, in teoria, sarebbe un approccio molto interessante.

    Nella pratica, lo spazio che riceve è davvero ridicolo: 6 episodi su 48 sono dedicati a lei, e in molti degli altri non compare proprio. Perché mai strutturare una generazione senza protagonista femminile? Questi personaggi hanno sempre favorito un'alternanza più varia, in una serie che, altrimenti, si blocca sullo stesso concetto per troppo tempo. E infatti qui questo succede: manca pure il viaggio, quindi abbiamo un ping-pong di Goh, Ash e di nuovo Goh (lui più volte) che rende le cose monotone. Ancor più monotone visto il metodo con cui Goh avanza, di cui abbiamo già discusso.

    Il diavoletto sulla spalla destra mi fa pensare che questa soluzione esiste per non togliere mai spazio a Goh, o meglio, per fargli fagocitare qualsiasi piccolo spazio nei dintorni. Ogni momento dev'essere suo, tutto lo screentime, tutta l'attenzione. Una spiegazione che per ogni spettatore sensato risulta ridicola, certo, ma ci sono altre risposte? Altrimenti, perché non includerla in più episodi? Se non in tutte le esplorazioni (perché striderebbe col suo carattere), perché non lanciarla dentro l'azione ogni tanto, mostrandone anche solo il lato schivo e per nulla entusiasta? Creerebbe dinamiche interessanti, e approfondirebbe il legame con Goh – che è stato lanciato all'inizio, e poi abbandonato nella sempiterna oscurità. Invece, evidentemente, dare spazio a lei che è più interessante toglierebbe i dodici minuti di cattura collezionistica random a cui ci hanno ormai dolorosamente abituati. Quell'opinione alternativa che ben menzioni alla fine del paragrafo non riceve neppure lontanamente lo spazio che meriterebbe, facendoci dimenticare che un personaggio buono c'era. Ma tanto non si vede.

     

    Un cast secondario non trop… per nulla eterogeneo

    Come te dedicherò a questo paragrafo solo un breve spazio, c'è poco da dire. Come accaduto su altri argomenti, condivido il tuo ragionamento ma non le tue conclusioni. Cerasa è un professore dal piattume davvero eccessivo, che professa consigli generici sui Pokémon degno dei dialoghi dei giochi del 1996, e per il resto si limita a dispensare biglietti di treni. Praticamente è un'agenzia di viaggi, gratis, ma non puoi decidere la destinazione. Oh sì, il massimo del viaggio e dell'esplorazione che Pokémon sa esprimere, voglio andare dove mi va, la libertà è un'avventura che non finisce mai.

    Non voglio scomodare i migliori professori dell'anime (Oak, Platan e Kukui), capaci di essere punti fermi delle proprie generazioni e anche oltre, di partecipare attivamente sia alle trame, sia alla crescita di Ash, sia ai momenti comici e rilassati. Ma almeno mantenersi sul (comunque ottimo) livello degli altri? Ogni professore aveva la sua personalità ben definita, il suo modo di essere uno studioso diverso dagli altri, la partecipazione ad episodi extra, una figura professionale, affidabile, esperta. Perché ora ci tocca una sottospecie di bancomat? Poi ci sono i due assistenti, chi? Quali assistenti? Quelli che sembrano gli NPC dei videogiochi perché dicono e fanno solo cose standard? Che destino gramo, il nostro.

    Oltre a loro, sono ben pochi i personaggi che appaiono tra secondari, ricorrenti e rivali. E ciò, a confronto con qualunque altra generazione, suona davvero ridicolo perché di secondari c'è sempre il bisogno per arricchire i primari. Abbiamo il solo Dandel a catturare interesse. Laburno, Rose, Sonia, come ho già detto compaiono una volta e poi si fanno rivedere al finale di saga, senza mai diventare di fatto dei ricorrenti ma solo dei personaggi da saga singola. I rivali sono tendenti a zero, ci sarebbe l'interesse per Fabia subito dimenticata, gli altri combattenti importanti servono solo a mo' del sovracitato fanservice nostalgico di presenza. Null'altro. E infatti nel mezzo che abbiamo? Sempre esplorazioni isolate, quasi tutte con Goh. Vogliamo ricordarci quanta carne al fuoco c'era in un DP o un XY dopo quasi 50 episodi? Lo sai bene anche tu, quindi non faccio l'elenco.

    Parlando dei Pokémon per concludere l'argomento, è già ridicolo doverne includere alcuni nel cast secondario, perché dovrebbero stare tutti al centro dell'attenzione, con la loro crescita intrecciata a quella dei loro allenatori. E invece:

    • Yamper è un cane di casa con 1 o 2 episodi;
    • Riolu / Lucario nasce con la fissa di lottare e da lì in poi lotta solo senza mai discostarsi;
    • Dragonite arriva con la premessa di amare Ash e poi si vede ogni 10 episodi;
    • Gengar? Chi è Gengar? Quello che aveva un episodio di introduzione eccellente, ma poi visto che ormai il Pokémon figo e famoso ad Ash l'abbiamo dato, non esce neppure dalla sfera?
    • Farfecosa? Il nome di un ristorante?
    • I Pokémon di Goh… Ahahahahahahah, i Pokémon di Goh. Volevo dire le figurine, scusa. Disponibili a selezione libera in qualsiasi episodio e in qualsiasi momento. Mica gli allenatori devono scegliere massimo 6 Pokémon alla volta? Lui ce li ha tutti – o meglio, casualmente ha sempre quello che gli serve proprio quando gli serve.

    Non posso, perciò, comprendere le ragioni dietro a questo atto: il tempo e il modo c'erano, come sempre. Il trattamento dato ai Pokémon di questa generazione rasenta invece il ridicolo. Poca attenzione e mal gestita a Pikachu, Lucario e Raboot (il più in vista, perché è di Goh), dimenticanza COMPLETA di Pokémon gonfiatissimi all'attesa come Dragonite e Gengar, disattenzione totale verso la popolazione galariana come Sobble, Farfetch'd e Yamper. Viene spontaneo chiedersi: ma se i personaggi secondari non esistono, i protagonisti sono solo due e non hanno varietà, i Pokémon sono gestiti in modo penoso, ma allora 20 minuti ogni settimana a che li dedicano? E la risposta è ancor più spontanea: a Goh che lancia palline e parla di sogni. Lanciando palline.

    No.

     

    Pokémon World Championship – Gestione

    Partendo dal fatto che pre-Esplorazioni, se dovevo vedere un grosso torneo diverso dalle palestre, avrei preferito l'approfondimento del Pokémon World Tournament, vediamo invece il cugino col nome un po' diverso.

    Il PWC non l'ho mai pensato come una gemma, ma quando è iniziato mi ha attratto (i 2 episodi della sua introduzione rientrano tra i buoni che ho citato). Certo, dopo una generazione senza palestre, tornare alle palestre non mi avrebbe mica disturbato. Ma una competizione dagli echi maggiori mi faceva sperare in sfide ancor più epiche, quindi va bene.

    Il PWC ha un meccanismo estremamente utile nella realtà, basato su quello che qui chiamiamo ELO, comunque un punteggio dinamico che si aggiorna in base a vittorie e sconfitte (nella realtà si basa anche sul livello dell'avversario con calcoli matematici, nell'anime non so, ma la base è quella). Il che è un bene, perché dona realismo al percorso dei personaggi. O meglio, può donare: più un elemento narrativo è realistico, più cura ci vuole per far quadrare gli elementi come fossero veri.

    E mi dispiace, ma anche qui non accade. Per carità, è correttissimo che Ash entri nel PWC col punteggio base e scali rapidamente la classifica perché è già più forte di un esordiente qualunque. Ciò che non va bene è narrativo. Questo modo di trovare rivali ha reso possibile la relegazione delle battaglie di Ash a momenti isolati. In soldoni, visto che non deve andare in nessuna palestra, quindi in nessun luogo specifico, e non deve avere un certo numero di lotte importanti (che quindi verrebbero fatte risaltare), ora gli scrittori sono liberi di fargli fare (e di mostrare) o mille lotte o due lotte, a piacere, senza che gli si possa dire di aver fatto un buco di trama in nessuno dei due casi. Quindi se domani ci fosse bisogno di farlo lottare 7 volte, gli si potrebbero dare 7 allenatori a caso e dire ancora "beh sì ma è previsto dalla trama", senza bisogno di farlo combattere contro i personaggi giusti, nelle trame giuste, nel character development giusto, e in battaglie epiche.

    E infatti, questo succede: Ash combatte a casaccio, a volte offscreen o con due mosse, altre volte nei ritagli di tempo (1:30 minuti di lotta, poi si torna a Goh), così è giustificato che nella sceneggiatura le lotte le ha fatte, lo sviluppo l'ha avuto, si è allenato. Peccato che offscreen, o approssimativo, non dia NULLA a personaggio, Pokémon e trama. Poi ogni tanto, a casaccio, quando si ha voglia di dargli un microscopico arco narrativo, che si fa? Capopalestra, una sconfitta piazzata a caso e non inserita nel suo percorso di crescita, delusione, rivincita, vittoria. Questo però lo sanno scrivere anche i bambini alle prese con le prime fanfiction.

    E sai il motivo che ancora una volta mi viene in mente per questa gestione? Non la somiglianza al gioco (di cui parlerò appena in seguito), ma un altro modo per non togliere spazio a Goh nelle sue catture insulse che divorano ogni margine temporale. Perché se dai ad Ash una città-obiettivo, gli devi dare un percorso per arrivarci; se gli dai 8 capopalestra, gli devi dare una crescita, farlo imparare in continuazione, farlo salire di livello; se gli dai una Lega o presunta tale, lo devi far arrivare al massimo livello solo alla fine. Tutte cose che prendono molti episodi (rendendoli belli come abbiamo sempre ammirato).

    Qui no. Pokémon fortissimi all'inizio, poche evoluzioni, pochissimi allenamenti, forza sempre circa uguale e basata solo sui Pokémon lotte offscreen, confronti randomici che durano solo 2 episodi distaccati. Sarà per non togliere spazio a Goh, no?

     

    Pokémon World Championship – Possibilità, battaglie e Dynamax

    Tu sottolinei correttamente la somiglianza al gioco, che c'è, è innegabile, è un'ispirazione chiara (per fortuna Pokémon GO non ha le competizioni, altrimenti prendevano da lì pure quelle e veniva peggio). Quello che non mi piace, però, è come siano state colte le possibilità del gioco.

    Ogni generazione precedente dell'anime nasce dai giochi, però ne reinventa le composizioni per adattarli a un prodotto narrativo, non videoludico. I super 4 diventano entità superiori alla Lega, così la Lega diventa un torneo tra allenatori "semplici" e non tra super campioni, perché altrimenti nella narrativa tutti sconfiggerebbero gli 8 allenatori e riproverebbero all'infinito a battere i super 4, e sarebbe noiosissimo. Così, si adatta. Ma tutto nasce dal gioco. Anche qui tutto nasce dal gioco, ma si adatta poco, e male.

    La figura di campione uscente da Alola non sarebbe stata sminuita da un adattamento corretto pur essendo spiccatamente narrativo. I capipalestra di Galar dei giochi partecipano anche al torneo finale a eliminazione diretta, e questo poteva essere reso spostando Ash nelle palestre, ma con un senso differente: sfidare quelli che, in questa regione, sono davvero i più forti (per l'assenza di Super 4). Cosa che tra l'altro esiste nell'anime (vedi Laburno), allora perché non sfruttarla? Anche per questo, trovo la tua analisi del PWC manchevole di queste possibilità che si potevano, si dovevano sviluppare. Con la loro assenza, si sono palesati i difetti che ho menzionato sopra, cioè una gestione del PWC scarsa, blanda e che non comunica l'entusiasmo dei grandi eventi.

    Perché per il resto sono d'accordo con te e i tornei di Galar potevano essere davvero dei catalizzatori di entusiasmo in senso sportivo, vicino alla realtà, tra l'altro con competitors che possono sognare di avvicinarsi ai più grandi, perché partono dallo stesso livello.

    Anche le battaglie ne risentono. Alcune sono belle, altre non tanto. A memoria d'uomo, ricordo davvero POCHE lotte importanti della serie che fossero davvero brutte (escludendo i momenti volutamente comici dell'Indigo). Qui spesso mancano di dettagli: una sequenza è poco quando si parla di personaggi ricorrenti, ma figuriamoci con Ash! Si può obiettare che fossero lotte contro personaggi di passaggio? Certo, ma quelle lotte influenzano la sua scalata del punteggio, quindi sono importanti. Quindi le voglio vedere, fatte bene, e non accetto 2 mosse random contro un Girafarig se devo vedere Ash inseguire il suo sogno. Non riesco a definirle fiore all'occhiello, mi dispiace, ma è un elogio esagerato. Con questo sistema, si salvano le battaglie contro Vania, Fabia, e poco altro.

    (Excursus su Fabia: gli scrittori di Pokémon, le cose, le sanno fare. Solo che in questo periodo le indicazioni sono diverse, e non le fanno o non le vogliono fare. Perché gli ultimi 30 secondi di episodio, quando Fabia è in un contesto informale e mangiucchia mostrandosi simpatica e un po' ingenua, caratterizzano il personaggio meglio di tutti gli altri 39:30 minuti. Non ci voleva tanto.)

    Termino buttando nel calderone il Dynamax, concetto nato a metà. Un Pokémon gigante non è di per sé una dinamica che crei interesse, perché è solo lui ma più grande. Lo so, alcune sono delle vere trasformazioni, ma specie nell'anime andavano rese meglio. La prima lotta di Pikachu gigante è stata buffa e divertente, mi ha dato speranze: ci poteva essere un percorso, un training arc, una serie di tentativi falliti e poi di successi, su come gestire questo gigantismo con tutti i problemi che dà e riuscire a padroneggiarne le possibilità. Bastava rivedersi Turtwig che evolve in Grotle… Invece no, Pokémon giganti che sono semplicemente più grossi e si scambiano mosse grosse, potenti e lente, in combattimenti lenti, che creano mere esplosioni di spettacolarità. Davvero poco.

    Non ho quindi alcunché da eccepire nei tuoi ragionamenti sul Dynamax, anzi premo sul pulsante dell'insoddisfazione, perché introducendo un concetto chiave così presto anche per il Pikachu di Ash, non è possibile restare contenti del suo uso. E soprattutto, non è possibile metterlo da parte come se niente fosse, mantenendolo a due o tre presenze in croce, senza contestualizzare questa relegazione. Tra l'altro, anche qui assistiamo a un immenso favoritismo nei confronti di Goh: quali capacità di lotta e quali vittorie passate gli danno il diritto di ottenere subito il polsino e il potere in quel modo? Cos'ha di speciale, nel campo delle lotte, lui che opera solo per le catture? Oltre che poco, il Dynamax è pure male!

     

    Conclusioni e risposte finali

    Per la prima volta nella mia vita, non è stato per nulla facile commentare una generazione di Pokémon. Ci sono così tanti agganci negativi che, senza una base sottostante come la tua ampia retrospettiva, non avrei mai iniziato. Quindi, anche se il mio è stato uno sfogo quasi tutto di bocciatura, in qualche modo vorrei ringraziarti di questo.

    Purtroppo, dalla mia ottica, quasi tutto in questa generazione è negativo. Goh è la massa portante di un immenso iceberg di delusioni, in quanto la serie gira intorno a questa figura incompleta, definita in modo ballonzolante ed incoerente, e soprattutto basata su sogni e dinamiche completamente estranei a 23 anni di glorioso anime. Eppure, è costantemente al centro dell'attenzione tanto da soppiantare rapidissimamente il simbolo Ash, in un modo surreale che non possiamo ignorare, ricordando cosa Ash è stato per l'anime, e per noi.

    Decidere che la presenza preponderante di tutto il brand animato fosse un personaggio che gioca a Pokémon GO ma nel mondo dell'anime è la causa principale e alienatrice (ma non l'unica) della scarsa qualità. Non solo di molti episodi, ma soprattutto, e in modo inequivocabile, della narrazione complessiva: trama, ritmo, obiettivi, crescite, sorprese colpi di scena.

    Possiamo soffermarci per altri sei mesi sulle somiglianze col gioco; ma se paragoniamo la narrazione di Esplorazioni a quella di qualunque altra generazione, ogni altra cosa ci sembrerà poco importante. È andata a farsi benedire, trasformando Esplorazioni in una specie di sit-com malriuscita, stracolma di lanci di sferette, che si dimentica di coltivare i legami, di usarli per emozionarci e appassionarci. Addio, sogni di gloria.

    Ash in sé è gestito in una maniera che inizia "solo" leggera e peggiora gravemente dopo ben poco, così come tutto il comparto degli altri personaggi che spaziano dagli insulsi (Cerasa e i suoi assistenti) agli inesistenti (Rose, Sonia), fino a giungere ai promettenti mal coltivati o relegati nel nulla subspaziale (Cloe, Fabia). Il discorso è altrettanto sottotono coi Pokémon: oltre a Pikachu e Raboot, e oltre allo sviluppo monofacciale di Riolu, abbiamo la dimenticanza spaventosa (o nel migliore dei casi il poco sfruttamento) di Gengar, Dragonite, Farfetch'd, Sobble, Yamper. Tutti desaparecidos.

    Le battaglie e il sistema del torneo si salvano con una sufficienza; il loro uso no, favorisce la scarsezza di tutta la narrazione. Il Dynamax non aggiunge nulla, anzi delude molto.

    Per finire, quindi, il mio è un no pressoché totale (eccetto piccoli elementi). Oltre vent'anni a seguire questa serie e non mi sono mai neppure sognato di definire "mediocre" o "bruttino" anche il peggiore dei momenti vissuti. Per questo mi lascia stupefatto il crollo verticale della qualità narrativa, che ha illuso di essere in "cambiamento" per una ventina di episodi e poi ha mostrato il suo vero volto. Quello della disperazione.

    Finisco anche con un commento finale alla tua retrospettiva. Era indubbiamente esaustiva e dettagliata, avendo tu passato in rassegna moltissimi elementi, che mi hanno dato spunti numerosi (pur ricordando che, con una lunghezza così, in pochi leggeranno me o te, purtroppo). E di ciò devo complimentarmi, è degno di lode, perché scrivere e analizzare tanto è segno di passione e di moltissima dedizione: quindi, in questo, complimenti.

    Se dovessi esprimere la mia approvazione sui tuoi contenuti nudi e crudi, però, direi metà e metà: su alcuni sono concorde, su altri no. Le differenze di apprezzamento in sé sono normalissime, ma vorrei consigliarti di inoltrarti meno in interpretazioni dettagliate e motivazioni sottili, e di guardare di più al ritmo della narrazione, alla sua qualità complessiva, a elementi indiscutibili come crescita, emozioni, e via dicendo. Su cui credo (o spero) che ti troverai più d'accordo con me, soprattutto pensando al passato.

    Una critica più forte, però, la devo dire: ti ho trovato troppo, troppo morbido ogni volta che tiravi le somme. In quasi ogni sezione hai espresso critiche anche forti, anche aspre, su cui ci siamo trovati d'accordo (nei paragrafi tipo Goh abbiamo più differenze ma vabbè). Solo che, alla fine, dispensi comunque svariati elogi alla serie, perdonandole molti difetti in una volta sola, trovandovi una giustificazione o una motivazione in ottica futura, mettendoci qua e là una pezza o spingendoti in interpretazioni personali. Come se avessi avuto il freno a mano tirato, o meglio: come se per forza non volessi esaurire l'ottimismo che avevi a inizio serie anche dopo esserti accorto dei suoi gravi difetti (ce l'avevo pure io, la differenza è che a me si è trasformato in rabbia). Certo, su questo potremo avere differenze di visione, io la vedrò peggio e tu meno peggio (come prima dicevo, al cinquanta per cento), ma secondo me almeno su alcune sezioni in cui neppure tu avevi visto speranze, potevi concludere meno politically correct, ed esprimere più chiaramente che quella cosa non ti piaceva proprio.

     

    E siamo alla fine! Ti ringrazio se avrai la pazienza di leggere tutto ciò (è davvero tantissimo, neppure io mi aspettavo di scrivere tanto), spero tu abbia colto il tono volutamente ironico di qualche spezzone, e aspetterò con fiducia di ascoltare le tue risposte: sia un tuo pensiero sulla mia stessa risposta nel complesso, sia le tue opinioni su ciò che penso e se ti ho fatto un po' cambiare idea su qualcosa, sia le controbattute sugli argomenti restanti (ecco, magari escludiamo quelli in cui siamo del tutto d'accordo, altrimenti su 50 episodi ci stiamo su tre anni!). Fino a quel momento… Alla prossima!

    (E passa al lato oscuro: abbiamo i biscottini, le frasi cattive e tanta, tantissima rabbia repressa.)

  2. Una bella sopresa il tuo commento, come ben sai non amo tanto le lunghe letture ma per voi e per la passione lo leggo con piacere! 😀
    (faccio una premessa: so che in passato vi siete confrontati spesso sulla serie e sulla scrittura, passione che vi accomuna, e che David conoscendoti solitamente apprezza di buon grado i consigli, tuttavia so che sei d’accordo con me Ivan nel ribadire che ognuno è libero di esprimere le proprie argomentazioni, sia che queste siano pro o contro o di mantenere la propria eventuale linea politically correct se lo si preferisce, soprattutto nella prima stagione di una serie.) Piccola dovuta precisazione, passo al commento che ovviamente non è ai vostri livelli, mi soffermerò solo su ciò che non mi convince molto sulle critiche (che non sono solo le vostre ma è anche quel che leggo in giro nei forum anglosassoni).

    Arrivati ad un certo punto, oggettivamente comprendo e rispetto le vostre posizione (tue e di Dan), condividendo per la maggior parte le critiche sulla serie, che come ho detto anche io varie volte, ritengo appunto che i problemi siano principalmente dovuti alla struttura stessa e che la causa non sia quindi direttamente Goh, qualsiasi altro co-protagonista non avrebbe ricevuto facile apprezzamento dai fan di Ash. Non odiamolo quindi, ci rimette già anche lui non per sua volontà.
    Io seguo la serie per curiosità e senza troppe pretese, per questo come già sai non mi soffermo più di tanto sulla critica, ma la seguo sciallamente piuttosto.
    Mi soffermo solo sull’obiettivo di Goh, la critica ci sta tutta sull’incoerenza della serie, tuttavia non soffermandomici troppo ad ogni episodio, accolgo la novità senza troppe remore così da seguire la serie tranquillamente e tirare le somme alla fine, tanto sappiamo che dietro ci stanno le loro speranze di acchiappare il pubblico delle app (illusi, lasciamoli fare!).
    L’unica cosa che mi sembra strana e che mi dispiace un po’, è che ci sono stati (e ci saranno nella stagione 2) episodi che personalmente ho trovato ben fatti, emozionanti, in cui è uscita sempre di più la profondità di Goh (per quanto il target permetta), eppure, si riesce sempre a trovare la critica e a questo punto mi sorge il dubbio che queste vengano fuori a prescindere, dovute al fatto che i fan di Ash sentano la sua mancanza, ritrovandomi quindi a leggere commenti in cui si debba per forza fare associazioni a problematiche sociali o patologie gravi, pur di criticare la mancanza di chissà quale approfondimento di una tale problematica, che non sarebbero riusciti a trattare bene.
    Questo è già accaduto come menzionato anche da te sulla questione dei rapporti sociali di Goh e accadrà ancora con altre vicende. Quindi oltre al dubbio espresso pocanzi c’è da chiedersi, sono diventati tutti psicoterapeuti? Termino solo con l’esempio delle fantomatiche difficoltà sociali di Goh. Queste si sono ipotizzate solo per il suo commento nell’episodio degli Ivysaur, sia per le preoccupazioni dei genitori successivamente, che avevano il dubbio poiché Goh era difficile capirlo e loro lavorano sempre. Ma chi dice che effettivamente debba avere delle reali difficoltà? Ad esempio io posso essere nerd, o prettamente solitario, prettamente introverso, credendo di avere difficoltà a socializzare, ma poi effettivamente potrei sorprendermi io stesso nello scoprire che non è del tutto così. Posso aver avuto delle delusioni in amicizia e credere di non potermi più fidare, ma poi fai una conoscenza in particolare e a pelle ti fidi di nuovo. Posso invece affezionarmi e fare amicizia difficilmente, ma questo non mi impedisce di conversare con i passanti o con un’allenatrice di Piplup che goffamente perde spesso gli occhiali e mi ispira simpatia. Posso anche fare conversazioni senza coinvolgermi emotivamente in realtà.
    Una situazione in cui effettivamente è plausibile sentirsi a disagio, come ritrovarsi almeno 4 amici di Ash col fiato sul collo, e che fa riaffiorire quindi questa sua semi?-problematica invece non va bene perché questa sua caratteristica viene usata strategicamente a convenienza :3
    Ed ecco quindi che sorge di nuovo il dubbio, siamo tutti esperti della materia? 😀

    Capisco che possa interessare, ma come hai ben detto nel paragrafo dedicato, a loro non converrebbe troppo per farsi compiacere dalla massa generica, soprattutto considerando anche la formula episodistica, non amplierebbero mai questa sua problematica con brevi scenette sparse qua e là da dover ricollegare con vari altri episodi (purtroppo). E con questo non li sto giustificando, ma c’è anche da dire che finora problematiche così non sono mai state presentate su un protagonista. E poi come detto poco fa, io la interpreto anche con la fisolofia del “credi di avere un problema in realtà non c’è, non è così grave come pensavi o si manifesta (in maniera lieve) solo in situazioni particolari”.

    La produzione vorrebbe mostrare di essere coraggiosa facendo questo test che concede ad Ash un po’ di riposo, ma Goh oltre alla cattiva struttura paga probabilmente anche il prezzo di togliere spazio al protagonista di sempre.

  3. Io penso che un personaggio come Goh non avrebbe funzionato neanche in una serie a struttura regolare: è proprio lui che non funziona, insieme al suo obbiettivo e al suo carattere per nulla carismatico.
    Togliere spazio ad Ash per inserire un tizio che riceve ogni cosa su un piatto d’argento (salvo rarissimissimissimi casi) non è una scelta coraggiosa, ma bensì pigra. Perché così facendo hai soppiantato un personaggio che necessita di una scrittura costante, per via dei suoi obbiettivi e del suo carattere, per metterci al suo posto un altro che non ha crescita e non ha sviluppo e che quindi la sua scrittura non impegna. Perché Goh non ha ostacoli, non ha sfide, non ha lezioni da imparare; quello che vuole lo ottiene (e potete dirmi tranquillamente quei tre casi isolati in cui non accade; tipo il povero Zapdos relegato al ruolo di Pidgey; ma sono considerate eccezioni, di cui gli stessi personaggi si sorprendono).
    Se al posto di Goh avessero messo una nuova Lucinda, non uguale da un punto di vista di carattere o obbiettivo ma con una gestione altrettanto perfetta, io non mi sarei lamentato così tanto. Avrei sicuramente sbuffato all’inizio, ma poi me ne sarei innamorato, come è successo per tutti gli altri personaggi dell’anime.
    Il problema per me e per Ivan, presumo di poter parlare anche per lui, non è tanto l’aver sostituito Ash ma averlo messo in panchina (pur mantenendolo) inserendo come nuovo protagonista principale un personaggio come Goh, che palesemente non ha le caratteristiche per sorreggere l’anime. Perché gli archi narrativi dedicati a Lucinda, Vera e Serena non facevano arrabbiare nessuno, nonostante Ash venisse messo abbastanza da parte in quelle occasioni? Perché erano personaggi con qualcosa da dire, da dimostrare, con delle sfide da superare.
    Goh cos’ha? Un problema sociologico che compare una volta ogni 30 puntate ad esser generosi e che non inficia mai nel suo obbiettivo, un sogno che, ha detta degli stessi estimatori di Goh e riportato pure nell’articolo, non funziona ed è noioso, un carattere abbastanza generico che si risolve molto spesso in gag trite e ritrite (poco poco abusata la scena della sfera che gli ritorna sul viso, ci sarà solo 78 volte in 40 episodi), e poca sinergia con Ash (sono i primi due personaggi che non imparano nulla l’uno dall’altro). Il fatto stesso che il suo nome sia il medesimo dell’app è di una sfacciataggine imbarazzante. C’è il detto “Pisciare in testa alla gente senza nemmeno dirgli che è pioggia”, e questo personaggio ne è la rappresentazione visiva. E’ uno spottone al gioco mobile e non cercano nemmeno di nasconderlo. Perché è un personaggio che esiste in funzione di quella specifica applicazione e che non si distacca da essa con elementi propri che lo possano rendere qualcosa di unico. Si chiama come lei, cattura i Pokémon come si fa al suo interno, ad ogni cattura c’è la vocina che gli dice “eccellente”, ha la lista dei Pokémon presi come nell’app; l’unica cosa che si discosta da essa è la facilità con lui lui acchiappa i mostriciattoli, visto che in GO la cattura non è così semplice come accade invece per il nostro bimbo speciale. Lasciamo perdere l’aggiunta dei Raid, che è di una tristezza assurda. Da quando combattere tutti contro un Pokémon si chiama Raid, e soprattutto che senso ha collaborare tutti insieme se poi tale Pokémon lo poù catturare un solo allenatore?

    Sapete perché la gente sta ancora guardando Esplorazioni: perché sta aspettando Ash vs Dandel. Ciò che mantiene in piedi gli ascolti di Esp è la trama del PWC (che ovviamente è quella più bistrattata dall’anime stesso). Ash sta ancora sostenendo l’anime nonostante sia stato mandando negli spogliatoi, neanche in panchina. La gente vuole vedere lui combattere con Pokémon come Gengar, Dragonite e Lucario. E questo lo puoi constatare facendo un giro per i commenti Youtube, non solo italiani, su FB, su Twitter e anche su reddit.
    Poi certo, la struttura della serie fa la sua parte nel buttare giù i nostri pareri, ma ciò non implica che Goh come personaggio non ne abbia alcuna colpa. Perché se poco interessante è la struttura della serie di per sé, figuriamoci come può diventare se al suo interno agisce un personaggio poco interessante come Goh.

    Una cosa che non mi è per nulla piaciuta era quell’accusa della critica a priori. No, non è così, Io e Ivan, parlo per noi visto che siamo comunque parte dell’insieme dei grandi disprezzatori di Esp, abbiamo sempre spiegato dove, come e perché un certo elemento non ci piaceva. E, visto che siamo persone oneste, abbiamo sempre criticato l’anime dove andava criticato: la lega a Kanto, i troppi filler di Johto, l’aberrante Lega di Unima e la gestione pessima del PWT, il Varietà professionisti che è stato abbastanza povero; io addirittura ho da ridire sulla gestione della Lega di Kalos, quindi le critiche ci sono sempre state. Non è che il nostro spirito critico si è risvegliato ora, al massimo è stato accesso all’ennesima potenza. E se siamo così tanto spietati, io più di Ivan lo riconosco (anche nei modi di pormi) è perché quest’anime per noi è tutto. Lo amiamo alla follia, e lo abbiamo sempre amato da quando avevamo 4 anni ad ora che ne abbiamo… beh, che siamo vecchiotti. E questa serie è un insulto per noi che lo abbiamo amato sempre, con i suoi difetti e i suoi cambiamenti; perché nonostante le creature siano le stesse e alcuni personaggi abbiamo gli stessi nomi, è chiaro che Esplorazioni non abbia lo stesso spirito delle precedenti stagioni. Perché non è dandomi Ornella che torna che mi fai felice in quanto vecchio spettatore, non è dando ad Ash un Dragonite che mi fai contento… ma dandomi una serie che racconti una storia, una narrazione che abbia un obbiettivo, che prefissi un viaggio per i protagonisti che li porti a crescere e a superare sfide in quello che è un mondo infinito. Che mi faccia percepire sta cavolo di avventura, che è il perno di questo brand, e non sti diavolo di biglietti aerei che ti portano in un posto la mattina e ti riportino a casa la sera, che uccido letteralmente il senso di ignoto e di scoperta, relegando tutte le vicende a dei semplici itinerari già prefissati.
    Forse questa parte è stata inutilmente e pesantemente retorica ma io non sono Ivan e quando scrivo mi faccio molto più prendere dalle emozioni, insomma, scrivo come se stessi parlando a voce con il mio interlocutore. So che non è una cosa professionale, ma mi rende più libero di esprimermi come voglio.

    Termino dicendo che non risponderò all’ipotetica profondità dimostrata da Goh nella seconda metà della serie, sia perché secondo me non c’è, sia perché trovo ingiusto tirare in ballo episodi che Ivan non ha ancora visto e sui quali non può ribattere. Pika, io e te ne abbiamo già animatamente parlato su messenger, ma ora mi sembra fuori luogo citarli.

  4. Dire che tre quarti di questa serie siano basati su Pokémon Go mi sembra un’esagerazione. Non mi piacciono gli smartphone e non sono interessato a Pokémon Go, quindi non voglio difendere le influenze che chiaramente ci sono, ma dire che Gou sia incentrato solo su quello secondo me è sbagliato. E capisco la tentazione dato il nome. Almeno in giapponese è un nome vero usato comunemente, quindi adattarlo come “Goh”, che magari possiamo considerare una trasliterazione insolita, lo rende fin troppo ovvio. I riferimenti a Pokémon Go ci sono chiaramente, ma questo è diverso dal dire che tutto quello che fa è un riferimento a quello. Catturare i Pokémon non è stato introdotto in Pokémon Go, il modo in cui li cattura non è diverso dai giochi principali con l’eccezione di alcune rare menzioni dell’orientamento dei lanci. E la “lista dei Pokémon presi” si chiama Pokédex.

    Secondo me le catture semplici e veloci non sono un problema con Pokémon semplici da catturare. Alcuni si lasciano catturare facilmente, altri no. E se si lasciano catturare così facilmente, probabilmente sarà perché è facile fargli buona impressione. Cosa che invece magari non può succedere facilmente con, ad esempio, Mewtwo. Catturare Pokémon al Bosco Smeraldo è semplice. Capisco invece il problema con le cose offscreen dopo delle catture. Riguardo il personaggio in se invece, sono d’accordo con il commento di Pika, è quello che avrei voluto dire, ma non penso sarei stato in grado di trovare le parole giuste per farlo.

    Ci sono elementi di questa serie che non mi piacciono (anche se molte vengono dai giochi o da come sta venendo gestito Pokémon in generale ultimamente) che vengono discusse poco. Alcuni dei problemi di Ivan con l’arco di Spada e Scudo (che a me non danno troppo fastidio nell’anime) hanno origine dal gioco stesso. Charizard che ruba l’attenzione alle cose nuove e la grande area vuota generica con qualche collinetta e laghetto.

    Ecco una grande influenza non solo sull’anime, ma anche sui giochi: ora tutti hanno lo smartphone. Il Pokédex? No, non c’è, è un’app ora. E ci mettono dentro un Rotom, che diventa un assistente virtuale generico che potrebbe benissimo non essere un Rotom e che sta quasi sempre zitto. Però i Pokédex nell’anime hanno sempre parlato, no? Cos’ha di speciale questo? Vanno ad Alola e si comportano come se lo “Smart Rotom” (il nome italiano è ancora più stupido) fosse meglio del Pokédex Rotom quando è chiarissimo che non lo è. Il Rotom del Team Rocket mi sta simpatico dalle pochissime scenette in cui l’hanno lasciato parlare, mi piacerebbe vederlo interagire di più. Non mi piace neanche che Gou continua ad usare le Poké Ball normali. Mi piacerebbe vedere un episodio in cui impara ad usarne altre, come ottenerle e introdurre un po’ più di strategia nelle catture generiche (soprattutto se iniziano ad esaurirsi i Pokémon che si può dire sono semplici da catturare). Un’altra cosa sono le “lotte raid” a caso, che forse avrei dimenticato se non fossero state menzionate qui poco fa, dato che fortunatamente in realtà non ci sono quasi mai. Mi piacerebbe anche vedere Gou allenarsi e fare lotte con altri allenatori, cosa che continuano a suggerire principalmente nelle sigle ma che si vede pochissimo negli episodi.

    Secondo me hanno intenzione di dare più attenzione ad Ash più avanti, con una serie di episodi vicini, non necessariamente tutti uno dopo l’altro, più incentrata sulle sue lotte. Sembrano prendere blocchi di episodi e usarne molti per concentrarsi su personaggi o Pokémon specifici, quindi secondo me è questo che hanno in mente per ora. Ovviamente potrei sbagliarmi, ma al momento mi sembra così.

  5. Ciao @fireforce-xy!
    Puoi parlare in parte per Ivan certo, ma non per tutti i fan di Ash. La mia non era un’accusa a voi, non mi permetterei mai dato che ci conosciamo bene e da tempo. Come si nota infatti su moltissime cose sono d’accordo, o non ho nulla da aggiungere perché oggettivamente sono giuste e condivisibili. Infatti non ho mai difeso in toto la serie, condivido solo la mia su Goh perché, soggettivamente, escluse alcune criticità oggettive causate a mio avviso dalla struttura, a me piace (a prescindere dal suo obiettivo che per quanto mi riguarda può essere uno qualsiasi tra quelli disponibili nell’immaginario Pokémon). E riguardo appunto all’ultima nota, c’è poco da ribattere, se dico che anche in alcune occasioni della seconda stagione a me è piaciuto particolarmente, non è che un contro commento mi fa cambiare idea… è (anche) personale ed esclusivamente in questo caso, non sono stato d’accordo nemmeno con le critiche oggettive. Ma non mi riferivo unicamente al tuo acceso scambio di idee, non mi permetterei di riportarlo qui in quanto privato e spoiler (infatti era solo un accenno generico). Come ho specificato leggo i commenti del web. Anzi, rileggendo il mio commento non vorrei venisse fraineso il “tono spiritoso” in alcune parti, lo faccio perché in primis la mia non è un’analisi seria come la vostra (non ne sarei capace), e in secondo luogo perché trovo fuori contesto alcune critiche del web.

    Ci tengo quindi a ribadire che non vado contro voi (avevo appunto fatto una precisazione dovuta nei confronti di Davide per dire che non andiamo nemmeno contro lui, quindi figuriamoci! Qui ci si rispetta tutti). Mi sembra un trend generico quello di pretendere gli argomenti che devono essere trattati e ad ogni modo dato il genere richiesto non ripongo speranze in questo anime in tal senso. Abbiamo recentemente avuto la Pokémofobia, che indubbiamente è associabile a fobie per determinati tipi di animali e altri argomenti seri trattati in Sole e Luna. Inserire altre problematiche come tema portante di un personaggio immediatamente nella serie successiva mi sembrerebbe un po’ da serie tematica oltretutto, quindi a maggior ragione non vi ripongo speranze.

    Ottima osservazione anche la tua Gio! Completare il Pokédex è sempre stato uno degli obiettivi (non obbligatori) dei giochi, ma questa meccanica non ha mai funzionato nell’anime, nemmeno nei giochi era poi così tanto mainstream imho, chiaro quindi che dopo il successo di GO si siano incoraggiati a introdurla, stravolgendo l’anime. Tutto ora sta nelle conseguenze, se otterranno i risultati sperati o no, o se addirittura ciò non gli farà notare nemmeno un aumento di pubblico (probabile) e se eventualmente aggiusteranno il giro a cambio di generazione. Sebbene rimanga comunque il dubbio che – considerata l’entità dei cambiamenti – abbiano piani più duraturi per Goh.